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giovedì 30 giugno 2011

A Tavola luglio 2011

sono "web cooking" di questo mese


Questo post vuole essere innanzitutto un ringraziamento al direttore della rivista "A Tavola", Guendalina Fortunati, per avermi inserita come "web cooking" nel numero di Luglio di questa bellissima ed importante rivista.
"A Tavola" non ha certo bisogno di presentazione, è una rivista che tutti noi che ci occupiamo in qualche modo di cucina, leggiamo e apprezziamo e finire tra le pagine del numero di Luglio è una cosa che mi rende molto orgogliosa e molto felice. 
Metto molta passione nelle cose che faccio, cerco di dare sempre il massimo e di migliorare sempre e quello che ne viene fuori è frutto esclusivamente del mio lavoro e della mia dedizione. Perciò un grazie di cuore al direttore Guendalina Fortunati per aver apprezzato tutto questo.
Non sono bravissima con i ringraziamenti, la timidezza gioca brutti scherzi proprio quando non sarebbe per niente opportuno e probabilmente non riuscirò ad esprimere al meglio tutto quello che vorrei.
Ma sono felice e questa è una parola che già di per sè dice tutto.
"A Tavola" e' una rivista molto curata, le ricette e le foto sono favolose e i servizi sempre interessanti, con tanti approfondimenti. E' una lettura che chi ama il mondo del food non può perdere, perciò se ancora qualcuno non la conoscesse corra in edicola a comperarla subito :-)
Insieme a tante altre cose, questo mese ci sarà anche il mio sciroppo di viole immortalato insieme ad altre due mie ricette.
Quali siano non lo svelerò, sennò che gusto c'è? Spero solo che riusciate ancora a trovare qualche numero perchè mi sa che li ho comperati quasi tutti io :-) Nel caso fatemi sapere che provvedo a spedirvene una copia :-)
Vi lascio con la foto dello sciroppo appunto, così come la troverete all'interno della rivista.
Un grazie davvero speciale a Guendalina che attraverso la sua bellissima rivista ha reso possibile tutto questo.

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E un grazie anche a tutti voi che passate di qua, che mi leggete e che mi lasciate parole sempre gentili, a chi mi scrive in privato, a chi legge senza commentare, insomma grazie a tutti perchè Zucchero e viole esiste anche grazie a voi. Un bacio a tutti e ci ritroviamo al prossimo post.

lunedì 27 giugno 2011

Crocchette di patate

...ma con la feta


Crocchette di patate

Non so alla tradizione di quale regione appartenga questo piatto. Io però ci sono molto legata. A Venezia brulicano i "bacari", osterie dove è tradizione bere l'ombra con qualche cicchetto prima di pranzo o di cena, che poi altro non sono che stuzzichini, la polpetta di carne o di pesce, il polipetto bollito, il crostino di baccalà mantecato e molti altri, accompagnati da uno o più bicchieri di vino (spesso più! )
Ma quest'abitudine è diffusa anche nell'entroterra, soprattutto nei bar di paese, le antiche osterie per intenderci.
E malgrado da tempo non osservi più questo rito, il ricordo delle domeniche mattina quando mio padre o mio nonno mi portavano a cicchetti esiste ed è vivido più che mai! Inutile dire quale fosse il mio cicchetto preferito, sennò che senso avrebbe quest' incipit a questo post? Si si erano proprio le crocchette di patate, ed è con questo ricordo che partecipo al contest della dolcissima Imma.
Ho rivisitato un pò la ricetta arricchendo le crocchette con erbe aromatiche e feta. Gli anni sono passati e i gusti si sono evoluti....Il profumo delle erbe aromatiche associate alla feta sono molto presenti nella mia cucina, perciò ho riadattato un classico al mio gusto personale!
E dato che ci sono, perchè non mandarla anche ad Ornella per la sua raccolta sulla Feta?....chissà che anche lei, da Veneta trapiantata in Grecia non apprezzi questo nuovo connubio....Provale Ornella, con l'olezzo di fritto che si leverà nella tua cucina ti sembrerà di essere a Venezia tra calli e bacari.... se mai ti venisse un pò di nostalgia ;-) Invece tu cara Imma, se mai ci fossi stata a bacari potresti fartene un'idea.....Ecco, la feta magari nei bacari non c'è, ma l'olezzo è proprio lo stesso...parola!


Ingredienti
patate medie: 3
uova: 2
erbe aromatiche tritate: due cucchiai
fiori di zucca: qualcuno
feta: qb
sale: qb
farina: qb
pane grattugiato: qb
olio per friggere: qb


Procedimento
Lessare le patate con la buccia, poi pelarle e passarle allo schiaccia patate. Farle raffreddare un pò. In una ciotola unire alle patate le erbe aromatiche fresche sminuzzate (erba cipollina, basilico, timo, menta) e anche i fiori di zucca tagliati a listarelle sottili. Unire l'uovo, il sale e mescolare bene. Prendere un pò d'impasto e allargarlo sul palmo della mano, inserire al centro qualche pezzetto di feta, richiudere la crocchetta dandole forma cilindrica e facendo in modo che il formaggio rimanga al centro. Procedere così fino ad esaurire il composto di patate. In una ciotola sbattere leggermente l'uovo rimasto, in un piatto mettere il pane grattugiato. Passare ogni crocchetta prima nel'uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Friggere in olio caldo (circa 170°C) le crocchette tre/quattro alla volta. Scolarle metterle su carta assorbente a perdere l'olio in eccesso.
Se avanza qualche fiore di zucca si può preparare una pastella con farina, un uovo, acqua freddissima e un pò di birra ( se vi ispira il metodo del tempura guardate qui) Immergere i fiori nella pastella e friggerli nell'olio caldo.
Servire le crocchette tiepide o fredde accompagnate dai fiori in pastella.


Alcune annotazioni: ho aggiunto all'impasto i fiori di zucca, ma le crocchette sono buonissime anche senza, l'importante sono le erbe aromatiche in abbinamento alla feta. 


Con questa ricetta partecipo al contest di Imma "La perla della cucina italiana"


E al contest di Ornella "Feta, scopriamola assieme"


Con queste crocchette vi auguro un buon inizio settimana. Non mangiatene troppe però, mi raccomado...col fritto è bene non esagerare. Un bacio a tutti e al prossimo post.

lunedì 20 giugno 2011

Purè di fave

Il sapore delle mie estati

Ci sono piatti che pur non appartenendo alla nostra tradizione familiare, regionale o del nostro paese, ad un certo punto entrano a far parte delle nostre consuetudini alimentari.
A me è successo tante volte: per esempio col cous cous di pesce, con l'hummus, col baba ganoush solo per citare alcuni di quelli che vanno per la maggiore non appena il primo caldo si fa sentire. Ma un altro piatto, che senza dubbio merita un posto d'onore sulla mia personalissima tavola, è il purè di fave.
Me ne sono innamorata perdutamente tanti anni fa quando me lo servirono per la prima volta in un ristorantino con vista sul mare di un'isola greca da sogno. Ora, se sia stato il panorama a farmelo sembrare tanto buono, la compagnia, o le bouganville che incorniciavano una scena tanto romantica non so. Fatto sta che da allora l'ho mangiato ancora tante e tante volte. Qualche volta il mare gli faceva da sfondo e qualche volta no. La buganville ogni tanto lasciava il posto alla vite americana o ad un cielo stellato...La compagnia invece fu la stessa per tanto, tanto tempo e il sapore di quel piatto continuava a piacermi.  
Ciò che però fugò ogni dubbio fu la volta che, tra le mura domestiche, decisi di metterlo alla prova. E lì, dove il mare era solo un lontano ricordo, la compagnia...beh.....non c'era più e le bouganville non avevano proprio mai pensato di dimorare, scoprii che era buonissimo lo stesso. 
Se aveva superato la prova delle nebbie padane, allora il merito era davvero tutto del piatto....
Che poi a dirla tutta, non serviva mica andare fino in Grecia per scoprirlo, bastava spostarsi un pò più a sud, oltre la nebbia, per scoprire per esempio che anche la Puglia celebra le fave in questo piatto che mi piace tanto.  Unica differenza l'accompagnamento. Se in Grecia l'ho sempre mangiato nature, o al massimo servito con cipolle rosse affettate sottili, in Puglia può capitare di trovarlo abbinato a cicoria e un pò di limone. 
Chissà poi se da qualche parte si serve in qualche altro modo....se avete notizie sono tutta orecchi.....pronta a sperimentare altre varianti.
La ricetta è semplicissima, ci vuole più a scriverla che a provare a farla e mangiarla.


Purè di fave
Ingredienti
per 2/3 persone


fave secche spezzate: 200 gr
patata: 1 piccola
cipolla bianca: 1 piccola
sale: qb
cipolla rossa: qb (o cicoria) di accompagnamento
olio evo: qb


Procedimento
La sera prima, mettere in ammollo le fave. Sciacquarle, metterle in una pentola un pò alta, unire la patata e la cipolla ridotte a pezzetti, aggiungere acqua rimanendo di un dito sotto il livello delle verdure, salare e far cuocere a fuoco lento mescolando ogni tanto finchè le fave non siano tenere e l'acqua assorbita (se necessario aggiungerne un pò). Mescolare energicamente per ridurre le fave in purè eventualmente regolare di sale, oppure se si preferisce un purè più liscio, passarle con un frullatore ad immersione.
Servire tiepido o freddo, accompagnato da cipolla rossa affettata sottile e un filo d'olio extravergine. Se si preferisce, sostituire la cipolla cruda con cicoria bollita e ripassata con aglio. A piacere aggiungere qualche goccia di limone.Va bene come contorno, ma anche come antipasto o  secondo piatto, insomma, va bene sempre e comunque :-) 

Con questa ricetta semplicissima ma con tutto il sapore dell'estate (almeno per me) vi auguro un buon inizio settimana. Un bacio a tutti e al prossimo post

lunedì 13 giugno 2011

Spaghetti con capperi e pomodorini confit

aspettando i risultati....



La scelta di oggi non è casuale, o meglio, stavo riflettendo su cosa postare, poi qualcuno mi fa i complimenti per aver vinto un contest (grazie Ancutza!), trasalisco per un attimo e poi vado a vedere quale contest e quando vedo la coccarda vicino alla mia cocotte di gnocchi di pane tutto si chiarisce. Intanto vorrei ringrazire Serena, Sara, Martina e Benedetta per aver scelto proprio questa ricetta, un grazie non basta ma non saprei cos'altro aggiungere senza sembrare esagerata. Il fatto è che questo è stato un contest veramente speciale, uno di quelli che significa davvero molto, e averlo vinto mi onora. Che le mie parole siano sembrate giuste quando il tema da affrontare era così complesso mi fa davvero felice. Non sempre è facile riuscire ad esprimere ciò che si pensa. E se stavolta poi sono riuscita ad esprimere un pensiero importante che è stato poi anche condiviso allora si, sono proprio felice.
Ma che c'entra la pasta di oggi col contest in questione? Non è certo a km 0, non avendo io la fortuna di vivere a Pantelleria, nè in altre parti dell' amatissima Sicilia.
In effetti l'unica cosa che lega le due ricette sono la tovaglietta e la forchetta, si insomma, fanno pendant :-)
Si è capito che è proprio una scusa? ma l'importante è avere quest'occasione per ricordare quanto ci tenessi a questo contest e ringraziare coloro che hanno scelto proprio la mia ricetta: grazie ragazze! ;-)
Resta da affrontare la questione del km 0......
Questi capperi favolosi, prodotto di una terra meravigliosa mi sono stati donati da un caro amico siciliano insieme ai pomodorini...E che potevo fare, li rimandavo indietro col rischio di inquinare ancora di più con un altro viaggio? Certo che no, alla fine vedete che tutto torna?


Spaghetti con capperi, pomodorini confit e briciole tostate


Ingredienti
per due persone
spaghetti: 180 gr circa
capperi sotto sale: due cucchiai (io di Pantelleria)
aglio: tre spicchi
olio extravergine di oliva: qb
pomodorini pachino: (o altra qualità ma piccoli) una decina
mollica di pane tostata: qb
origano: qb


Procedimento
Lavare e mondare i pomodorini, tagliarli a metà, svuotarli dei semi e dell'acqua e sistemarli su una placca da forno con la parte tagliata rivolta verso l'alto. Salarli un pò, distribure delle fettine di aglio sui pomodorini, un filo d'olio e a piacere un pò di origano e infornare a 100°C per circa un'ora (si devono asciugare)
In una padella versare un cucchiaio d'olio e tostare il pane grattugiato non troppo finemente. Tenere da parte.
Intanto portare l'acqua ad ebollizione, salarla e cuocere gli spaghetti. Nel frattempo scaldare un pò d'olio in una padella, insaporirlo con uno spicchio d'aglio, poi eliminarlo e far saltare i capperi lavati per qualche istante. Scolare la pasta, condirla con l'olio ai capperi e qualche pomodorino confit e mescolare bene. Cospargere con il pane grattugiato tostato e decorare con qualche altro pomodorino. Servire subito ben calda.


Alcune annotazioni: questa pasta è semplicissima ma veramente buona. L'importante è che gli ingredienti siano di ottima qualità, dagli spaghetti, ai pomodorini ai capperi abbiamo tantissimi prodotti d'eccellenza da poter scegliere, la bontà del piatto è tutta qui, esalta solo il sapore degli ingredienti.


Con questa ricetta vi auguro un buon inizio settimana.Scusate se sono stata assente dai vostri blog in questi giorni ma il w.e è stato molto impegnativo. Ma come sempre cercherò di rimediare. Un bacio a tutti e al prossimo post

giovedì 9 giugno 2011

Cake alla banana

ricetta di Maurizio Santin


Le banane non mi piacciono, nella mia lista della spesa non ci sono mai e quando le vedo le snobbo. Ora, non so bene perché per alcune persone sia così difficile rassegnarsi al fatto che altri possano avere gusti, idee, usi e costumi differenti.
Prendiamo mia mamma per esempio, ecco, lei non si rassegna al fatto che a me non piacciano le banane. Non si rassegna all'idea di molte altre cose veramente, soprattutto al fatto che io non faccia sempre esattamente quello che lei vorrebbe e per questo continuo a deluderla da una vita.
Eh mamma, che ci vuoi fare? le cose non sempre vanno come vorremmo. Lo so io che ho qualche anno meno di te, possibile che tu non ti rassegni al fatto che non si può avere il controllo su tutto e su tutti?
Bene, come avrete capito, siamo sepre ai ferri corti, ma proseguiamo col nostro discorso.
Le rare volte che mi viene a trovare mi porta le banane e questo credo dica molto.
La frase che segue è: "ma non ti piacciono le banane? Io ne mangio quattro al giorno!"
Da tempo ormai ho smesso di cercare di spiegarle che i gusti sono gusti e così finisce che le povere banane rimangono nel centro tavola a far bella mostra di sè per lungo tempo, fino a quando, l'allegria di quel giallo vivace non lascia il posto ad un marrone flaccido e un pò grinzoso.
E così dopo un pò, guardandole comincio a pensare che la loro fine è vicina. Sono rimaste li, belle e fresche senza suscitare su di me il benchè minimo interesse invece ora, quando ormai per molti sarebbe troppo tardi, per me arriva il momento giusto, quello perfetto per trasformare due banane decisamente troppo mature in una cake fantastico. Buono e morbidissimo, talmente morbido che si scioglie in bocca e con quel profumo incredibile che solo un dolce alla banana sa sprigionare.
Ecco, alla fine direte voi, anche a me in fin dei conti non è vero che le banane prorio non mi piacciono. Si, forse si, magari basta solo trovare il modo giusto di presentarmele.
D'altra parte quando si fa un regalo qualcuno non si sta forse cercando un modo per farlo felice? Bisognerà solo capire cos'è che gli piace e cosa no e fare un regalo potrebbe diventare un'esperienza piacevole per chi lo fa e per chi lo riceve, provare per credere!


Cake alla banana


Ingredienti
burro: 100 gr morbido
zucchero: 200 gr
lievito: 15 gr
farina 00: 200 gr
banane molto mature: 300 gr
rum: 20 gr
uova: 2
albumi: 150 gr
sale: un pizzico
limone: il succo di mezzo


Procedimento
In un recipiente ampio raccogliere il burro morbido a pezzetti e lavorarlo a pomata. Aggiungere 100 gr di zucchero e contunuare a lavorare ancora. Aggiungere un uovo (intero) alla volta facendolo bene assorbire prima di aggiungere il secondo. Unire poca alla volta la farina setacciata con il lievito e il sale e per ultimo le banane frullate con il rum e un pò di succo di limone.
Montare gli albumi a neve con 100 gr di zucchero e aggiungerli delicatamente al composto mescolando dal basso verso l'alto per non smontarli.
Versare in uno stampo da plumecake e cuocere a 180°C fino a che avrà assunto un bel colore dorato (circa 40 minuti). Fare sempre la prova stecchino prima di estrarlo dal forno.


Alcune annotazioni: la ricetta originale di questo cake alla banana di Maurizio Santin, prevede che venga servito tepido, accompagnato da crema inglese e bavarese ai datteri e mandorle. Io l'ho mangiato semplice ed è buonissimo per una pausa pomeridiana, per una colazione o per un momento goloso in qualsiasi momento della giornata. La prossima volta lo acccompagnerò con una salsa all'ananas, ma anche gustato senza aggiunte è veramente favoloso.


Con questa ricetta vi auguro un buon w.e. Mi raccomando, andate assolutamente a votare, è una grande responsabilità quella che abbiamo stavolta, si tratta del nostro futuro, di quello dei nostri figli, dei nostri nipoti e del nostro paese. Non lasciamo che siano gli altri a decidere per noi.
Un bacio a tutti e al prossimo post

lunedì 6 giugno 2011

Zuppa di foglie di ravanello



Travolta da una borsa di ravanelli gigantesca, dopo un primo momento di sconforto mi son detta che ce la potevo fare. Alcuni li avrei mangiati così, nature. Altri li avrei conservati in qualche modo.
Mentre le foglie sarebbero finite dritte diritte in qualche insalata, in una zuppa (che è poi la ricetta di oggi) e dulcis in fundo, in un pesto.
Ora, l'esperta di zuppe è mia mamma, che avendo il pieno controllo della pentola a pressione vi cuoce in tempi record qualunque verdura. Io ho seguito il suo sistema, ma usando la pentola normale. Si, lo so che la pentola a pressione è una grande alleata in cucina, la uso spesso anc'io soprattutto per le verdure al vapore che cuociono in due minuti preservando gusto e nutrienti, ma stavolta è andata così! 
In quanto al metodo, pentola a parte, ho seguito quello di mia mamma. Non che sia chissà che sistema misterioso per preparare le zuppe! Però è molto pratico, veloce e light.
In quanto ad altri usi del simpatico ortaggio vi rimando ad un altro post, salvo che per il pesto, quello l'ho mangiato prima di fargli la foto di rito. Sarà per la prossima volta.

Zuppa di foglie di ravanelli
Ingredienti
per due persone
foglie di ravanello: due mazzetti
patate: 2 piccole
cipolla bianca: 1 piccola
olio extravergine: qb
brodo vegetale: qb
yogurt di soia al naturale: due cucchiai
sale: qb


Procedimento


Lavare le foglie dei ravanelli, scegliendo quelle più verdi e fresche e metterle in una pentola insieme alla cipolla affettata e le patate sbucciate a pezzi. Aggiungere un pò di brodo vegetale e lasciare cuocere le verdure finchè saranno tenere. Frullare il con un frullatore ad immersione, salare ed eventualmente aggiungere un pò di brodo vegetale se si desidera una zuppa più liquida.
Per una zuppa un pò più saporita invece, si può fare prima il soffritto di cipolla,   poi aggiungere le altre verdure e il brodo procedendo poi alla cottura come sopra, ovviamente è meno light!
Servire la zuppa calda o anche tiepida, decorando con qualche fettina di ravanello. Io aggiungo sempre un cucchiaio di yogurt di soia al naturale 
Insomma, dipende da quanto la volete leggera e dai gusti personali.

venerdì 3 giugno 2011

Pastine di riso all'acqua di rose e pesca

 è sempre l'ora del tè.....


Da quando ho memoria, tutte le domeniche, mia zia viene a pranzo a casa nostra. Non so quando sia iniziata questa tradizione, ma so per certo che da molto tempo ormai è una consuetudine. E come nella migliore tradizione appunto, non arriva mai a mani vuote, ma portando con sè un vassoio di paste.
Ora, a onor del vero devo dire che da quando i dolci li faccio io il vassoio compare molto di rado, ma quand'ero piccola l'immagine della zia era quella di colei che arrivava con i dolci della domenica.
Si usava aprire subito il pacchetto per scegliere ognuno il dolcetto che avrebbe concluso il pranzo in dolcezza. L'unica che non partecipava a questo rito ero io, che tanto i dolci non mi hanno mai fatto impazzire e soprattutto mi piacevano sempre quelli che gli altri mangiavano solo in mancanza d'altro.
Così, se a casa mia andavano per la maggiore creme, liquori, panna e bignè, io optavo sempre per qualcosa di più sobrio. Ed è per questo che non mi avventavo sul vassoio. Tanto sapevo che la mia pastina di riso non l'avrebbe scelta nessuno. Solo una volta successe che mio padre la prese non avendola io prenotata per tempo. Ricordo ancora che fu un caso di cui si parlò per molto tempo avendone fatta io una questione di principio (in poche parole, avevo rotto per tutto il giorno)    :-)
Non essendo mai stata io una gran mangiona, finiva che la pastina la tenevo per la merenda accompagnata dal tè della domenica.
Anche ora le pastine di riso mi ricordano quest'abitudine, che in effetti andò avanti per molto tempo, fino a quando, crescendo, le abitudini non cambiarono e come sempre accade, ad un certo punto il rito del tè della domenica scomparve insieme alle pastine di riso, rimpiazzato dalle uscite con le amichette.
Ma per il contest di Tuki, pensando all'ora del tè non ho potuto non ricordare questa pausa dolce che mi ha accompagnato per molti anni. Così ho rifatto le mie amate pastine di riso, dopo tanto tempo a dire il vero. Ho scelto una versione mignon e mi sono concessa qualche licenza aggiungendo al ripieno una nota fruttata di pesca e profumandola con acqua di rose. Le ho preparate proprio per te cara Tuki, spero ti piacciano, anche se eguagliare la meraviglia dei tuoi dolci per noi umani è un'impresa impossibile, ma anche il pensiero conta no? :-)
E visto che in questi giorni si festeggia il tuo blog compleanno, ne approfitto per fare tantissimi auguri al tuo meraviglioso blog.


Pastine di riso all'acqua di rose e pesca
Ingredienti
per circa 11 mignon
latte: 300 ml
uova: 1
riso per risotti: 50 gr
zucchero: 50 gr
burro: 20 gr
crema pasticcera: 3 cucchiai
pasta frolla: 200 gr circa
vaniglia: 1/2 stecca
acqua di rose: due cucchiaini
pesca: 1 piccola
sale: un pizzico


Procedimento
Foderare con la pasta frolla tirata sottile (circa 3 mm) degli stampini precedentemente imburrati ed infarinati ( io ne ho preparati 11 di svasati, con la base di 5 cm di diametro )
Portare a bollore il latte con la raschiatura della bacca di vaniglia. Versare il riso e cuocere a fuoco basso mescolando, fino a che il latte non sia stato assorbito e lasciare raffreddare. Con le fruste elettriche lavorare il burro morbido con lo zucchero fino a renderlo soffice. Aggiungere il tuorlo e lavorare ancora finchè non diventa spumoso. Ridurre la pesca in purea (deve essere dolce e ben matura) e unirla alla crema pasticcera.
Aggiungere il riso al composto di uova e mescolare bene. Unire al composto anche la crema pasticcera alla pesca, due cucchiaini di acqua di rose, un pizzico di sale e mescolare bene. A parte montare l'albume a neve e aggiungerlo al composto facendo attenzione a non smontarlo. Togliere gli stampini dal frigorifero, bucherellarne il fondo con una forchetta e aiutandosi con un cucchiaio riempirli con il composto di riso rimanendo 1/2 cm sotto il bordo (in forno gonfieranno)
Cuocere a 175°C per 35/40 minuti circa. Toglierli quando la frolla sarà di un bel colore dorato. Farli raffreddare 5 minuti e poi estrarli dagli stampini aiutandosi con un coltellino affilato. Far raffreddare su una gratella. Spolverizzare di zucchero a velo e servire.
Alcune annotazioni: la quantità di frolla è indicativa, non l'ho pesata.


Con questa ricetta partecipo al contest della bravissima e meravigliosa Tuki de La ciliegina sulla torta : " E' sempre l'ora del tè" 
Baci a tutti e al prossimo post