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martedì 13 dicembre 2011

Gennaro Esposito chef docente a Montegrotto Terme

Vi lascio il comunicato stampa relativo ad una bellissima iniziativa, di grande successo. Torno prestissimo con un post e passo al più presto a vedere che c'è di bello e di nuovo nei vostri blog. Ci sono quasi  ;-) Baci a tutti



Grande successo di Gennaro Esposito: chef e docente per un giorno alla Scuola Internazionale del Gusto
di Montegrotto Terme

Sala gremita ieri, 12 dicembre, al Relilax Hotel Terme Miramonti di Montegrotto Terme per l’educational del rinomato chef Gennaro Esposito, del ristorante “Torre del Saracino” di Vico Equense (Napoli), che ha intrattenuto professionisti e stampa di settore sul tema “La cucina della mia terra” con un incontro promosso dalla Scuola Internazionale del Gusto.
Allievo di Gianfranco Vissani e Alain Ducasse, premiato con una stella Michelin nel 2001 e con la seconda nel 2008, definito uno dei tre migliori chef italiani dalla Guida del Gambero Rosso 2011, di certo Esposito vanta un’esperienza che merita di essere trasmessa, così come ha fatto con gran maestria ieri di fronte a più di 80 chef e ristoratori provenienti dal Triveneto, dalla Slovenia e dalla Croazia, e alla stampa di settore.
Una passione che si riflette nella presentazione di quattro piatti della sua terra: iniziando dal “Baccalà marinato in casa, salsa di spugnilli del Vesuvio julienne di cipollotto Nocerino e biscotto di grano arso”, per poi passare alla “Zuppa di tarallo di Agerola, conserva di pomodoro e varietà di pesce azzurro” e al profumatissimo “Risotto con cymosa italica e limone, mantecato con burrata e triglia marinata allo zenzero candito” . “Un piatto che abbraccia una vasta area, con tanti ingredienti provenienti da zone diverse ma che parlano la stessa lingua: quella della “cucina italiana”. Il chilometro zero non deve essere un fondamentalismo, ma uno dei modi per fare squadra con gli artigiani della tua terra” così lo chef commenta la sua filosofia di cucina, rivolgendo costantemente il centro dell’attenzione sulla materia prima e sul prodotto tipico italiano. Concetto ribadito con l’ultima preparazione: la “Minestra di pasta mista con ragù di pesci di scoglio e crostacei”. Un piatto, la zuppa di pesce, che appartiene a tutta la costa italiana, dalla Liguria, al Veneto, alla Campania che secondo Esposito “con piccole diverse sfumature regionali è una pietanza che potrebbe unificare l’Italia del pesce”.
Dopo l’ottima riuscita della serata inaugurale al Ristorante Cencio l’11 dicembre sul tema “La cucina delle terme”, il prossimo appuntamento in calendario con la Scuola Internazionale del gusto è il 14 dicembre al Ristorante Da Mario di Montegrotto, dove il menù sarà dedicato ai tesori di Grado, della Laguna e delle sue terme, con la presenza in cucina dello chef Allan Tarlao del Ristorante all’Androna che collaborerà con lo chef di casa Marco Bernardi. In degustazione i Vini d’Alsazia e del Consorzio Vini Venezia. (Prenotazioni: 049/794090 – marco@ristorantedamario.191.it - costo 40 euro,
vini inclusi).

In chiusura della manifestazione la cena di gala domenica 18 dicembre al Relilax Hotel Terme Miramonti di Montegrotto Terme (Pd) in cui 5 importanti chef della cucina italiana esprimeranno la loro creatività con i prodotti dei territori termali. (Il costo è di 50 euro, vini inclusi. Prenotazioni: Relilax Hotel Terme Miramonti 049/8911755 – info@relilax.it)



Info su www.papagenonline.it  - www.montegrotto.org

Info e Ufficio Stampa PAPAGENO
Dott.ssa Maria Chiara Zanatta Tel/Fax 0422 307153 – e-mail: eventi@papagenonline.it

martedì 6 dicembre 2011

My 7 links project


Si si, lo so che sono sparita senza dire una parola, il fatto è che impegni improvvisi mi costringono a stare lontana dalla blogsfera, ma piano piano tutto tornerà alla normalità e potrò riprendere a  postare e a venirvi a trovare. Siccome però Saretta e Ancutza mi hanno invitata a questo giochino divertente, non potevo e non volevo sottrarmi dal partecipare e così appena mi sono ritrovata con una mezzoretta a disposizione mi sono messa a scartabellare i vecchi post alla ricerca di quelli giusti. E quindi cominciamo questo viaggio a ritroso....

1) Il post di cui vado più fiera è senz'altro lo sciroppo di viole. Un post che rapppresenta un momento di svolta e cambiamento e che è diventato un pò il simbolo di questo blog.

2) Il post più bello: beh, a me succede sempre che le foto che scatto dopo un pò non mi piacciono più. Che siano belle  o meno belle, tutte subiscono lo stesso trattamento. Stranamente invece questa foto di limoni confit mi è sempre piaciuta molto, e continua a piacermi malgrado sia passato del tempo dallo scatto. La ricetta poi, pur nella sua semplicità, essendo tipica della tradizione marocchina, rappresenta una cucina che a me piace molto.

3) Il post che non ha avuto il successo che meritava è sicuramente la "torta di limone alla Fugger". Vuoi perchè il blog era nuovo, vuoi perchè spesso la foto non rende la bontà della ricetta, comunque sia, vale la pena riproporre questa torta al limone molto particolare. Da sempre rappresenta uno dei miei dolci preferiti, accanto a, niente popò di meno che, la mitica Sacher, il che la dice lunga sulla bontà di questo dolce....Pensateci!!!!

4) Il post più controverso.....beh, non so se ce n'è uno, simbolicamente ho scelto questo perchè di pasta frolla si tratta. Il fatto è che qualche tempo fa qualcuno voleva convincermi che una buona pasta frolla non si può preparare impastando insieme a mano tutti gli ingredienti. Io invece sostengo che se si sa impastare nel modo giusto la pasta frolla così è veramente buonissima, d'altra parte una bravissima pasticciera la preparava allo stesso modo......Certo, bisogna saperla impastare però. Quando non si è capaci di fare una cosa non significa certo che questa cosa sia impossibile o sbagliata. Semplicemente non tutti la sanno fare! Accettiamo i nostri limiti e riconosciamo le altrui abilità....mi sembrerebbe un atteggiamento molto saggio.....

5) Il post più utile: trovo che riciclare il cibo sia doveroso, lo è sempre, ma lo è in modo particolare adesso, considerando il momento contingente che il nostro paese sta vivendo. Quindi ben vengano le ricette di riciclo, soprattutto se ne risultano piatti buoni e perchè no? anche belli. Questi gnocchi a casa mia vanno alla grande. Se vi capitasse di ritrovarvi con del pane raffermo, vi consiglio vivamente di provarli.

6) Il post il cui successo mi ha sorpresa: ma nemmeno più di tanto in realtà, nel senso che è vero, si tratta di un semplice moelleux, niente di stratosferico, ma quando si parla di cioccolato niente è troppo, e questo moelleux in effetti è proprio irresistibile. Non mi aspettavo che lo fosse per molti forse, pensavo fossimo in meno a soffrire (o godere?) di dipendenza da cioccolato :D

7) Il post più popolare: e chi l'avrebbe detto? un classico dei classici ma rivisitato dalla mia nonna! E' proprio vero, come fa le cose la nonna non le fa nessuno. Con le ricette di famiglia non si sbaglia mai.

E siamo arrivati alla fine di questa carrellata. Mamma mia, quanto tempo è passato dalle frittelle? Quasi un anno e mi sembra ieri che mi lamentavo per l'olezzo in casa :D
Bene, ora non mi resta che nominare altre sette amiche per far continuare questo giochino. Le prescelte sono:
1) Chatapoche
2) La mamma pasticciona
3) La maison brocante
4) Cucinando e assaggiando
5) My life love food
6) Pane burro e alici
7) Ambrosia e nettare
Spero di leggere presto anche i vostri viaggio a ritroso......

Ma prima di salutarvi devo dire ancora un paio di cose: una è che domenica 11 ci sarà una cena a Montegrotto organizzata da Papagheno dove sarebbe bello poter incontrare qualcuna di voi, quindi se siete nei paraggi vi lascio la locandina con i riferimenti per poter partecipare.


L'altra cosa è che ho già ricominciato il mio giro per venirvi  a trovare, ma siccome siete moltissime mi servirà un pò di tempo per rimettermi in pari...ma non disperate, prima o poi arrivo da tutte :D


PS: Non credo che riuscirò a postare con regolarità fino alla fine di dicembre, ma tornerò senz'altro per fare gli auguri di Natale a tutti e per raccontarvi una bellissima novità....Quindi l'appuntamento è sempre qui, tra queste pagine, tra un pò.....
Un bacio e un abbraccio affettuoso a tutti, mi mancate......

lunedì 14 novembre 2011

Spaghetti di soia piccanti



Sapete che sono rimasta molto sorpresa leggendo i vostri commenti all'ultimo post? Non avevo idea che molti non avesero mai provato lo tzatziki! Sarà che a casa mia non manca mai e quindi lo pensavo popolarissimo ovunque, invece con grande sorpresa scopro che non è così.
Allora oggi vediamo come vaq con gli spaghetti di soia piccanti. Piatto che mi piace moltissimo e che anni addietro mangiavo spessissimo. Poi ho smasso di frequentare i ristoranti cinesi e per un pò degli spaghetti di soia non seppi più nulla, fino a quando scoprii che si possono fare anche a casa. Da allora ogni tanto me li preparo. Sono veramente velocissimi e permettono anche di mangiare qualcosa di alternativo alla pasta o al riso. Poi si possono fare mille varianti, seguendo anche la stagionalità degli ingredienti, ma io resto fedele a quelli con peperoni e seitan piccantissimi.
La versione con altre verdure la riservo per gli spaghetti di riso che magari prima o poi posterò.
Intanto vi lascio questi che sono sicurissima conoscerete tutti!Ottimi per un pranzo veloce, ma anche se volete cimentarvi in una cena orientale. 


Ingredienti

spaghetti di soia: una confezione
macinato di seitan: 100 gr circa (facoltativo)
peperoni: 1/4 verde, 1/4 rosso
cipollotto: uno
salsa di soia: qb
olio di sesamo: qb
olio evo: qb
zenzero fresco: una fettina
aglio: uno spicchio
peperoncino: a piacere

Procedimento

In un wok, saltare lo zenzero, l'aglio e il peperoncino in un pò d'olio di sesamo, poi aggiungere il macinato di seitan, un pò di sale e lasciar cuocere. Tenere da parte.
Affettare sottilmente il cipollotto e saltarlo in un pò d'olio evo, aggiungere anche i peperoni tagliati a cubetti molto piccoli e ancora peperoncino.
Portare ad ebollizione dell'acqua poi spegnere, togliere dal fuoco buttare gli spaghetti e lasciarli per circa quattro minuti (o secondo le indicazioni riportate sulla confezione.
Trascorso il tempo scolarli  e passarli sotto l'acqua. Saltarli nel wok insieme alle verdure e al seitan aggiungendo salsa di soia a piacere fino a raggiungere la sapidità desiderata.
Attenzione a non salare troppo gli ingredienti in quanto la salsa di soia è molto sapida. Servire caldi.

Alcune annotazioni: le dosi sono indicative, io mi regolo ad occhio e a seconda del gusto. Il seitan può essere omesso

Con questa ricetta vi auguro un buon lunedì. Baci a tutti e al prossimo post.

giovedì 10 novembre 2011

Tzatziki


La ricetta di oggi vi fa un pò ridere? pensavate che non ci fosse bisogno della ricetta dello tzatziki? si beh, forse avete anche ragione, ma c'è un però: ho scoperto che ci sono talmente tante scuole di pensiero su come preparare lo tzatziki che l'argomento più che un post meriterebbe un libro.
Ora, al libro ancora non ho pensato, anche perchè ci sarebbero argomenti che al momento mi interesserebbe di più affrontare se dovessi decidere di scriverne uno, ma un post quello si può fare.
Ovviamente con la solita precisazione: questo è il mio tzatziki, e non chiedetemi in quale zona della Grecia lo preparano così perchè è una domanda cui non saprei rispondere, credo che ogni famiglia greca lo faccia a modo suo, quindi questo, copiato non ricordo più dove e da chi, è quello che insieme a qualche famiglia greca,  piace anche me, che greca non sono, ma che in Grecia ho trascorso lunghi periodi e aggiungo bellissimi;) Ma lasciamo stare i ricordi e torniamo a noi.
Allora, gli ingredienti mi sa che li conoscete tutti, ma a scanso di equivoci li riporto tutti qui sotto insieme al procedimento. E se vi sembra una ricetta fuori stagione, beh, stavolta non sono d'accordo. Ogni volta che preparo kefta, burger o polpettine vegetali che siano, lo tzatziki non me lo faccio mai mancare, quindi è una ricetta proprio  per tutte le stagioni, poi viene da sè che d'estate venga più voglia di mangiarne che d'inverno, ed è giusto così.

Tzatziki
Ingredientiyogurt greco: 250 gr ( in alternativa yogurt bianco intero colato)cetrioli: unosale: qbaceto: un cucchiainoaglio: uno spicchioolio extravergine d'oliva: qb (facoltativo)pepe: a piacere

Procedimento
Lavare e pelare il cetriolo, aprirlo in due nel senso della lunghezza, eliminare i semi, poi grattugiarlo con una grattugia a fori larghi. Salare e metere a predere l'acqua in un colino per un'oretta (o anche più).
Trascorso il tempo schiacciare bene il cetriolo con una forchetta per far uscire bene tutta l'acqua, ridurre lo spicchio d'aglio in pasta e mescolare tutti gli ingredienti (tranne l'olio e il pepe) allo yogurt. Conservare in frigorifero fino al momento di servirll. A piacere aggiungere un filo d'olio e del pepe macinato fresco prima di portare in tavola.

Alcune annotazioni: ovviamente la quantità d'aglio è a piacere, decidete in base agli impegni della giornata, se dovete rimanere in casa da soli per i due giorni seguenti potete anche esagerare se vi piace :-)

Scusatemi se in questo periodo non riuscirò a passare molto dai vostri blog, ma sono veramente impegnatissima, cercherò di recuperare con qualche giro serale. Intanto vi auguro uno splendido w.e. Un bacio a tutti. 

giovedì 27 ottobre 2011

Mini plum cake variegati



Si dice che le bugie hanno le gambe corte....eppure, in controtendenza rispetto a qualunque canone estetico piacciono, piacciono moltissimo. Non si spiegherebbe altrimenti l'uso smodato che la gente ne fa. Smodato perchè, se qualche volta ammetto possano essere un'alternativa alla portata di tutti per uscire da qualche situazione sfuggita al controllo, spessissimo invece rappresentano un modus vivendi, una regola insomma, il modo più semplice per uscire da qualche impiccio. Più semplice poi.....mah, è una questione di punti di vista, dipende sempre da come si sceglie di vivere. 
In alternativa alle bugie, e molto gettonata, c'è anche la sparizione dalla scena, con un'abilità da fare invidia a qualunque illusionista. 
Ah, e poi c'è anche lo gnorri, sapete cos'è verò? vabbè, altra specie in grande espansione.
Se l'apparire conta più dell'essere, se il giudizio degli altri pesa di più del nostro verso noi stessi, allora la bugia dev'essere davvero un ottimo alleato, e con un pò di allenamento probabilmente diventa anche semplice farne un uso smodato. Che sia il caso di adeguarsi?
Ma secondo voi, il rispetto va ancora di moda? E la parola data, conta ancora qualcosa?
Secondo me Il ripetto è un concetto in via d'estinzione. Bisognerebbe fare qualcosa come si fa per il panda: allarmare il mondo, istituire associazioni per la sua salvaguardia, parlarne ai ragazzi nelle scuole, sensibilizzare l'opinione pubblica. La parola data invece si è persa nel nulla, sbaragliata dall'imporsi della bugia sempre e comunque, e forse per salvarla è troppo tardi!
Avanti di questo passo quanti e quali valori saranno a rischio estinzione? Che sia questa la fine del mondo?
"Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo". Va bene, sono d'accordo, ma c'è qualcun altro che lo vuole questo cambiamento? Sennò è tutto inutile!!!!! Chiedo perdono mille volte per l'interpretazione terra terra di questa frase di Gandhi, ma io mi sento come una particella di sodio in una nota bottiglia d'acqua...qualche volta la propria interiorità non basta...
E quindi rimpinziamoci di dolci. Ecco spiegato tutto il preambolo. Che tradotto significa: ho fatto questi plum cake per me e me li sono mangiati tutti! (mica in un giorno eh!) Cosa che non capita quasi mai, ma qualche eccezione per la verità la ricordo. E' che, come si suol dire, quando ce vò ce vò :-) Certo, viste le circostanze avrei potuto preparare qualche cosa di molto più consolatorio, ma avevo voglia di leggerezza, morbidezza, e semplicità. E siccome ho parlato di panda......un'evocazione gastronomica mi è sembrata appropriata, et voilà, il bianco e il nero :-)
Più o meno insomma, almeno la fantasia per ora mi è rimasta, ma temo seriamente anche per essa.


Mini plum cake 


Ingredienti
farina 00: 150 gr
cacao amaro: due cucchiai
zucchero: 140 gr
yogurt bianco: un vasetto (125 gr)
uova: 3
olio di semi: 70 gr
estratto di vaniglia: un cucchiaino (o la raschiatura di mezza bacca)
lievito: 1/2 bustina


Procedimento
Setacciare la farina e dividerla in  due contenitori. Togliere da uno un cucchiao di farina e aggiungerne due rasi di cacao. Setacciare bene, poi aggiungere il lievito dividendolo tra le due ciotole e setacciare bene. Montare le uova a temperatura ambiente con lo zucchero finchè diventano bianche e spumose, aggiungere lo yogurt, l'olio e mescolare bene. Mescolare metà impasto alla ciotola con farina e cacao, e l'altra metà a quella bianca aggiungendo a quest'ultima anche la vaniglia. Imburrare e infarinare degli stampini da plume cake e versare il composto a cucchiaiate alternando quello bianco e quello nero riempiendolo fino a 3/4. In alternativa vanno bene anche i pirottini da muffins.
Infornare in forno preriscaldato a 180°C per circa 25/30 minuti ( fare sempre la prova stecchino, deve uscire asciutto). Sfornare e lascare raffreddare. Si conservano per qualche giorno se ben chiusi in scatole di latta.


Con questa ricetta vi auguro uno splendido w.e. Un bacio a tutti e al prossimo post.

giovedì 13 ottobre 2011

Focaccia morbida con pomodorini

farcita al labne

Focaccia morbida

Oh come sarebbe bello poter organizzare ancora un bel picnic nei prati. Passare le giornate a decidere cosa metterci dentro, immaginare di mangiare tante prelibatezze seduti sul nostro plaid a quadri contando le margherite. O magari all'ombra di un bel bosco dopo aver tanto faticato per riempire il nostro cestino di mirtilli!
A proprosito di mirtilli, ma ve l'avevo raccontato che quest'estate, partita alla volta di un non ben identificato bosco, sono tornata a casa con un solo mirtillo? Uno!!!!!!!è tutto quello che ho trovato dopo aver controllato ogni angolo più o meno nascosto del bosco! Una tristezza che non vi dico. Erano anni che non andavo in montagna e anni che non raccoglievo mirtilli. Eh, sono lontani i tempi in cui si tornava a casa col cestino pieno, pronte a preparare la crostata più buona del secolo. Mi sa che negli anni si è sparsa troppo la voce e i mirtilli son diventati preziosi come i tartufi.
Vabbè, dicevo, come sarebbe bello poter organizzare ancora qualche bel picnic, magari anche al mare, alla ricerca di telline..... A proprosito, ve l'avevo racontato di come quest'estate partita alla volta del mare sia rimasta in panne con la macchina in autostrada e sia finita col mio cestino a contare invece che le telline, i bulloni in un'officina, sperduta non so nemmeno io dove? E vabbè, è stata un'estate così, di quelle che si ricorderanno, per gli imprevisti per lo meno :-)
Insomma, sarebbe bello partire con un cestino alla volta di qualche luogo ameno, ma ahimè temo che dovremo attendere un pò. Ma siccoma la dolce Imma mi ha invitata al suo picnic, io l'ultimo cestino l'ho preparato proprio in vista di una splendida giornata insieme. Per ora virtuale, ma al primo caldo chissà......lo mangeremo insieme questo cestino? (il contenuto volevo dire.......)
Io ci metto una bella focaccia ai pomodorini, altissima e morbidissima farcita con il labne. L'impasto l'ho preparato con il liquido che ho ricavato dallo yogurt messo a colare. Veramente molto buona. Che dici Imma, partiamo per il nostro picnic insieme?

Focaccia morbida


Ingredienti
farina 00: 250 g
farina manitoba: 250
patate bollite: 100 g
sale: due cucchiaini
zucchero: un cucchiaino
olio: qualche cucchiaio
colatura del labne: 250 g (in alternativa acqua)
acqua: qb
lievito di birra disidratato: 4 g
pomodorini: 500 g
origano: qb


Per il labne
yogurt intero: 500 g
sale: qb


Procedimento
Per preparare il labne, sistemare in un colino una garza pulita e versare 500 gr di yogut intero bianco. Aggiungere un pò di sale, mescolare. Sistemarlo sopra un recipiente, coprirlo con della pellicola e lasciarlo in frigorifero per qualche ora (più lo si lascia più diventa denso. Io di solito lo lascio una notte, ma già dopo quattro ore si è addensato) Ogni tanto girarlo in modo che la parte più densa che si forma intorno alle pareti del colino finisca al centro, e quella più liquida rimanga all'esterno. Alla fine si otterrà uno yogurt spalmabile. Il liquido che si ottiene va benissimo per panificare. Da 500 gr di yogurt si ottengono, dopo otto ore circa, 250 gr di labne e 250 gr di liquido.
Lessare le patate, poi sbucciarle e schiacciarle con una forchetta. Sciogliere il lievito in poca acqua tiepida e con il cucchiaino di zucchero e aspettare che si formi la schiumetta.
Miscelare le due farine, formare la fontana, aggiungere il lievito sciolto nell'acqua, la patata schiacciata e cominciare ad impastare unendo il liquido ottenuto dalla colatura dello yogurt poco alla volta (io ho dovuto aggiungere anche un pò d'acqua per ottenere la consistenza giusta dell'impasto). Impastare bene finchè si forma un panetto morbido, aggiungendo anche un cucchiaio d'olio e il sale. lavorare il panetto sulla spianatoia per almeno dieci minuti finchè sarà liscio.
Metterlo a lievitare in una ciotola leggermente unta d'olio e chiusa con pellicola. Lasciare fino al raddoppio de volume, ci vorranno tre/quattro ore, a seconda della temperatura ( io lo tengo nel forno chiuso con solo la lucina accesa)
Nel frattempo lavare e tagliare in due i pomodori. Salarli e lasciarli a perdere l'acqua in un colino. Quando la pasta sarà lievitata, sistemarla in una teglia leggermente oliata e distenderla senza sgonfiarla troppo. Sistemare sulla superficie i pomodorini con il lato tagliato rivolto verso l'alto, un filo d'olio e dell'origano a piacere e lasciare lievitare per un'altra mezz'ora. Trascorso il tempo cuocere a 180°C per circa 35/40 minuti. Sfornare e far raffreddare. Una volta fredda  dividerla in due come un panino e farcirla a piacere. Io ho scelto del labne, poi tagliarla a pezzi e servirla



Con questa ricetta partecipo al contest della mitica e dolcissima Imma, "Take Away"
Bene, anche per oggi è tutto. Vi auguro uno splendido w.e Un bacio a tutti e al prossimo post.

lunedì 10 ottobre 2011

Digestive

... due ore dopo i pasti 

Digestive

Certo le cose cambiano in fretta....alcune per lo meno, altre invece purtroppo non cambiano mai....
Vabbè, comunque dicevo, solo l'altro ieri alle 7 di sera ero a fare la spesa in canotta e oggi sono a scrivere questo post con due felpe e una giacca di lana.
Solo qualche giorno fa mi rimpinzavo di graham crakers e oggi ho già un nuovo amore da sgranocchiare.
Beh, nuovo si fa per dire, questi per la verità, sono amori ciclici, vanno e vengono a ritmi sempre nuovi e imprevedibili.
Ogni stagione ha i suoi lati positivi! Ecco, io all'inverno (perchè per me è già inverno!!!!) trovo di buono che si possono mangiare dolci ipercalorici con la scusa che, siccome è freddo, ci servono tante calorie. E poco importa se sverniamo al caldo dei nostri termosifoni, le calorie servono punto e basta! così i sensi di colpa saranno sotto controllo almeno fino alla prossima primavera.
Se poi all'alto potere calorico aggiungiamo anche una buona capacità digestiva, ecco che questi biscotti si ritrovano in men che non si dica in cima alla lista dei cibi indispensabili per affrontare l'inverno. Considerando i menù pesantucci cui andremo incontro, un fine pasto che aiuti a digerire ci serve proprio no? e fortuna vuole che siano proprio degli ottimi biscotti a fare al caso nostro ;-)
Pensate alla soddisfazione di mangiarne 4 o 5 prima di andare a letto, con la scusa di evitare che la cena ci resti sullo stomaco :-)
Vabbè, dai, si capisce che sto scherzando? E' vero che una vecchia credenza riteneva questi biscotti digestivi per la presenza del bicarbonato, ma noi, vogliamo crederci veramemente?
Ma si dai, perchè no? crediamoci! si dice che nelle vecchie credenze popolari ci sia sempre un fondo di verità, non stiamo ad approfondire troppo...Io per non sbagliare, prima di dormire, con un bicchiere di latte, li ho già inseriti nella mia personale dieta invernale. E voi, che ci avete messo di buono?


Digestive


Ingredienti
per circa 32 pezzi
farina 00: 200 gr (oppure 220 se non usate l'avena)
farina integrale: 80 gr
avena: 20 gr (facoltativo)
zucchero: 100 gr ( 50 gr bianco, 50 gr di canna)
burro: 140 gr
bicarbonato: un cucchiaino
sale: una presa abbondante
latte: 3 cucchiai


Procedimento
Ridurre i fiocchi d'avena in maniera grossolana ( non proprio farina, ma nemmeno interi!, una via di mezzo). Non volendo usare i fiocchi d'avena si possono sostituire con 20 gr di farina 00. Io li aggiungo perchè preferisco un biscotto un pò più ruvido.
Setacciare la farina 00 e mescolarla a quella integrale, aggiungere l'avena sminuzzata, i due tipi di zucchero, il bicarbonato e mescolare bene in un mixer. Aggiungere una presa abbondante di sale, il burro freddo a pezzetti e azionare per qualche secondo ad intermittenza fino ad amalgamare il tutto. Aggiungere il latte (a me ne sono serviti tre cucchiai e mezzo) poco alla volta e azionare sempre ad intermittenza finche il composto non starà insieme. A questo punto compattarlo un pò con le mani, avvolgerlo nella pellicola e tenerlo in frigorifero per un'oretta (anche di più volendo!)
Trascorso il tempo, stendere l'impasto a circa tre millimetri di spessore e con un coppapasta ricavare i biscotti. Sistemarli su una teglia ricoperta di carta forno e cuocerli a 180°C per 15 minuti, poi abbassare a 150°C e lasciare altri dieci minuti . Questi biscotti, per per scrocchiare sotto i denti, devono asciugarsi bene, diversamente rimarranno morbidi. Però non devono scurire troppo ai bordi, sennò il sapore ne risentirà. Reglarsi secondo il proprio forno. Se una volta sfornati e fatti raffreddare risultassero morbidi infornarli ancora qualche minuto a 150°C.
Conservare in catole di latta ben chiuse, mi raccomando! sennò poi non scrocchiano più.


Alcune annotazioni: per me la bontà di questi biscotti sta nella consistenza, non devono rimanere troppo morbidi. Con questi tempi di cottura ho ottenuto la stessa consistenza di quelli che si trovano in commercio, ma i forni si sa, sono tutti diversi, bisognerà fare delle prove. E tenete d'occhio il colore, mi raccomando, deve risultare uniforme.
Io li faccio con 90 gr di zucchero, ma a me piacciono le cose poco dolci. Cento grammi direi che vanno benissimo.

Con questa ricetta vi auguro un buon lunedì. Un bacio a tutti e al prossimo post.

giovedì 6 ottobre 2011

Cestini di meringa

con crema pasticcera e fragole

La stagionalità conta eh, solo che quando i clienti ti chiedono qualcosa fuori stagione, tu ci provi anche a spiegargli che forse sarebbe meglio rivedere alcuni punti, ma quando capitano quelli irremovibili, non c'è soluzione: tocca obbedire. Ecco spiegato il perchè delle fragole nella ricetta di oggi.
E per fortuna qualcuna di fresca in giro ancora si trova, perchè io, quelle surgelate, proprio non le ho nemmeno mai viste.
Comunque, la ricetta è molto semplice, trattasi di cestini di meringa ripieni di crema pasticcera. Li ho preparati per un pranzo di battesimo e mi sono stati richiesti espressamente. Normalmente io li preferisco ripieni di panna montata e accompagnati da coulis ai frutti di bosco, trovo che la crema sia troppo dolce in abbinamento alla meringa, ma è solo un parere personale. I gusti non si discutono e potrei portare molte testimonianze di gente a cui piacciono molto anche con la crema pasticcera ;-)
L'idea di oggi è quella di spiegare come preparare i cestini, poi ognuno provvederà a riempirli come meglio crede, crema, panna, gelato, frutta fresca, accompagnati da coulis di frutti rossi o salsa al cioccolato fondente, insomma, le versioni possono essere davvero moltissime.
La foto è quello che è....ma c'era un tale caos che essere riuscita a farne una è un miracolo...


Cestini di meringa


Ingredienti
per circa 25 cestini
albumi: quattro (uova medie)
zucchero semolato fine: 400 gr (volendo metà semolato e metà a velo)
limone: un cucchiaino di succo


Procedimento
Io uso albumi freschi a temperatura ambiente, ma vanno bene anche di un paio di giorni se correttamente conservati! Per montare bene gli albumi è importantissimo che non contengano nemmeno la minima traccia di tuorlo. Per lo stesso motivo il recipiente che si utilizzerà dovrà essere perfettamente pulito, senza traccia di grasso, così come le fruste. E’ preferibile utilizzare un recipiente che non sia di plastica. Non usare assolutamente il sale.
Accendere il forno a 200°C
Riunire gli albumi in un recipiente (io acciaio) perfettamente pulito. Immergere il recipiente in un bagnomaria tiepido, aggiungere un cucchiaino di succo di limone e cominciare a montare a bassa velocità fino a che comincia a formarsi una schiuma bianca, poi aumentare. Quando l’albume è più o meno quadruplicato di volume e siete circa a metà dell'opera, aggiungere metà dello zucchero, poco alla volta e delicatamente senza mai smettere di montare (prima lo aggiungerete e maggiore densità avrà la meringa)
Continuare a montare finchè la massa sarà bianca, densa e lo zucchero sarà sciolto. Aggiungere poi il rimanente zucchero, sempre aggiungendolo delicatamente e poco alla volta e montare ancora per dieci minuti circa. Alla fine dovrà risultare una massa molto densa e molto voluminosa (fino a otto-dieci volte il volume iniziale)
Foderare con la carta forno una teglia. Riempire una sac a poche con bocchetta liscia o a stella di 10 mm di diametro e formare una spirale. Il diametro della spirale lo decidete voi, io di solito le faccio di circa 6,5 cm circa, l'importante è che non sia troppo grande sennò i cestini si deformano più facilmente.
Se vi sembra più semplice aiutatevi disegnando con una matita sul retro del foglio di carta forno i cerchi, distanziati tra loro. Poi stendere il foglio su una teglia, con il disegno rivolto verso il basso e seguire i contorni, formando la spirale di meringa che sarà il fondo del cestino. Poi, con la sac a poche seguire la circonferenza esterna della vostra spirale e facendo un paio di giri salite formando il cilindro. Con una mossa rapida staccare la bocchetta e procedere così per tutte le meringhe. Consiglio di fare prima tutte le basi e poi alzarle.
Infornare i cestini per pochissimi minuti a 200°C, appena si sono gonfiati, (ci vorranno tre quattro minuti, guardateli a vista, non fateli scurire troppo, solo un leggerissimo accenno!) aprite il forno e fate scendere la temperatura a 100 °C. Lasciate per circa 15 minuti, poi abbassate a 80°C, (aprite il forno finchè non arriva a questa temperatura) e lasciate cuocere finchè saranno completamente asciutti. Se usate il forno di casa ogni tanto aprite leggermente (solo una fessura) in modo che l'umidità che si crea all'interno possa uscire.
Sono pronte quando rompendone una si sbriciolerà completamente e non avrà la minima umidità all’interno. Ci vorrà qualche ora ( 4 ore circa, ma anche di più). Meglio il forno statico.
La crema pasticciera che ho usato per farcirli la trovate qui


Alcune annotazioni: questi cestini per effetto della caramellizzazione dello zucchero non risultano bianchi abbaglianti, ma sempre bianchi devono essere, quindi bisogna fare molta attenzione perchè la doratura deve essere assolutamente minima, a 200°C ma solo per pochissimi minuti, mi raccomando!!!!!


Con questa ricetta vi auguro uno splendido w.e. Un bacio a tutti e al prossimo post

lunedì 3 ottobre 2011

Gelatina di ribes

per l'ortogiardino

Gelatina di ribes

Vabbè, altra settimana super impegnativa quella appena passata.....di quelle che arrivano così senza preavviso e non si può fare niente per evitarle. E siccome io non ho la bella abitudine di prepararmi in anticipo qualche post per i momenti difficili, quando arrivano i momentacci sparisco e basta. Non che le mie sparizioni preoccupino nessuno eh, questo lo so. Solo che mi impediscono di tenere fede a impegni pregressi.
Stavolta è stato il turno del contest della mia pasticciera preferita. Sara, scusami tanto ma proprio non ce l'ho fatta a fare un dolce per te. Ho cercato in tutti i modi di farcelo entrare ma purtroppo niente è andato secondo i programmi questa settimana. E che dire riguardo al fatto che riesco solo adesso a ringraziate Tiziana per avermi chiesto di essere giudice per il suo contest! e io, per non smentirmi, fino ad ora non ho trovato un attimo per esporre il banner. Senza contare il fatto che non sono passata dai vostri blog e non ho nemmeno risposto a chi mi chiedeva qualcosa circa le pita. Rimedierò rispondendo a tutti al più presto, promesso!
Per ora, il banner di Tiziana è esposto, e adesso aspetto le vostre ricette delle bruschette più sfiziose! In quanto alla dolce Sara: "cara Sara, io il dolce te lo faccio.....magari fuori concorso ormai, ma per farmi perdonare cucinerò presto un dolce americanissimo tutto per te..... So che non rimedio al pasticcio, ma ormai è andatra così.....
In quanto alle amiche di blog, il tempo di lasciarvi questa ricetta e corro da voi ;-)
Questa gelatina è molto buona, ma soprattutto bellissima! la foto non rende la bellezza del suo colore. Ed io non vedo l'ora di potermi dedicare ai miei amati dolci al cioccolato per utilizzarla nel modo che preferisco. Trovo che quello tra cioccolato e ribes sia un connubio veramente perfetto. E voi che ne pensate?


Gelatina di ribes


Ingredienti
ribes: un chilo
zucchero semolato: in quantità pari al succo ottenuto


Procedimento
Lavare il ribes e mondarlo. Raccoglierlo in unacasseruola e farlo saltare per qualche minuto sul fuoco. Passarlo al setaccio a maglie fitte (io ho usato il passaverdura), poi filtrare il succo così ottenuto attraverso una garza pulita. Pesare il liquido e versarlo in una casseruola. Aggiungere lo stesso quantitativo di zucchero semolato e cuocere a fiamma bassa finchè gelifica. Il ribes per gelificare non ha bisogno di pectina aggiuntiva, è ricco di glutine e gelifica molto rapidamente. Trasferire subito la gelatina in vasetti precedentemente sterilizzati. Far raffreddare completamente e poi chiudere.
La gelatina di ribes è perfetta nei dolci al cioccolato e per lucidare le torte a base di frutta.


Speriamo di poter tornare piano piano alla normalità. Ma voi come fate ad avere sempre tutto sotto controllo? ;-)
Con questa ricetta vi auguro un buon inizio settimana, un bacio a tutti e al prossimo post.....

lunedì 26 settembre 2011

Pane pita


Pita



Qualche volta scegliere i post è facilissimo. Prendiamo oggi per esempio, avete presente quelle giornate: "voglia di far bene saltami addosso?" ecco, oggi è proprio una di quelle. E meno male che mi sono venute in aiuto delle foto che avevo in archivio. Ma la voglia di fare è talmente poca che anche il procedimento da riportare doveva essere semplice, e la lista degli ingredienti la più breve possibile.
Ed ecco che come un'apparizione la pila di pita si impone su tutte. Questo pane buonissimo, l'ho fatto poco tempo fa, forse un paio di settimane, presa da una voglia irrefrenabile di pita e birra, complice una temperatura ancora estiva e la voglia di cenare in giardino. Una mattina mi sono svegliata con quest'idea e mi sono messa all'opera. In men che non si dica le pita erano pronte. Belle e facili, vederle gonfiare dentro al forno è un'esperienza che consiglio! Mangiarle poi ripiene di kefta, tzatziki, pomodori e patatine fritte è un'altra esperienza che consiglio.
Per il procedimento mi sono affidata a due signore che di panificazione se ne intendono, la ricetta infatti è delle sorelle Simili e la riporto tale e quale. Il pane è buonissimo, si mantiene morbido per tutto il giorno, la sera prima di riempirlo si può scaldarlo pochi minuti per farlo diventare un perfetto contenitore per quello che preferite. Io ho optato per il greco, ma mi verrebbero in mente mille altre possibilità, (dall'hummus, ai falafel, alle verdure più varie) e se lo farete sono sicura che ispirerà anche voi! Che vi sembrerebbe spalmato abbondantemente di labne, o di salsa tarator e qualche verdura grigliata? o con delle cotolette di melanzane, o con del baba ghanoush? vabbè, la smetto che sennò questo post da breve che doveva essere diventa eterno e vi lascio la ricetta.


Pita
Ingredienti
per 8 pita
farina 0: 500 gr
acqua: 300 ml
lievito disidratato: 3 g 
sale: due cucchiaini


Procedimento
In una ciotola, mettere 1/3 della farina, fare una cavità al centro e aggiungere il lievito sciolto in metà acqua appena tiepida. Lasciare che si formi la schiuma, poi impastare il resto della farina e battere il composto. Aggiungere il sale, poi un altro terzo di farina alternandolo all'acqua, sempre battendo l'impasto (per fare quest'operazione sollevare l'impasto con le mani e batterlo nella ciotola). Terminare con l'ultimo terzo di farina e l'acqua rimanente e lavorare ora l'impasto sulla spianatoia energicamente per 10/15 minuti finchè diventa liscio. Se necessario aggiungere un pò di farina, ma sempre il meno possibile. (In quanto all'acqua, regolarsi aggiungendo l'ultima parte poca alla volta finchè l'impasto avrà la giusta consistenza per essere lavorato sulla spianatoia, deve comunque essere morbido e non appicicoso).
Dividere l'impasto in otto parti (cercare di farle tutte uguali!), formare delle palline chiudendole bene sotto. Coprire le pita e lasciarle lievitare per circa 60/90 minuti. Trascorso il tempo, stendere ogni palina col mattarello fino d ottenere dei dischi di circa 14 cm di diametro. Tenerli coperti con uno straccio appena umido e far lievitare mezz'ora. 
Cuocere le pita per dieci minuti in forno preriscaldato a 250°C sistemandole sulla placca del forno calda, o su pietra refrattaria (io le ho cotte tre alla volta). Non devono colorare, devono restare abbastanza bianche, così si mantengono morbide. Appena sfornate chiuderle in un sacchetto di carta (quelli per il pane) chiuso a sua volta in uno di plastica fino a che non saranno fredde. Conservare al riparo dall'aria fino al momento dell'utilizzo, volendo riscaldarle per un paio di minuti.

Alcune annotazioni: le pita in forno si gonfieranno, poi una volta raffreddate si abbasseranno e, se sono riuscite perfettamente, quando le taglierete presenteranno la classica tasca pronta ad essere farcita. Per farle gonfiare bene è necessario che la superficie sia liscia, senza asperità.

Con questa ricetta vi auguro uno splendido inizio settimana. Un bacio a tutti e al prossimo post.

giovedì 22 settembre 2011

Graham crackers

proprio i suoi....

Graham crackers


Appena vidi questi biscotti da lei fu amore a prima vista. Beh, non era mica la prima volta che mi capitava. Tante volte non ho resistito all'irrefrenabile desiderio di provare le sue ricette. Ma chissà perchè non mi sono mai presa la briga di fotografarle e postarle (si, beh, da quando li ho visti ci ho messo un pò prima di riuscire a farli eh...questo si, ma la melassa, quella almeno sono corsa a comperarla subito...)
Stavolta invece mi son detta che dovevo proprio portare la mia testimonianza e volevo farlo con una ricetta del tutto nuova per me. Non avevo mai mangiato prima i Graham crackers, tra l'altro a distanza di tanti mesi devo ancora imparare come si chiamano, non c'è una volta che scriva questo nome come si deve...non mi entra proprio in testa.
Ma a parte questo piccolo intoppo, per il resto invece, io e questi crackers ci siamo trovati proprio in sintonia. Cioè, non so se io son piaciuta a loro, senz'altro però loro son piaciuti a me e così me li sono mangiati tutti, ma proprio tutti da sola, senza offrirne uno a chicchessia!!!!!! (vabbè, mica tutti in una volta eh!). Mi sono detta che questa poteva essere un'ottima scusa per rifarli. Vabbè, l'avete capito.......per giustificare le proprie deplorevoli azioni qualche volta tutte le scuse sono buone :-)
Comunque, come dicevo,mi sono piaciuti molto e non ci penso proprio ad usarli come base per il cheese cake, sarà che io non sono un'appassionata di questo dolce cremoso e formaggioso. No no, quando li rifarò sarà per mangiarli così come sono. Solo un caffè fumante ad accompagnare questi buonissimi "Graham crackers...a merenda".
Riporto la ricetta esattamente come la trovate da Sabrine, non ho cambiato praticamente nulla.


Ingredienti
farina 00: 150 gr
farina integrale: 30 gr
zucchero grezzo di canna: 70 gr
burro: 40 gr (freddo di frigorifero)
melassa: 3 cucchiai (sono circa 50 gr)
latte: 5 cucchiai
bicarbonato: 1/2 cucchiaino
sale fino: 1/2 cucchiaino
cannella: meno di un pizzico


Procedimento
In un mixer miscelare molto rapidamente le farine lo zucchero di canna, il bicarbonato, il sale e la cannella. Aggiungere il burro a pezzetti e la melassa e azionare il mixer fino ad ottenere delle briciole ( i passaggi devono essere sempre rapidi, mi raccomando) Aggiungere anche 3 cucchiai di latte ed azionare ancora fino ad ottenere una palla (eventualmente aggiungere un pò del latte rimasto se l'impasto non dovesse stare insieme). Prelevare l'impasto con le mani compattarlo molto velocemente senza toccarlo troppo, sistemarlo in una ciotola, sigillarlo con della pellicola e tenerlo in frigorifero almeno un'ora.
Trascorso il tempo, tirare l'impasto tra due fogli di carta forno (risulterà abbastanza appiccicoso) aiutandosi anche con della farina. Ritagliare i biscotti e sistemarli su una placca del forno. Con uno stecchino da spietini fare i buchini ( o come suggerisce Sabrine con uno spaghetto). Cuocerli a 180°C per 15 minuti circa. Farli raffreddare su una gratella e verificare la consistenza. Io a questo punto li ho infornati ancora per 10 minuti circa a 150°C, ma a me piacciono i biscotti molto croccanti!!!! voi regolatevi secondo il vostro gusto.


Con questa ricetta vi auguro uno splendido w.e. Un bacio a tutti e al prossimo post

lunedì 19 settembre 2011

Macedonia mediterranea

Tra Sicilia e Marocco

macedonia mediterranea


La frutta non è la mia passione, e questa è la premessa. Però con qualche eccezione, anzi, diciamo pure più di qualche.....
In ogni caso non sono un'estimatrice delle macedonie a pezzetti piccoli, più che altro del frutto mangiato nature direi! Ma ormai si sa che l'MT ci mette davanti a difficili sfide e stavolta è toccata la macedonia :-) Era tanto che un piatto non mi rendeva la vita così complicata. Sembra assurdo dirlo, in fin dei conti si tratta di una macedonia, che ci vorrà mai ad improvvisarne una? direte voi!  Il problema è che se una cosa non mi piace, non riesco nè a prepararla nè a fotografarla e nè tanto meno a mangiarla (in maniera degna voglio dire!).
Ma siccome una soluzione andava trovata e al più presto, ho dovuto mettere insieme qualcosa che mi piacesse veramente, pena il fallimento totale dell'esperimento.
E così, seguendo il sentimento, mi sono orientata verso quei luoghi che da sempre mi sono familiari, i cui sapori e i cui colori mi sono entrati nel cuore tanti anni fa, e lì, da allora, sono rimasti. Ho trovato dei bellissimi fichi d'India rossi e gialli. Ho aggiunto dell'uva nera e un melone bianco per una macedonia che sa di Sicilia. Poi ho pensato a come certi connubi diano vita a piatti eccezionali, basti pensare alla semola e al pesce siciliano per visualizzare la meraviglia di un cous cous alla trapanese. Così mi sono detta che era il caso di riprovare, chissà che magari il connubio Sicilia-Marocco non potesse dar vita ad un' altra felicissima invenzione. Solo che stavolta lo sposalizio è stato tra la frutta siciliana e l'acqua di rose delle valli del Dadès. Il risultato è stato una macedonia favolosa, insolita e profumata. A me è piaciuta moltissimo, è stata davvero una sorpresa. La terrò a mente per tutte le volte che avrò bisogno di un fine pasto leggero e insolito, per esempio, per qualche cena mediorientale la trovo indicatissima. Possibili varianti che mi interesserebbe sperimentare sono l'aggiunta dei datteri freschi, il tutto accompagnato da gelato al mascarpone...insomma, le possibilità sono diverse, non mi resta che sperimentarle, intanto vi lascio questa versione, assolutamente da provare.....


Macedonia mediterranea


Ingredienti
(per 2 persone)
fichi d'india: 3 (misti rossi e gialli)
melone bianco: 1/4
uva nera: un grappolo piccolo
zucchero di canna chiaro: 4 cucchiai
acqua di rose: 2 cucchiaini
gelato di soia alla vaniglia: qb


Procedimento
In una casseruola preparare uno sciroppo sciogliendo lo zucchero in quattro cucchiai d'acqua. Lasciare raffreddare poi aggiungere i due cucchiaini di acqua di rose (l'importante è non esagerare, il sapore non deve sovrastare. Provare aggiungendo di volta in volta piccole quantità, fino a trovare la giusta concentrazione). Facendo molta attenzione (indossando i guanti) sbucciare i fichi d'India e tagliarli a rondelle, poi dividerne alcune a metà. Tagliare il melone a fette e da queste ricavare delle fettine più sottili, dividerle in due. Sistemare la frutta su una ciotola, aggiungere gli acini dell'uva (se sono grandi tagliateli a metà), versare su tutto lo sciroppo all'acqua di rose e servire accompagnato da una pallina di gelato al fior di latte.


Certo l'arte di intagliare la frutta non ce l'ho, ma la cara Fabiana capirà....(almeno spero ;-) Con questa ricetta partecipo all'MT Challenge  :-)




Vorrei inoltre segnalare un'interessante iniziativa, se qualcuno di voi fosse interessato e venerdì si trovasse a passare da queste parti :  

L’AUTUNNO DI CENA DI NOTE
 VERDI, IL RISORGIMENTO, LA CUCINA LOMBARDA E UNO
CHEF TOSCANO AL RELAIS MONACO DI PONZANO VENETO(TV)
VENERDÌ 23 SETTEMBRE
Rassegna enogastronomica promossa dal "Corriere del Veneto" – nata dall’ idea del direttore d'orchestra veneziano Alessandro Tortato - e organizzata dalla rivista Papageno. 
per i dettagli leggete qui


Finchè scrivo questo post mi fa compagnia il rumore della pioggia, forse l'estate volge al termine? Nell'attesa di vedere se e quanto ancora durerà, vi saluto e vi auguro un buon lunedì. Un bacio a  tutti e al prossimo post.

lunedì 12 settembre 2011

Sciroppo di ribes

del mio orto


Sciroppo di ribes


Mi succede sempre! Se tengo le ricette troppo a lungo senza postarle, poi non mi va più di farlo. Così spesso me ne ritrovo un bel po', di cui non so più che fare. Ma a pensarci bene sono perfette per i momenti di crisi di ispirazione o per quelli troppo concitati.
Ora, non che questo lo sia, diciamo piuttosto che subisco ancora un po' la svogliatezza del dopo vacanze, unita al fatto che questa ricetta proprio non mi va di non postarla per due ragioni: la prima è che fa parte della mia rubrica orto-giardino che quest'estate, in preda ad una specie di raptus noblog, ho trascurato alla grande.
La seconda è che si tratta del mio primo sciroppo di frutta (se escludiamo quello di viole, che in effetti era di fiori, altro procedimento). Insomma, non potevo proprio non postarla, tanto più che la ricetta è di uno che di cucina ne sapeva qualcosa, il mitico Pellegrino Artusi che a proposito di questo sciroppo scrive: "questo frutto, contenendo in sé molto glutine, richiede una lunga fermentazione; tantoché se sciogliete dello zucchero nel succo del ribes appena spremuto e lo mettete al fuoco, otterrete non uno sciroppo, ma una gelatina".
A questo punto ho voluto sperimentare la fermentazione, cosa con la quale ancora non mi ero mai cimentata. Ho seguito le indicazioni dell'Artusi che riporto passo passo.
Ho solo cambiato i quantitativi. Io partendo da poco più di un chilo di ribes ho ottenuto 800 gr di succo filtrato. L'Artusi partiva da 4 chili di succo che mi sembrano veramente troppi. Le proporzioni sono le stesse, a parte pochi grammi in meno di zucchero, ma non fanno differenza (tra parentesi i quantitativi originali)


Ingredienti
succo di ribes filtrato: 800 gr (Artusi parte da 3 kg di frutta, io da 1,2 kg)
zuccchero: un chilo (Artusi 4 Kg)
acido citrico: 8 gr (Artusi 30 gr)


Procedimento
Lavare il ribes e asciugarlo bene. Schiacciarlo lasciandolo nei suoi grappolini come si fa per l'uva e porlo in un recipiente di terracotta (o di legno, consapevoli che si colorerà quasi irrimediabilmente!). Lasciarlo in un luogo fresco mescolandolo due volte al giorno. La fermentazione comincerà dopo qualche tempo, ci potrebbe volere anche qualche giorno. Bisogna continuare a mescolarlo finche avrà cessato di fermentare, o come dice l'Artusi: " finchè avrà cessato di alzare" . A questo punto passare il tutto attraverso un canovaccio pulito strizzando bene con le mani. Poi passare il liquido ottenuto attraverso un colino a magle fitte, anche due o tra volte per ottenere un liquido limpidissimo. Pesare il succo così ottenuto, metterlo sul fuoco e portarlo a bollore. Quindi aggiungere lo zucchero e l'acido citrico.
"Girate continuamente il mestolo onde lo zucchero non si attacchi, fatelo bollir forte per due o tre minuti, assaggiatelo per aggiungere altro acido citrico, se occorre, e quando è freddo imbottigliatelo e conservatelo in cantina.
Vi avverto che il bello di questi sciroppi, è la limpidezza e per ottenerla è bene abbondare nella fermentazione"
Alcune annotazioni: nel dubbio, è meglio prolungare la fermentazione piuttosto di rischiare di interromperla prima che sia finito il processo.
In quanto al filtraggio, più si filtra più lo sciroppo è limpido. Il gusto in questo caso non cambia, è però visivamente molto più bello, ma se la cosa non interessa particolarmente si può filtrare anche una sola volta.  Io ho fatto una cosa media. E' venuto abbastanza limpido ma non proprio trasparente, confesso che dopo un pò mi ero stufata :-) Comunque lo sciroppo è molto bello lo stesso....Certo se lo preparate per fare acqua e sciroppo allora dovete avere pazienza e filtrarlo benissimo. Se lo usate come bagna o sul gelato o altro, va benissimo anche se non è filtrato un pò meno....ho detto un pò eh!
Con questa ricetta partecipo al contest de La cucina di Barbara . Più rosso di così! 


E con questo sciroppo vi auguro uno splendido inzio settimana. Baci a tutti e al prossimo post.

mercoledì 27 luglio 2011

A Tavola agosto 2011

all' Open Colonna per festeggiare i 25 anni


D'estate cucinare e stare ai fornelli non entusiasma nessuno, ma la voglia di cose fresche, sfiziose e leggere lascia un sacco di spazio alla fantasia e tutto è più facile, anche preparare un pranzo o una cena. Qualche volta piccoli suggerimenti su come accostare i sapori, i colori, le consistenze, ci regalano piatti semplici ma non banali, nè scontati.

Se vi dicessi che oggi è uscito il numero nuovo di A Tavola, con tante ricette sfiziose, bellissime e colorate, probabilmente a molti di voi non direi niente di nuovo, tutti conosciamo bene questa rivista. Ma oltre a bellissime ricette troverete come sempre anche tante altre cose.
Per esempio, editoriali sempre interessanti che vi consiglio di non perdere.
E se per caso state cercando la ricetta dei limoni confit, ecco, nel numero di agosto trovate anche quella e per la precisione la mia ricetta con tanto di foto :-) Ve la ricordate?
Oltre a questo ci sarà anche una lunga intervista ad uno chef che non ha certo bisogno di presentazione, Antonello Colonna, che racconta come è cambiato il ruolo dello chef negli ultimi anni e di come è nato il suo Open Colonna a Roma.
Uno spazio molto attivo e ricco di idee quello di Antonello Colonna che ha ospitato Slow Wine, Identità golose e ora, per festeggiare i 25 anni di questa prestigiosa rivista, ospiterà anche A Tavola, che per l'occasione presenta il numero di Agosto. L'amore per Roma ha unito due realtà di successo in un obiettivo comune, quello di portare la stessa Roma ad essere capitale anche del Gusto.
Lo staff di Antonello Colonna insieme alla rivista A Tavola saluteranno l'arrivo dell'estate con un aperitivo in una delle cornici più affascinanti del panorama romano. E regaleranno ad un pubblico di appassionati e di addetti ai lavori l'emozione di essere presenti all'evento.
Ed essendo stata invitata anch'io, beh...non potrò mica non andarci vi pare?
Anzi, non vedo proprio l'ora. E spero di potervi raccontare l'avvenimento quanto prima.
Come ultima cosa prima di salutarvi, vorrei rivolgere un ringraziamento particolare al direttore di A Tavola, Guendalina Fortunati per l'invito a questo appuntamento romano, ma anche per proporci tutti i mesi una rivista sempre entusiasmante, piena di approfondimenti interessanti e di idee originali.
Ora scappo a fare la valigia....ma torno presto. Avete notato come in questo periodo sia tutto un vado ma torno? :-)
Vabbè, per ora vado. Un bacio a tutti e al prossimo post. Ho ancora un pò di cose da raccontarvi prima di aprire un'altra volta l'ombrellone...ma forse dovrei dire l'ombrello :-(