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lunedì 30 dicembre 2013

Crema al radicchio rosso tardivo IGP


Oggi, penultimo giorno dell'anno, voglio salutare tutti con l'augurio che il 2014 possa essere un anno di ripresa, un anno che accolga con entusiasmo le nuove idee, e che premi chi con passione ed energia porta avanti quello in cui crede.
E per farlo come sempre vi lascio una ricetta, talmente semplice che potrebbe sembrare banale, ma quando gli ingredienti sono d'eccellenza, le ricette non sono mai banali. Conoscere bene le materie prime e saperle scegliere sono i primi passi per un risultato finale di qualità, la consapevolezza è volersi bene e voler bene anche alle persone per cui cuciniamo.
La scelta della ricetta di oggi non è casuale, per diversi motivi. Il primo è che è una proposta molto versatile che potrete utilizzare declinata in molti modi: per esempio come semplice crema per impreziosire le vostre tartine di capodanno, o come condimento per gli gnocchi di zucca, (la ricetta qui ), per la pasta fatta in casa, o perchè no? come salsa per il vostro panino.
In ognuno di questi casi avrete dato un tocco magico al vostro piatto, perchè l'ingrediente di cui andremo a parlare è un prodotto d'eccellenza dell'agroalimentare italiano: il Radicchio Rosso di Treviso IGP, il fiore dell'inverno.
Il secondo motivo della scelta della ricetta di oggi è voler far conoscere, a chi non avesse ancora avuto il piacere, questo prodotto di altissima qualità.
Forse non tutti sanno che il Radicchio Rosso di Treviso IGP arriva sulle nostre tavole dopo varie fasi e vari passaggi. Ma quando è in campo, qualcuno l'ha mai visto? E perchè è bianco e rosso e non verde? E perchè costa di più delle altre cicorie? E perchè la sua coltivazione è possibile solo in 24 comuni del Veneto? Tante domande a cui dare risposta. Certamente non riesco a fornirvele tutte con questo post, ma posso suggerirvi dove poter approfondire le vostre conoscenze.
Ho avuto il piacere e l'onore di essere stata invitata ad un evento promosso da ORTOROMI e dal Consorzio di tutela del Radicchio Rosso di Treviso e Radicchio Variegato di Castelfranco IGP e di essere stata guidata attraverso le varie fasi di lavorazione del prodotto proprio dal presidente del Consorzio di Tutela, Paolo Manzan, che a sua volta è produttore del radicchio rosso di Treviso e di Castelfranco IGP, quindi chi meglio di lui poteva accompagnarci in questo tour conoscitivo? Tra l'altro la sua azienda,  NONNO ANDREA è certificata per la biodiversità, quindi i prodotti sono naturali, e ottenuti con processi di produzione sostenibili e io a queste cose ormai ci faccio molta attenzione, perchè l'ambiente non è qualcosa al di fuori di noi.
Comunque, siccome ripercorrere tutte le tappe sarebbe troppo lungo, vi lascio una serie di link per gli approfondimenti che troverete in fondo alla pagina. Guardateli, scoprirete davvero tantissime cose su un prodotto unico che vale la pena saper riconoscere e comperare consapevolmente, perchè quando un prodotto è IGP , è bene sapere che deve rispondere ad una serie di caratteristiche che ne garantiscono le proprietà organolettiche. E se quello che comperiamo non ha il marchio IGP, è giusto sapere che non siamo di fronte allo stesso prodotto. Ecco, tutto qua, volevo solo fornire qualche strumento al consumatore finale perchè possa scegliere bene e consapevolmente.
Ora vi lascio alla ricetta, sembra lunga, ma è davvero semplicissima e buonissima, provatela, domani è capodanno, e il rosso si sa, porta bene :-)

Crema al radicchio
Ingredienti
radicchio rosso tardivo di Treviso IGP: un cespo (circa 250 gr)
pinoli: 3 cucchiaini
noci: 2
olio evo: 4 cucchiai circa
parmigiano reggiano: 2 cucchiai (omettere nella versione vegana)
salvia, timo, rosmarino, santoreggia: qualche fogliolina
cipollotto tritato: un cucchiaino
porto: 1o 2 cucchiaini secondo i gusti e gli usi
sale: qb

per aromatizzare l'acqua
pepe: 6 grani
ginepro: 6 grani
chiodi di garofano: 1
alloro: una foglia
anice stallata: 1
bicarbonato: 1 cucchiaino
sale: qb 

Procedimento
In una pentola abbastanza grande da contenere il cespo di radicchio, far bollire per qualche minuto
il pepe, il ginepro, il chiodo di garofano, l'alloro, l'anice il bicarbonato e un po' di sale. Quando l'acqua sarà ben profumata, immergervi per pochi secondi (bastano 30'') il radicchio diviso in quattro in senso longitudinale. Scolarlo, raffreddarlo in acqua fredda e asciugarlo bene.
In un mixer inserire il radicchio tagliato a pezzetti, insieme a tutti gli altri ingredienti, a parte l'olio. Azionare le lame e aggiungere l'olio a filo, (per la quantità regolarsi in base alla cremosità che si vuole ottenere a seconda degli usi) Quando la crema sarà ben amalgamata e omogenea la nostra ricetta sarà pronta. Ora non resta che gustarla spalmata su crostini di pane caldi, accompagnata magari a dei formaggi, o usarla per condire pasta o gnocchi, o per farci tutto quello che vi suggerisce la fantasia. Potete anche provare ad usare un mix di tardivo e precoce, insomma, come vi avevo detto è molto versatile.

Se vi interessa conoscere qualcosa di più su questo prodotto d'eccellenza, guardate i video qui sotto















Oltre alle aziende già citate, continuo ringraziando:

Nicola Dinato, chef del ristorante Feva di Castelfranco, per gli splendidi piatti preparati per l'occasione.
Domenico longo, chef dell'hotel RelaisMonaco di Ponzano Veneto che ci ha accolti deliziandoci con le sue ricette e con i suoi suoi dessert superlativi.
La pasticceria Ardizzoni di Treviso, per averci fatto conoscere un dolce particolare, la torta Segno, a base di radicchio naturalmente!,
Lara Santi e Francesca Campana, della Zetagroup, organizzatrici impeccabili  di questo bellissimo evento #Rossoradicchio
Infine, il birraio Ivan Borsato per la fantastica accoglienza nel suo birrificio Casa veccia , anche qui, se siete in zona, non mancate di farvi una capatina, ne rimarrete entusiasti, parola!
Nelle relative pagine Facebook, oltre che nella mia ovviamente, troverete anche tante immagini del tour
Per oggi è proprio tutto, corro in cucina dove resterò certamente fino al primo dell'anno! Ci ritroviamo sempre qui al prossimo post. Un abbraccio.

          Buona fine d'anno! auguro a tutti uno splendido 2014 

giovedì 19 dicembre 2013

Zuppa di lenticchie


Certo dovrei proporre qualcosa di natalizio, il tempo ormai stringe e le idee strabilianti servirebbero ora! Però non sono in vena di ricette per le feste. D'altra parte non è un segreto che a me il Natale non piaccia, quindi in controtendenza, rischiando anche di andare fuori tema, vi propongo una ricetta che per me è una “Fondamentale” una di quelle che non manca mai nel mio menù settimanale. In fin dei conti, Natale o no, intanto che arriva bisognerà pur continuare a mangiare no?
Mi riesce anche difficile dare delle dosi, faccio sempre tutto ad occhio, ma cercherò almeno di dare un'idea di massima delle proporzioni tra i vari ingredienti, giusto perchè non vi esca proprio qualcos'altro.
Che dire di questa minestra? È buona, facile, nutriente, perfetta per vegetariani e anche per vegani. E se siete in vena, e volete osare qualcosa di appena un po' più esotico, aggiungete anche un pizzico (proprio pochissima mi raccomando!) di cannella. Un piatto caldo e confortante, con una fetta di pane tostato è una vera delizia.
Che poi a pensarci bene non sono poi così fuori tema, tutto sommato le lenticchie sono anche di buon auspicio per l'anno nuovo che sta arrivando, e chissà a me quali meraviglie riserverà il 2014 con tutte le lenticchie che ho mangiato durante quest'anno anno! Non smetterò certo ora che siamo alla resa dei conti! Chi invece è stato distratto da altre passioni culinarie, ha ancora il tempo per recuperare! Non che sia scaramantica, per carità, ma sempre meglio non essere troppo certi di quel che può accadere :-)


Zuppa di lenticchie
ingredienti per 4 persone

lenticchie: 320 gr
carote : due medie
sedano: una costa
cipolla bianca: 1 media
aglio: 1 spicchio
pomodoro: fresco o pelati (4 cucchiai di polpa)
pomodoro doppio concentrato: 1 cucchiaio
alloro, rosmarino, timo, salvia: qb
peperoncino: qb
sale: qb
olio evo: 4 cucchiai

Procedimento

Tagliare cipolla, sedano e carote a pezzetti piccoli e farli appassire nell'olio insieme anche all'aglio intero. Unire il mazzetto aromatico, il peperoncino, le lenticchie mondate e lavate, la polpa di pomodoro e il concentrato sciolto in poca acqua e coprire ancora con acqua fino a portare il livello circa due dita sopra le verdure. Cuocere facendo sobbollire lentamente finchè le lenticchie saranno tenere (circa 35/40 minuti). Se necessario aggiungere dell'acqua calda. Servire la minestra con un giro d'olio evo e con crostini di pane casereccio.

Alcune annotazioni: la minestra è molto buona anche con un pizzico di cannella. Se l'idea delle foglioline di erbe aromatiche non vi entusiasma chiudete il mazzetto aromatico in una garzetta e poi eliminatelo. La quantità delle erbe è a piacere, io di solito aggiungo una foglia di alloro, due rametti di rosmarino e due di timo, una foglia di salvia e il peperoncino secondo la piccantezza.

martedì 3 dicembre 2013

Tortelli di zucca mantovani


Per fare i tortelli mantovani, bisogna per forza essere nativi dell'area geografica in questione o basta averne mangiati una certa quantità? Perché se vale la seconda, io di questi ho mangiati veramente moltissimi! Praticamente nei tanti anni vissuti in territorio emiliano, ogni qualvolta imbattevo in un ristorante, trattoria, osteria o affini, supermercati compresi, i tortelli di zucca erano sempre la mia prima opzione. Rigorosamente conditi con burro, salvia e parmigiano non ho mai pensato che potesse esistere qualcosa di più buono. Credo di aver provato tutte le varianti possibili, con vari tipi di mostarda, senza mostarda, con o senza amaretti, più dolci, meno dolci, con la pasta più spessa, con quella più sottile, con la sola zucca e chissà che altro che non ricordo. Bastava spostarsi anche solo di poco per trovare una versione tutta nuova dei mitici tortelli di zucca! Ma i miei preferiti erano e restano quelli mantovani, con la mostarda e gli amaretti.
Ho sempre qualche remora a farli assaggiare qui, fuori dalla loro giurisdizione, un piatto che per me è assolutamente normale, noto invece che sorprende parecchio chi è nuovo a quest'esperienza. Ma come dico sempre, se siete mossi da curiosità, fossi in voi li proverei, poi però, se vi piaceranno tanto quanto son piaciuti a me la prima volta, declino ogni responsabilità per le conseguenze.
E per rispondere alla domanda che mi viene rivolta quando propongo il piatto: “ma la mostarda si sente? ” Rispondo: No, non si sente, ma se non la mettete si sente che non c'è ;-) Vi ho convinto? Mah...
Ora che si avvicinano le feste, mi sembra proprio il momento giusto per proporvi questa delizia, è pur sempre un piatto della tradizione, anche se non proprio veneto! avrete il tempo di provarlo caso mai vogliate inserirlo nel vostro menù. 
Io ci provo da anni ma ancora non sono riuscita nell'opera di persuasione! Forse a voi andrà meglio, d'altra parte non dico mica di cambiare le tradizioni, per carità! Il risotto con i fegatini di mia mamma, che fu prima della nonna e prima ancora chissà, forse anche della bisnonna non rischierà di essere adombrato! ma un bis di primi per esempio? Anche i vegetariani hanno uno stomaco da riempire a Natale :-)

Tortelli di zucca mantovani
Ingredienti per 4 persone


per la pasta
3 uova
300 gr di farina
un pizzico di sale

per il ripieno
polpa di zucca: 300 gr (meglio mantovana)
amaretti: 40 gr
mostarda mantovana tritata (di mele o pere): 1 cucchiaio
parmigiano: 60 gr
pane grattugiato: 2/3 cucchiai
noce moscata: qb
sale: qb

per il condimento
burro fuso
salvia
parmigiano

Lavate bene una zucca con la buccia (meglio quella mantovana, di circa 800 gr) tagliatela a fette ed infornatela a 180°C finchè sarà morbida. Poi eliminate la buccia e passatela al passaverdure. Aggiungete gli amaretti ridotti in polvere, il parmigiano, la mostarda tritata finemente, il sale, la noce moscata e il pane grattugiato necessario ad ottenere un impasto abbastanza sodo (attenzione a non esagerare).
Lasciare riposare il ripieno (anche una notte se avete tempo, sarà più buono!)
Il giorno dopo impastare bene l farina con le uova e un pizzico di sale. Tirare la sfoglia sottile, ricavare dei rettangoli lunghi. Porre al centro un cucchiaino di ripieno, ripiegare la sfoglia e sigillare bene i tortelli eliminando tutta l'aria. Tagliare i tortelli con una rotella dentata.
Cuocerli per circa 5 minuti in acqua bollente salata (il tempo dipende dallo spessore della pasta). Scolarli e condirli con burro fuso e parmigiano. Servire subito.

Alcune annotazioni: se la zucca risultasse troppo acquosa, chiuderla in un telo a perdere l'acqua in eccesso, ma se la cuocete in forno non sarà necessario. Se non vi piacciono i tortelli troppo dolci, riducete a 25/30 gr la quantità di amaretti. Volendo si possono condire anche con pomodoro. Si possono congelare. In questo caso per cuocerli tuffarli congelati in acqua bollente salata. 


mercoledì 27 novembre 2013

Maionese vegan


Oggi un post veloce, come la ricetta che vi propongo. Vi consiglio vivamente di provarla, anche chi vegano non è, potrebbe trarne diversi vantaggi. Quali?
Primo: potrebbe decidere di diventarlo, folgorato dalla bontà della maionese senza uova e ve lo dice una che si è appassionata da poco, come facevo prima a non mangiarla? Boh...misteri inspiegabili
Secondo: se qualcuno fosse intollerante alle uova potrebbe trovare così un'ottima soluzione all'astinenza forzata da maionese.
Terzo: meno colesterolo per tutti (vegani e non vegani)
Quarto: facilità nella preparazione. La maionese vegana non impazzisce, è facile da fare e potete dosare l'olio a vostro piacimento (però un po' ce ne va!)
Quinto: si conserva più a lungo di una maionese con le uova fatta in casa.
Vi ho convinti? Spero di si, perchè ne vale davvero la pena. Vi lascio la ricetta

Maionese senza uova
Ingredienti per 200 gr circa

latte di soia: 100 gr
olio di semi (io girasole): 160/200 gr (la quantità variabile in base alla densità desiderata
limone spremuto: 2 cucchiaini
aceto di mele (o bianco di vino): un cucchiaino 
senape dolce: due cucchiaini
sale: qb

Procedimento

Nel vaso del frullatore ad immersione mettere il latte freddo e la senape. Cominciare a montare con il minipimer aggiungendo l’olio a filo.
Quando il composto raddoppia il volume aggiungere il limone ed il sale e continuare a montare versando il resto dell’olio. Alla fine unire l’aceto e regolare se necessario con limone e sale secondo i propri gusti.
Più olio si aggiunge più la maionese diventerà densa. Se non vi serve una maionese troppo soda, potete diminuire un po’ il quantitativo d’olio tenendo conto che lasciata qualche ora in frigorifero si addensa.

Alcune annotazioni: il latte deve avere una percentuale di grassi sufficiente per montare (superiore a 2), non dolcificato né aromatizzato né addizionato (es Coop ) ed è preferibile freddo. Durante la lavorazione potete fermarvi senza correre il rischio che la maionese impazzisca o smonti. Si conserva per qualche giorno in frigorifero ben chiusa.

Alcune annotazioni: il latte è preferibile freddo, e durante la lavorazione potete fermarvi senza correre il rischio che la maionese impazzisca o smonti.

Vorrei raccontarvi della bella esperienza condivisa domenica con altre mie colleghe, blogger e amiche Alessandra, Fabiana e Chiara e con tanti ragazzi degli istituti alberghieri della provincia di Venezia e Treviso.
E' stato molto bello vedere i giovani chef in erba contendersi il titolo del Premio San Martino, promosso dalla pro loco di Scorzè nell'ambito della festa del radicchio diTreviso.
Bello vedere l'entusiasmo e l'impegno di queste giovani promesse della cucina alle prese con un tema davvero stimolante: il cibo da strada, storia, cultura tradizione ed innovazione da interpretare in una proposta che vedeva come protagonista il Radicchio di Treviso, prodotto a marchio IGP, vanto della nostra regione.
Diverse le interpretazioni, interessanti gli abbinamenti ed interessante anche che quest'anno, per la prima volta, sia stato aggiunto agli altri anche il premio per l'estetica del piatto. Beh., dato che l'estetica non è un aspetto di poco conto quando si parla di cucina, direi che questa categoria è essenziale per offrire un prodotto finale apprezzabile sotto tutti i punti di vista, d'altra parte la vista è il primo dei cinque sensi ad essere coinvolto quando ci apprestiamo a degustare una preparazione, come sottovalutarlo?
Bene, vi lascio solo qualche immagine perchè metterle tutte sarebbe impossibile, ma vi rimando alle pagine su Facebook dove potrete vedere i momenti più importanti della manifestazione e conoscere i piatti nei dettagli. L'appuntamento è rinnovato per il prossimo anno! Nel frattempo approfittate della stagione per gustare questo prodotto d'eccellenza. Le ricette? magari prendete spunto dai nostri giovani e bravi chef.

mercoledì 20 novembre 2013

Involtini di verza con tofu, riso e verdure


Da quando i miei mercoledì sono diventati vegani per forza di cose sperimento molti più piatti alternativi. E questo mi piace, perchè non mangiare carne non significa cibarsi di sole verdure come molti pensano. E' indispensabile introdurre nella propria dieta alimenti che, in termini di valore nutrizionale possano fare da sostituti alla carne e alle proteine animali in genere. Ho moltissime ricette da proporvi, buone, sfiziose e che piacciono anche a chi vegano non è. E il mio consiglio, a chi volesse tentare la strada del : “ti faccio assaggiare qualcosa di diverso” è di non esordire con un :”stai mangiando vegano” si può omettere in prima battuta, non è reato, eviterete così che qualcuno si sieda a tavola con qualche pregiudizio di troppo. Una volta che il palato è stato messo alla prova, verrà il tempo di dirlo. E tutto sarà più semplice, credetemi e anche soddisfacente.
Comunque, consiglio spassionato a parte, sono molto soddisfatta dei risultati: autoproduco il seitan, così spendo meno, preparo la maionese veg che è buonissima e non ha niente da invidiare alla maionese tradizionale, imbottisco mega hamburger, cucino scaloppine, cotolette, brasati e via dicendo, tutto rigorosamente veg, con grande soddisfazione del mio e dell' altrui palato, ma, cosa più importante, sono felice di non nutrirmi a spese della vita di altri esseri viventi, e di farlo anche nel rispetto di quelle che sono le risorse del pianeta.
Come ho già detto molte volte, cucinare è un atto d'amore, e un atto d'amore non può prescindere dal benessere dell'altro. Ma il benessere vuol dire tante cose. A tavola si possono mettere in pratica una serie di azioni importantissime per far star bene noi stessi ma anche l'ambiente. Forse sarà un aspetto trascurabile per molti (ognuno è libero di pensare come vuole e di vivere come vuole) ma una riflessione dovrebbe scappare a chiunque, d'altra parte lasciamo in eredità qualcosa a figli, nipoti, e via dicendo, e questa è una grande responsabilità cui nessuno può e deve sottrarsi.

Sono lontana dagli integralismi che capisco spesso possano risultare complicati per tanti motivi, ma anche la moderazione porta a risultati importantissimi, quindi spero che sempre più persone abbiano voglia di provare queste ricette veg, potreste appassionarvi come me, perchè non correre il rischio? Intanto oggi vi lascio questi involtini di tofu, ma ho un sacco di altre cose in attesa...Avrei voluto postare l'insalata russa veg, ma è finita in un attimo, prima della foto. Centosessanta gr di olio spazzolati in dieci minuti! mannaggia, a pensarci bene, anche questa è una grande responsabilità :-)
Altri involtini?...andate qui e qui

Involtini di verza, con tofu, riso e verdure
Ingredienti
per 12 involtini

tofu: 100 gr del tipo solido
verza: 12 foglie (quelle esterne)
riso: 60 gr
peperone rosso: una falda piccola
cipolla bianca: ¼
carota: ½
pomodori ramati: 2
concentrato di pomodoro: un cucchiaio
salsa di soia: un cucchiaio
prezzemolo: un cucchiaio
olio evo: 6 cucchiai

Prima di tutto lessare il riso e tenerlo da parte. Sbollentare le foglie di verza per circa 3 minuti in acqua salata, poi raffreddarle e farle asciugare su un canovaccio (cuocerne tre o 4 alla volta in base alla dimensione della pentola). Dopo averlo ben asciugato, passare il tofu nello schiaccia patate a fori larghi, o nell'attrezzo per i passatelli se l'avete, quello sarebbe perfetto( in alternativa schiacciarlo bene con una forchetta). Tagliare cipolla e carota a brunoise (pezzetti piccoli) e saltarle in qualche cucchiaio d'olio evo. Aggiungere anche il peperone e far saltare le verdure per qualche minuto. Aggiungere il tofu, un cucchiaio di salsa di soia e salare se necessario. Spegnere e versare in una terrina, aggiungendo anche il riso. Per ogni foglia di verza, togliere la costola dura centrale, e ridurre la dimensione se è troppo grande. Tritare la parte tenera degli scarti ed aggiungerla al composto di tofu.
Tagliare i pomodori a pezzetti, eliminare i semi e farli saltare in padella con una paio di cucchiai di olio e uno spicchio d'aglio. Aggiungere una tazzina d'acqua in cui avrete sciolto il concentrato di pomodoro e far cuocere. Salare.
Distendere le foglie di verza su di un piano, su ognuna sistemare un po' del composto di tofu. Compattarlo bene dandogli una forma allungata, ripiegare i lembi esterni della foglia verso l'interno e poi arrotolare ad involtino abbastanza stretto. Porre tutti gli involtini nella pentola con il pomodoro e cuocere per 15 minuti con un coperchio. Se necessario aggiungere un po' d'acqua. Spegnere, lasciare riposare dieci minuti e servire con pane tostato.

Per oggi è tutto, un bacio e al prossimo post

giovedì 14 novembre 2013

Zuppa di ceci e cavolo nero


Certo avrei potuto presentarvelo in versione bruschetta, o forse sarebbe meglio dire crostone per prendere in prestito un termine più toscano che veneto. D'altra parte da li ho attinto l'ispirazione per questo piatto, un po' ispirato e un po' inventato.
Avete mai assaggiato il cavolo nero? Fatelo, e capirete cosa voglio dire! ve lo consiglio vivamente! Forse da noi non è molto utilizzato, ma è talmente buono che vale la pena farsi venire un po' di curiosità. Sono sicura che diventerebbe anche per voi, così come lo è diventato per me un protagonista indiscusso della tavola d'inverno.
Dicevo, avrei potuto presentarvelo in versione crostone, anche una semplice fetta di pane casereccio tostata, con verdura stufata e un filo d'olio può diventare un piatto sublime :D (Esagero? Dipende dai gusti!)
Ma oggi vi lascio un'altra ricetta, in vista del lungo inverno che ci aspetta ho pensato che una zuppa può fare comodo, soprattutto se è così buona da volerla fare e rifare. Tanto tra le righe vi ho lasciato anche quella del crostone o fett'unta per chiamarlo col suo vero nome come mi ha suggerito la cara Antonella :-) ...con un po' di fantasia sono sicura che riuscirete preparavelo.

Per la zuppa invece solo un po' di lavoro in più, niente di che, tutto facile ed affrontabile, e soprattutto credetemi: ne vale davvero la pena. Provare per credere.
E se volete una proposta tutta veneta in alternativa...leggete qui, buonissima anche questa! d'altra parte gioco in casa :-) 

Zuppa di ceci e cavolo nero.
Ingredienti
per 4 persone


cipolla: ½
sedano: una costa
carota: 1
cavolo nero medio: ½
pomodoro ramato: 1
ceci secchi: 50 gr
alloro: una foglia
rosmarino, timo, maggiorana: un rametto per ognuna
aglio: uno spicchio
olio evo: 6 cucchiai
sale/pepe: qb (o peperoncino) 

Procedimento
Il giorno prima mettere i ceci in ammollo e tenerli tutta la notte.
Il giorno dopo cuocerli per 20/25 minuti in pentola a pressione finchè saranno teneri, scolarli e tenerli da parte.
Tagliare sedano carote e cipolla a brunoise (pezzetti piccoli) e saltarli nell'olio di oliva insieme agli aromi. Aggiungere il pomodoro tagliato a cubetti e il cavolo nero a striscioline o a pezzetti. Coprire con acqua e cuocere facendo sobbollire piano finchè le verdure saranno tenere. Salare, pepare e se necessario aggiungere un po' d'acqua o brodo vegetale. Con il frullatore ad immersione frullare una piccola parte della zuppa in modo da renderla più densa, mantenendo però la maggior parte delle verdure integre.
Aggiungere i ceci e continuare a cuocere fino ad ottenere la consistenza desiderata. Servire con fette di pane casereccio tostate e volendo aggiungere un po' d'olio evo a crudo.

Alcune annotazioni: le dosi per gli ingredienti di di questa ricetta sono indicative, regolatevi comunque secondo il vostro gusto eccetto che per il cavolo nero. Per non attenuare il suo sapore deciso, è meglio non diminuirne le dosi pena: dover rinunciare al piacere di questo delizioso e caratteristico sapore.

Con questa ricetta vi auguro una buona continuazione di settimana, chissà che succedano solo cose belle...vi abbraccio tutti, un bacio e al prossimo post

lunedì 4 novembre 2013

Cavolfiore con capperi, olive e semi di finocchio


Chi cucina sa che alcuni piatti nascono in maniera casuale. Niente ricette antiche tramandate dalle nonne, nessuna ispirazione tratta dall'ultimo libro di cucina acquistato, nessuno chef più o meno stellato a suggerire qualche abbinamento inusuale. Solo la voglia di unire ingredienti fino ad allora mai sperimentati insieme.
Non ci sono regole ferree in cucina, a patto che gli ingredienti siano di buona qualità, che i sapori promettano di convivere felicemente tra di loro, e che ci sia abbastanza esperienza per capire quale cottura può esaltare un ingrediente.
Detto ciò, la voglia di trasformare un cavolfiore freschissimo in qualcosa di sfizioso mi ha convinta ad aprire finalmente il barattolo di capperi di salina recuperati alla Biennale del gusto di Venezia, giusto la scorsa settimana.
Sarà che il cavolfiore bollito mi piace si, ma non posso certo definirlo un contorno sfizioso, sarà che la besciamella non mi è mai piaciuta, e quindi la ricetta del cavolfiore al forno della nonna non mi poteva venire in aiuto, sarà che avevo voglia di qualcosa di diverso, insomma, è nato così questo piatto...in maniera casuale.
Inizialmente pensavo di fare un'insalata di rinforzo, avete presente? Certamente molte amiche e lettrici sapranno certamente di cosa sto parlando, ma la preferenza per un piatto vegetariano mi ha fatto protendere per qualcosa di mediterraneo si, ma decisamente rivisitato.
Aggiungo che moltissimi dei piatti che preparo non finiscono sul blog, un po' per mancanza di tempo, talvolta di voglia, talvolta perché penso che comunque non c'è bisogno di mettere proprio tutto tra queste pagine.
Ma i cavolfiori ai capperi ho deciso che dovevano esserci, non fosse altro per non dimenticarmi della ricetta, che farò sicuramente ancora, dato che l'inverno è lungo e i cavolfiori non mancano sulla mia tavola d'inverno. Buoni, mi sono piaciuti moltissimo, capperi di salina (spettacolari), semi di finocchio, e ciliegina sulla torta...le olive raccolte dal mio ulivo :-) No no, non vivo in Puglia, né in Liguria, né in Sicilia etc etc...vivo a Venezia, ho un ulivo in giardino, e quest'anno per la prima volta ho raccolto le olive e le ho preparate. Beh, sono state una sorpresa anche per me, prometto di spiegare come le ho fatte, così, anche chi come me ha un alberello di olive in giardino possa godere di olive fai da te, assolutamente naturali e buonissime!
Questa ricetta è vegan, ve ne suggerisco un'altra che trovate qui
Ora però passiamo al piatto di oggi

Cavolfiore con capperi, olive e semi di finocchio
 Ingredienti per 4 persone

cavolfiore bianco: uno medio, freschissimo
cipolla bianca: mezza piccola
aglio: uno spicchio
pomodori: 2 ramati piccoli
semi di finocchio: un cucchiaino
capperi sotto sale: un cucchiaio
olive al forno: due cucchiai
olio: qualche cucchiaio
sale: qb

Procedimento
Lavare e mondare il cavolfiore, tagliarlo in cimette e sbollentarlo per qualche minuto in acqua bollente salata, mantenendolo però sodo.
In una padella, soffriggere la cipolla tritata sottile, fino a renderla trasparente insieme allo spicchio d'aglio, poi unire i semi di finocchio. Saltare le cimette di cavolfiore nell'olio rosolandole leggermente. Nel frattempo tagliare i pomodori a pezzetti piccoli ed unirli ai cavolfiore. Far saltare il tutto per qualche minuto finchè i pomodori saranno morbidi e avranno rilasciato il loro sugo. Unire i capperi e le olive e saltare il tutto ancora qualche minuto. Aggiustare di sale, e servire tiepidi.
E' un piatto molto semplice, ma gustoso e sfizioso. Provatelo con dei crostini caldi, può essere un ottimo contorno ma anche un antipasto veloce.

Alcune annotazioni: ovviamente i capperi se non sono di Salina vanno bene comunque, purchè siano di buona qualità, così anche per le olive, se non sono quelle del vostro giardino va bene lo stesso, consiglio magari quelle al forno, magari leggermente condite, ma non in salamoia per intenderci.
Con questo è tutto, vi abbraccio e ci ritroviamo al prossimo post.

mercoledì 16 ottobre 2013

Gnocchi di zucca


Vi piace l'autunno? A me no. Si si, lo so, è romantico, poetico, struggente, i colori degli alberi sono spettacolari, tutto quello che vi pare, però a me intristisce parecchio. Mi vedo già col termometro in bocca, la trapunta fin sul naso e i piedi perennemente ghiacciati :D
Di solito funziona così: a fine estate comincio ad avvertire i primi segni di sofferenza. Poi, poco a poco i veri segnali: una foglia un po' più gialla del solito, le prime pioggerelline insistenti, l'umidità che diventa nebbia... e la prima volta che vedo in giro un venditore di caldarroste capisco che ormai, è giunta l'ora! e lo scoramento diventa definitivo. Mettiamoci anche il Natale quasi alle porte, il termosifone acceso e l'abbigliamento da palombaro e abbiamo fatto il quadro completo. Sono proprio al livello che ho il magone perenne...capisco anche che non posso stare col magone fino a primavera, ma non so che farci. Eppure mi dico, c'è gente a cui piace l'autunno, potrò trovarci anch'io qualcosa di bello...
Così, tra sospiri e sbuffi, tra molta rassegnazione e flebili entusiasmi, piano piano si riaccendono i forni. E' li che mi accorgo che tutto diventa più accettabile, almeno si cucina mi dico, si mangia e soprattutto si beve! :) e qui mi sa che mi son giocata l'ultima parvenza di serietà ;-)
Comunque, pensate quel che vi pare, ma io d'inverno mangio e bevo con meno sensi di colpa, pensando che tanto la fatidica prova costume chissà se arriverà mai un'altra volta…ora come ora sembra così lontana! Secondo voi arriverà? :D
Poco male, perchè nell'attesa fortunatamente possiamo, sperimentare, assaggiare, invitare, condividere, l'inverno è lungo.
E allora diamo il via alle ricette autunnali la prima, quella di oggi, fa onore ad un'ortaggio tanto buono quanto bello, anzi magico direi la zucca! Che tra le altre cose, non fosse altro che per il suo colore, porta anche una nota di allegria.
E zucca sia con dei buonissimi ed intramontabili gnocchi. Li avete mai provati? A me gli gnocchi piacciono tantissimo, e mettono allegria, mi ricordano proprio le domeniche a casa della nonna. Conditi con burrro salvia e parmigiano, oppure con questa deliziosa crema al radicchio  Altamente consigliati anche quelli di pane (buonissimi, li adoro) trovate la ricetta qui.
Ma ora vi lascio la ricetta di oggi

Gnocchi di zucca
ingredienti per 4/5 persone

zucca: 500 gr di polpa (già cotta)
farina: 200 gr
uovo: 1
sale: qb
burro: per condire
salvia: qualche foglia
parmigiano: qb

Il giorno prima : lavare la zucca con la buccia, dividerla a metà, togliere i semi, tagliarla a fettine spesse circa 4 /5 cm, distenderle su una placca rivestita di carta forno ed infornare a 180° (coperta con stagnola per i primi 30 minuti) finché la polpa sarà morbida.
Togliere dal forno, far raffreddare, eliminare la buccia, tagliare a pezzi la polpa, metterla su un colino a perdere l'acqua in eccesso per una notte.
Il giorno dopo, schiacciare le polpa con una forchetta, aggiungere l'uovo, un pizzico di sale, e la farina fino ad ottenere un impasto non troppo umido (bisogna fare una prova perchè la quantità di farina dipende dall'umidità della zucca)
Mettere a bollire dell'acqua, salarla e prelevando un po' di polpa con un cucchiaiono, far cadere nell'acqua gli gnocchi pochi alla volta. Prelevarli con una schiumarola quando vengono a galla e tenerli da parte. Procedere così fino a terminare tutto l'impasto (fate la prova con uno gnocco all'inizio per valutarne la consistenza. Se necessario aggiungete farina poco alla volta)
Una volta cotti tutti gli gnocchi, sciogliere del burro con della salvia, farlo insaporire bene e saltare gli gnocchi nel condimento. Cospargere di parmigiano e servire subito.
In alternativa, gli gnocchi si possono congelare prima di essere conditi.
In questo caso procedete così: mano a mano che li prelevate distendeteli su dei vassoi rivestiti di carta forno e metteteli in congelatore distanziati tra loro. Il giorno dopo, mettete gli gnocchi ormai congelati in sacchettini di plastica (una ventina per persona circa). Quando vorrete mangiarli, tuffateli ancora congelati in acqua bollente salata, scolateli quando vengono a galla, conditeli e servite subito.

Sono ottimi per far tornare il buon umore, e se alla ricetta unite una tavola ben apparecchiata il gioco è fatto.
Ad esempio a sorpresa, sul famoso sito dell'urlo, ho trovato un'incredibile sezione dedicata alla casa. Insomma sfido qualunque appassionato di cucina a disdegnare lo shopping "culinario" e voilà, troverete tanti utensili da cucina su Zalando.it

Per quanto riguarda invece qualche consiglio utile, qualche informazione in più sugli ortaggi più magici che ci siano, potete andare qui, qualche approfondimento non fa mai male.

E con questo ho finito, vado a pensare a cosa cucinarvi per la prossima volta. Mando un bacio a tutti, ci ritroviamo al prossimo post, speriamo prestissimo!

lunedì 16 settembre 2013

Spezzatino di soia piccante


Forse non tutti sanno che, anche se non sono dichiaratamente vegetariana, sono fortemente simpatizzante, e se non fosse che la carne qualche volta sono costretta a prepararla (per fortuna molto raramente!) potrei diventare vegetariana a tutti gli effetti, ma ci sto lavorando, ho dei progetti! Ancor di più da quando ho aderito ai mercoledì vegani. Sapete di che si tratta? beh, magari se l'argomento vi interessa leggete qui.
Comunque, non so come dire, ma da quando sono veganailmercoledì, anche gli altri giorni ormai alcune cose fatico a mangiarle, almeno senza essermi posta una serie di domande. Se prima un dolce mi pareva qualcosa di assolutamente innocuo, ora lo guardo con più sospetto, se le uova mi parevano assolutamente concesse, ora anche no, e potrei continuare con un lungo elenco.
Chiarisco che non sono una fanatica, né un'estremista, ho una particolare simpatia per chi fa scelte etiche sacrificando il proprio piacere personale, ma rispetto anche chi, a determinate cose non vuole rinunciare. Quello su cui rifletterei invece è il modo in cui certi alimenti vengono consumati.
La carne per esempio, ormai lo sanno tutti, costa moltissimo in termini di risorse. E senza dover chiedere a qualcuno che non ne vuole sapere, di rinunciare definitivamente alla bistecca, gli proporrei di ridurne il consumo facendogli capire che anche solo questo piccolo sacrificio innescherebbe una serie di reazioni positive.
Se poi questo piccolo sacrificio lo facessimo in molti, i benefici sarebbero enormi, risparmieremmo molte risorse a livello ambientale, risparmieremmo le vite di tanti animali cui forse potrebbe anche essere concessa la possibilità di condurre un'esistenza migliore, e non ultimo, ne guadagneremmo in salute. Vorrei spendere qualche parola per ricordare che scegliere consapevolmente le uova è importantissimo! Non orientiamoci solo in base al prezzo. In tempi di crisi, assumere un comportamento etico, può fare veramente risparmiare. La decisione non è così difficile da prendere, basta rifletterci un po' e darsi delle motivazioni, alla fine , il risultato finale è sempre fare del bene a noi stessi! E se a qualcuno tutto il resto non interessasse, il proprio bene non è abbastanza forte come motivazione?
Lo so, la consapevolezza non è sempre facile da gestire, ma vivere in modo etico fa sentire meglio in tutti i sensi. Provare per credere...
E per convincervi definitivamente, ecco la ricetta dello spezzatino più etico che c'è:

Spezzatino di soia piccante
Ingredienti per 4 persone

bocconcini di soia disidratata: 250 gr
pomodoro a pezzi (in barattolo): 600 gr
cipolla: 1
aglio: due spicchi
salsa di soia: 1 tazzina circa
olio evo: qb
farina: qb
piselli: 6 manciate
alloro: una foglia
carote: 1 grande
sedano: una costa
brodo vegetale: facoltativo
peperoncino fresco o paprika forte: a piacere

Procedimento
Portare ad ebollizione dell'acqua o del brodo vegetale, versare la soia, far cuocere 5 minuti a fiamma bassa, poi spegnere e lasciare riposare altri 5 minuti. Scolare bene, tamponare con della carta per eliminare l'acqua e tenere da parte.
Tritare la cipolla sottilmente, unire anche il sedano e la carota tagliati a pezzetti piccoli, aggiungere uno spicchio d'aglio l'olio d'oliva e far soffriggere finchè le verdure saranno tenere. Aggiungere la foglia di alloro e il pomodoro a pezzi. Unire ¾ di bicchiere d'acqua in cui avrete sciolto un cucchiaio di pomodoro doppio concentrato. Cuocere a fiamma bassa, aggiustando si sale. Unire del peperoncino fresco o se preferite della paprika forte e finire la cottura. Ilsugo deve risultare non troppo denso.
A parte bollire dei piselli, vanno bene anche surgelati, circa 6 manciate e scolarli.
In un'ampia padella antiaderente versare circa sei cucchiai di olio extravergine di oliva con uno spicchio d'aglio. Infarinare leggermente i bocconcini di soia, eliminare l'eccesso di farina, e rosolarli nell'olio finchè saranno ben dorati. Si può fare anche metà per volta (in modo che rosolino meglio).
Sfumare con un po' di salsa di soia e farli saltare un paio di minuti. Aggiungere il sugo di pomodoro e mescolare bene, cuocere ancora cinque minuti, infine unire i piselli, mescolare e servire.

Alcune annotazioni: la soia deve essere di ottima qualità, consiglio di usare i bocconcini irregolari, tipo straccetti, non quelli tondi e tutti uguali. Hanno una consistenza completamente diversa e la bontà del piatto dipende in buona parte dal tipo di soia utilizzata. Io la trovo al Natura si.

E con la speranza di aver fatto riflettere qualcuno, un bacio a tutti e al prossimo post :-)

martedì 10 settembre 2013

Torta di mele


La torta di mele, per me come per molti credo, è uno di quei cibi che rassicurano, che riportano immediatamente al ricordo della nonna, della famiglia, della casa.
Qualunque nonna degna di questo nome deve aver fatto almeno una torta di mele in vita sua! :D perfino nonna papera aveva un debole per le torte di mele! E chi c'è di più autorevole di lei in fatto di dolci?
Io, quando voglio essere sicura di non sbagliare, preparo una torta di mele!. E' vero che inspiegabilmente esiste anche qualcuno a cui non piace! e secondo me in questo, qualche nonna ha una grossa parte di responsabilità! (d'altra parte mica tutte le nonne sono brave ai fornelli!)
Comunque, a parte qualche eccezione, la torta di mele secondo me è la torta con la t maiuscola!
Ora lo so che sarà facile cadere nella banalità di dire che quella che posto oggi è la torta di mele più buona che abbia mai mangiato! Istintivamente lo direi, se non fosse che ad ogni torta di mele si tende a ribadire questo stesso concetto! Allora la metto così: questa è la torta di mele che, dalla prima volta che ho provato, ho continuato poi a fare senza che mi venisse voglia di provarne un'altra! Ecco, questa è la pura e semplice verità!
Tra l'altro la ricetta non è nemmeno di quelle tramandate da qualche avo, prozia, bisnonna, nonna e via dicendo, ma è una ricetta trovata su Sale e Pepe, non ricordo di quale mese né di quale anno, comunque io l'adoro! E sono certa che se la proverete l'adorerete anche voi.
Tra l'altro questo post cade proprio a fagiuolo come si suol dire, perchè restando in tema di comfort food, vorrei segnalare una bellissima ed interessantissima mostra alla cui presentazione ho avuto il piacere di essere stata invitata: 

Il tema trattato non è certamente leggero, ma un'occasione di riflessione su un importante tema sociale come' è la pena di morte. In mostra infatti tredici scatti che raccontano l'ultimo pasto di altrettanti condannati alla pena di morte.
Bellissime le foto scattate in studio, dall'artista-fotografo Henry Hargreaves, che ha potuto comporre i set grazie alla documentazione che è riuscito a reperire. Molto bello e interessante il percorso pensato dal curatore in collaborazione con diversi professionisti provenienti da ambiti differenti, che racconta questa mostra e il suo significato.
Consiglio a tutti coloro che hanno occasione di essere a Venezia in questi giorni e fino al 24 novembre 2013 di visitarla al Museo della follia all'isola di San Servolo.
E ora passiamo alla ricetta:

Torta di mele
Ingredienti per 6 persone

farina: 125 gr
mele: 3 piccole (renette o altro tipo dolce)
zucchero semolato: 125 gr
uova: 2
burro: 60 gr
limone: uno, non trattato
lievito: 1/2 bustina
latte: qualche cucchiaio
zucchero a velo: qb
sale: qb

Procedimento
Grattugiare la buccia di limone. Sbucciare le mele, tagliarle a fettine e bagnarle con un po' di succo di limone.
Far ammorbidire il burro a temperatura ambiente e poi montarlo con lo zucchero finchè sarà bianco e spumoso. Aggiungere un uovo e continuare a montare. Quando è bene assorbito aggiungere il secondo aiutandosi eventualmente con uno o due cucchiai di farina. Aggiungere un cucchiaino di vaniglia e poco a poco il resto della farina setacciata con il lievito, il sale ed infine il latte per rendere morbido l'impasto.
Versare l'impasto in una tortiera imburrata ed infarinata di 18/20 cm di diametro. Sistemare le fettine di mela, mettendole molto fitte e riempiendo il più possibile l'impasto. Livellare la superficie ed infornare a 170° per circa 40 minuti. Fare la prova stecchino prima di estrarre la torta dal forno. Farla raffreddare su una gratella e spolverizzare di zucchero a velo prima di servire.
Se avete voglia di confrontare la ricetta, ne trovate un'altra qui qui.

Eccoci arrivati alla fine del post, credo di aver detto tutto...un bacio a tutti e al prossimo post! Speriamo prestissimo ;)

martedì 16 luglio 2013

Biscotti al kamut


Oggi sono veramente a pezzi, e triste, ma veramente molto triste, sapete quella tristezza che si appropria del vostro stomaco, del vostro cervello e del vostro cuore? Proprio quella.
Qualche volta è così difficile capire se la strada che si sta percorrendo è quella giusta o se si sta sbagliando direzione che ci vorrebbe un manuale d' istruzioni, perché in fin dei conti, l'esperienza passata non è che aiuti molto. Ogni volta sembra che quello che abbiamo vissuto non c'entri niente con oggi.
Ma allora quand'è che quello che è stato servirà a capire qualcosa? E magari a non commettere errori? Io sto ancora aspettando che quel momento arrivi! E quanto durerà questa volta? Il tempo a volte sembra veramente infinito...
Quindi mi perdonerete se non mi dilungo in chiacchiere, è che ho fretta di mettermi a fare qualcosa di sbagliato, tipo fumare, bere birra, saltare i pasti e roba simile. Ma perchè quando soffriamo vogliamo farci del male? Ditemi che anche voi quando soffrite, quando lo stomaco vi si contorce e la voce fatica ad uscire fate le peggiori cose! Ma poi tutto passa si dice no? E speriamo stavolta passi in fretta...ho già trascorso un tempo infinito a far passare i dolori, avrei proprio bisogno di una tregua.
E visto che non ho molta voglia di mettermi ai fornelli, vi lascio una ricetta dolce che ho preparato qualche giorno fa. Lo zucchero si sa, nei momenti bui aiuta sempre. L'unica cosa che consiglio, se siete veramente tristi, è di sostituire un innocuo miele con un barattolo gigante di cioccolata spalmabile! E a pensarci bene i biscotti a questo punto sarebbero pure superflui. Ma ormai li ho fatti e vi lascio la ricetta caso mai foste alla ricerca di un biscottino leggero leggero, un po' come vorremmo che qualche volta fosse anche la nostra vita...

Biscotti al kamut
Ingredienti
farina 00: gr 125
farina kamut:100 gr
farina di riso: 25 gr
zucchero a velo: 125 gr
olio di semi: 50 gr
uovo: 1
bustina di lievito:1
polvere di caffè:1 cucchiaino
essenza di vaniglia:1/2 cucchiaino
sale: un pizzico
buccia di ½ arancia grattugiata

Procedimento
Setacciare le farine con il lievito e il sale.
Aggiungere lo zucchero, il caffè e mescolare bene. Fare un foro al centro, aggiungere l'uovo, l'essenza di vaniglia, e l'olio. Mescolare i liquidi inglobando poco a poco la farina con una forchetta. Impastare velocemente e se serve aggiungere un po' d'acqua fredda. Formare un panetto e farlo riposare in frigorifero un quarto d'ora. Tirare la pasta ad uno spessore di circa tre millimetri, tagliare con una formina ed infornare a 180°C per 15 minuti. Si conservano a lungo in una scatola di latta.

Alcune annotazioni: si può sostituire la farina di kamut con quella di farro e sostituire il caffè con del cacao

Bene, anche per oggi sono arrivata in fondo alla pagina, vi abbraccio tutti e ci ritroviamo al prossimo post, io intanto corro a fare qualcosa di sbagliato ;) 

lunedì 8 luglio 2013

Imam bayildi


Eccomi qua, di ritorno dalla Grecia e con un pensierino per voi. E che vi potevo mai portare se non una bella ricetta? In realtà sarebbe una ricetta turca, ma in certe zone della Grecia questo piatto si mangia ovunque...soliti scambi tra vicini direi. Comunque, a me l'imam Baiyldi piace tanto, è uno di quei piatti che si devono mangiare senza troppi sensi di colpa, in fin dei conti dopo una lunga giornata al mare, un giro in motorino, nuotate e tuffi, bagni di sole e birra al tramonto, a fine giornata ce lo saremo pur meritato un piatto sostanzioso no? :)
Vabbè, ognuno gestisca i sensi di colpa a modo suo, il mio metodo è quello di convincermi che, il giorno dopo, è quello decisivo per diventare una maratoneta convinta, poi succede sempre qualcosa e quel giorno ancora deve arrivare, ma so che prima o poi correrò tanto da consumare tutte le calorie superflue accumulate negli anni :D Mi ci vedete a ottant'anni a correre come una forsennata? Sento che andrà così.
Che posso raccontare della Grecia? Posti incantevoli, atmosfera da sogno, cibo fantastico, mare insuperabile...manca qualcosa? Ah ecco, l'unica cosa che proprio mi fa soffrire sono tanti gatti troppo magri e affamati...anzi, ne approfitto per lanciare un appello a voi gestori delle centinaia di taverne greche: ma non gli potete dare qualcosa da mangiare a 'sti poveri gatti quando chiudete la cucina?????? Uff...sono uno strazio da vedere per me. Se non fosse per questo, la Grecia sarebbe il paradiso :D 
Ma torniamo all'imam bayildi! Fonti più autorevoli di me potranno confermare o smentire, ma dalle interviste raccolte negli anni, sono arrivata a capire che ognuno ha la sua ricetta (che scoop!) in ogni caso, a parte il ripieno, le melanzane si possono trattare in diversi modi, o bollendole qualche minuto in acqua, o friggendole pochi minuti o rosolandole in padella, facendo poi sempre seguire il passaggio in forno. Quindi! ognuno scelga il metodo che preferisce. Quello che ho scelto io? Beh, fritte ovviamente! per una volta che le faccio non voglio togliere nulla a questo piatto. Tanto domani vado a correre ;)

Imam baiyldi
Ingredienti per 4 persone

melanzane: 4 ( oblunghe è meglio!)
cipolle piccole: 3
pomodori: 2
peperone verde: una falda
aglio: due spicchi
cannella: un pizzico
zucchero: 1 cucchiaino
prezzemolo tritato: due cucchiai
sale, pepe: qb
olio per friggere: qb 
olio evo: circa un bicchiere 
Procedimento

Lavare le melanzane senza eliminare il picciolo ed asciugarle bene. Con un coltellino affilato tagliare longitudinalmente una una striscia di buccia per appiattire la base della melanzana. Dal lato opposto praticare un'incisione sempre in senso longitudinale. Immergere le melanzane per mezz'ora in acqua e sale. Nel frattempo affettare le cipolle non troppo sottili e metterle a soffriggere in olio extravergine d'oliva abbondante, aggiungere anche l'aglio a fettine. Dopo dieci minuti aggiungere il peperone tagliato a striscioline sottili e i pomodori a cubetti privati di acqua e semi e salare. Unire lo zucchero e il pizzico di cannella e lasciare cuocere le verdure finchè saranno tenere (ma non sfatte).
Intanto togliere le melanzane dall'acqua, sciacquarle, asciugarle bene e friggerle in olio caldo per cinque minuti rigirandole spesso (il tempo dipende dalle dimensioni, si devono solo leggermente ammorbidire, poi finiranno la cottura in forno) Scolarle su carta assorbente e aiutandosi con due forchette allargare il taglio in modo da creare lo spazio per il ripieno.
Sistemarle vicine in una teglia da forno, salarle un po' se necessario, riempirle con le verdure stufate, e condirle con un po' d'olio. Aggiungere sul fondo della pentola anche un po' di liquido di cottura delle verdure e mezza tazzina d'acqua. Infornare a 180° per circa mezz'ora, l'imam bayildi è pronto quando le melanzane saranno molto morbide, ci vorranno almeno 45 minuti.

Alcune annotazioni: il peperone qualche volta c'è e qualche volta no, dipende dai gusti, comunque si può anche omettere. Scegliete melanzane lunghe ma piccoline, saranno più facili da friggere e sono anche più belle da servire. Cannella pochissima, non deve sovrastare i sapori delle verdure, proprio un'idea come si dice...Per me il piatto è più buono se fatto riposare qualche ora.. Si mangiano tiepide


giovedì 20 giugno 2013

Frittelle di zucchine e labne


Vi piacciono le frittelle? a me si, ma d'estate, con la prova costume alle porte, come si fa? Certo si potrebbe sempre rinunciare, ma con tutte le verdure a disposizione, la poca voglia di cucinare cose elaborate, e la fame che prima o poi si sa si fa sentire, qualche volta è difficile non cedere alla tentazione.
Appurato però che non vogliamo abusare di olio e condimenti vari, e che il forno non è proprio il caso di accenderlo, cosa ci resta? l'antiaderente! ovvio.
Ora abbiamo a  disposizione una linea di antiaderenti dalle performance eccezionali, con rivestimento sicuro e due volte più durevole, resistente ai graffi, dotato di  Lagospot, uno speciale misuratore di temperatura, che ci dice quando la padella ha raggiunto la temperatura giusta per cuocere i nostri cibi nel modo più corretto e sano possibile. La linea è di Lagostina e si chiama Expert pro. Fino al 31 luglio, acquistando una padella expert pro o tempra da 24 e/o 28 cm, Lagostina offrirà uno sconto del 30%. In più si può partecipare ad un concorso a premi con estrazione finale, e sapete qual'è il primo premio? Simone Rugiati che preparerà a casa vostra una fantastica cena per voi e per i vostri ospiti.  Cosa volere di più? per tutti i dettagli leggete qui... io non aggiungo altro :)


Ecco che non dobbiamo più rinunciare alle frittelle, perchè bastano davvero poche gocce d'olio e la padella alla giusta temperatura per preparare un piatto veloce, sano e buonissimo.
Vi lascio questa ricetta che con le infinite versioni possibili, sono sicura risolverà cene, pranzi e buffet fino a quando il vostro orto non si stancherà di produrre zucchine :)
Ricetta semplicissima, ma che piacerà a tutti.

Frittelle di zucchine e labne
Ingredienti

zucchine medie: 3 ( circa 350 gr)
uova: 1
farina: due cucchiai rasi (circa 20 gr)
parmigiano grattugiato: due cucchiai
pangrattato: due cucchiai
menta: 6 foglioline (o se preferite basilico)
sale: qb
olio: pochissimo!
yogurt bianco: 250 gr

Procedimento
Versare 250 gr di yogurt bianco su un colino foderato di garza. Porre in frigo con un recipiente sotto, a perdere il siero per almeno due ore (ma anche di più, a seconda di quanto lo volete denso). Se volete leggere il procedimento leggete qui 
Lavare le zucchine e grattugiarle con una grattugia a fori spessi. Mescolarle ad un uovo leggermente sbattuto,  la farina, il pangrattato, il parmigiano, un pò di sale e la menta o il basilico spezzettati.
Scaldare un filo d'olio su una padella antiaderente e cuocere il composto di zucchine a cucchiaiate, appiattendo leggermente le frittelle col dorso di un cucchiaio.
Girarle per farle dorare da entrambi i lati, e farle asciugare su carta da cucina. Far raffreddare bene le frittelle e servirle con lo yogurt colato e dei fiori di zucchina tagliati a julienne.

Bene, io vi saluto, ci ritroviamo appena torno dalle vacanze, andrò qualche giorno in Grecia a fare scorpacciate di dolmados, di fava, di mare e di sole. Ma non starò via troppo. Contenti? E prometto di portarvi qualcosa :) Un bacio a tutti e al prossimo post

lunedì 27 maggio 2013

Sciroppo di sambuco


E' tempo di erbe, di erbette e di fiori da portare in tavola. E' vero che danno un gran da fare, ma per la soddisfazione, ne vale certamente la pena. Oltretutto riscoprire il valore di cose quasi dimenticate ci fa essere più rispettosi verso ciò che ci sta intorno, partendo anche dalle piccole cose, quelle apparentemente senza valore.
E' vero che non tutti hanno la fortuna di avere appena fuori dalla porta di casa prati incolti, boschi e radure, ma ci sono piante spontanee che sono facilmente reperibili, basta una passeggiata nella campagna vicina e sarà facilissimo imbattersi in qualche arbusto di sambuco.
Sapete quello con quei fiori bianchi ad ombrella che poi si trasformano in bacche piccole e color inchiostro? Non avete mai fatto la gara con le cerbottane da piccoli?
Vabbè, lasciamo stare...comunque, il sambuco è una pianta veramente molto comune, e in cucina dà grandi soddisfazioni. I fiori si possono utilizzare per preparare un ottimo sciroppo che sarà perfetto per una bibita rinfrescante quest'estate. Oppure si possono fare fritti, con la pastella. Con le bacche invece si fa una particolarissima marmellata che vale la pena provare.
Oggi vi lascio la ricetta dello sciroppo, facile, veloce e davvero molto buono. Una volta aperto si conserva in frigorifero per un po', il tempo di finire la bottiglia insomma...

Sciroppo di sambuco
ingredienti

fiori di sambuco: 20/25
limoni bio: 3
zucchero: 1,5 Kg
acqua: 1,5 l
acido citrico: 20 gr

Procedimento
Raccogliere i fiori di sambuco lontano da zone trafficate e quando i fiori sono aperti ma freschissimi.
Pulire i fiori molto delicatamente immergendoli rapidamente in acqua fresca, toglierli dall'acqua, appoggiarli su carta assorbente ed eliminare i gambi verdi.
Tagliare i limoni in pezzi grossi. Mettere a macerare fiori e limoni nell'acqua per 24 ore in un recipiente coperto. Trascorso il tempo foderare un colino con una garza pulita senza tracce di detersivo, versare fiori e limoni nel colino e raccogliere tutto il liquido in un recipiente. Strizzare i fiori e i limoni per ricavare tutto il succo. Aggiungere lo zucchero e l'acido citrico e mescolare bene. Porre sul fuoco e far sobbollire pianissimo per circa 10 minuti, finchè lo zucchero sarà completamente sciolto. Spegnere, imbottigliare in contenitori puliti e far raffreddare. Conservare in frigorifero
Ottimo come bevanda rinfrescante, va usato come uno sciroppo quindi diluito in acqua fresca in proporzioni secondo i propri gusti, con aggiunta di ghiaccio e limone. 

Prendersi cura delle cose è doveroso, soprattutto se si tratta di risparmiare risorse. Uno stile di vita sostenibile oggi è un imperativo assoluto.
Prendersi cura delle cose significa anche allungare la vita di quelli che sono i nostri alleati nei lavori domestici, i nostri aiuti in cucina, come per esempio la lavastoviglie.
Ci sono tanti prodotti efficaci che ci permettono di aumentare l'efficienza dei nostri elettrodomestici consentendoci così di risparmiare tempo e denaro. Oggi vi parlo di un altro prodotto Pril, l'ultimo dei tre che ho avuto il piacere di testare, Pril cura lavastoviglie: un prodotto che penetra nelle parti più nascoste della lavastoviglie che sarebbe impossibile pulire, e con la sua formula 3x azione pulente, pulisce a fondo dal grasso che si deposita durante i lavaggi e dai residui di calcare. Niente da dire, un ottimo sistema per essere sicuri di curare al meglio la nostra lavastoviglie e di garantirle una vita più lunga evitando costosi interventi di manutenzione.
Basta usarlo una volta al mese o ogni due mesi per assicurarsi una lavastoviglie pulita ed efficiente.
E se vi interessa qualche consiglio su come usare al meglio la vostra lavastoviglie leggete qui. 

E anche per oggi ho finito, un post un pò lungo ma spero vi sarà molto utile. Vi abbraccio e vi do appuntamento al prossimo post. Un bacio a tutti


venerdì 17 maggio 2013

Involtini di lattuga


Vabbè, saltiamo la parte dove cerco di spiegare perchè è tanto che non posto qualcosa, rischierei solo di essere ripetitiva. Diciamo che tra le tante cose alcune prendono il sopravvento, altre perdono posizioni, altre scompaiono. La cucina occupa sempre un posto importante, cucino, sperimento, mangio, e naturalmente ingrasso anche un pò. Mancano solo i post, ma ogni tanto arrivano anche quelli.
Ci avete fatto caso? Quando dobbiamo rinunciare a qualcosa per mancanza di tempo, è sempre a quello che ci piace di più che togliamo spazio.
Io ci ho anche provato a trascurare le cose che non mi piacciono per dare spazio ad altro...ma il risultato alla lunga non ha convinto. Per esempio perchè fare il letto tutti i giorni? Perchè passare l'aspirapolvere, perchè imbiancare casa? o togliere le erbacce nell'orto? Ecco, mentre tento di darmi una risposta penso a tutte quelle donne che hanno un lavoro fuori casa tutto il giorno, un marito, dei figli, un cane, qualche gatto, una casa grande e magari riescono anche ad andare in palestra!
Secondo me non ce la raccontano tutta. Dai, qualcosa lo trascureranno anche loro! Che so...magari per cena ogni tanto qualche scatoletta? O forse vestiranno con quelle cose stropicciate che non serve stirare? Boh, vabbè, senza voler togliere meriti a chi è più bravo di me a gestire il tempo, dico solo che io non sono un modello di super efficienza, quindi a rotazione qualcosa dalle mie priorità resta fuori. La situazione certe sere è sfuggita talmente al controllo che ho persino ceduto all'idea di veder sorridere un sofficino!
Ecco, io magari non sarò un modello di superefficienza, ma di sicuro il tempo che dedico a cucinare è tempo che dedico alle persone che amo...anche questo avrà un valore no? Oltre a ciò ho un'altra missione: cercare di non sprecare, vivere in modo il più possibile sostenibile e fare attenzione alle risorse. Vi lascio la ricetta di oggi, semplice, economica ma comunque un po' speciale.


Involtini di lattuga ripieni di riso

Ingredienti per 4 persone (12 involtini)
verdure bollite avanzate (es bieta): 120 gr
riso bollito: 65 gr
lattuga: circa 15 foglie grandi
olio di sesamo: 4 cucchiai
salsa di soia: 3 cucchiai
brodo vegetale: 4 mestoli (350 gr)
aglio: 1 spicchio
zenzero fresco: 1 cm
filetti di verdure fresche: a piacere per decorare

Procedimento
Lessare il riso in acqua leggermente salata, poi scolarlo e farlo raffreddare.
Scaldare quattro cucchiai d'olio di sesamo con due fettine di zenzero e uno spicchio d'aglio e lasciare insaporire. Tritare la verdura bollita, saltarla nell'olio e tenerla da parte.
Sbollentare per pochi secondi le foglie di lattuga procedendo con una foglia per volta e stendendola poi su un telo pulito ed asciutto dopo averle raffreddate immergendole una per volta in acqua fredda. Scegliere le foglie più grandi ed intatte, e prepararne una quindicina. Con un coltellino affilato eliminare le costole dure alla base (potete aggiungere le costole alla verdura saltata dopo averle tritate con un coltello).
Mescolare il riso freddo alle verdure saltate e prelevandone un pò alla volta, formare dodici polpettine allungate compattando bene il riso e sistemare ognuna su una foglia di lattuga. Piegare verso l'interno i due lembi alla base della foglia e poi arrotolare il riso verso la punta cercando di sigillarlo bene (se la foglia si rompe potete utilizzare parti delle foglie in più per aiutarvi nell'operazione di sigillatura)
Scaldare 4 mestoli di brodo vegetale e insaporirlo con circa 3 cucchiai di salsa di soia (la sapidità va valutata secondo i gusti personali). Dividere il brodo in 4 piatto fondi, sistemare al centro di ognuno 3 involtini e decorarli a piacere con striscioline di porro o di cetriolo e di peperone crudi. Servire subito.

E dopo questa ricetta di riciclo che permette di risparmiare e di non sprecare, restiamo in tema di sostenibilità parlando di qualcos' altro che ci permette di risparmiare tempo e denaro. Vabbè, che la lavastoviglie faccia risparmiare tempo lo sanno tutti. Che faccia risparmiare denaro è presto spiegato: permette di consumare meno acqua di quella che sarebbe necessaria lavando le stoviglie a mano. In più esistono prodotti che permettono di migliorare le prestazione del nostro elettrodomestico già a basse temperature, permettendoci di consumare meno energia e quindi di risparmiare sulla bolletta...



Parliamo per esempio del brillantante Pril: grazie ad una speciale formula, 3xAzione Brillantante permette di ottenere stoviglie brillanti, anche quelle più delicate come per esempio i bicchieri, una lavastoviglie pulitissima sulle pareti interne, e infine un filtro splendente che assicura un miglior funzionamento anche nelle parti più nascoste, quindi diciamo che si può risparmiare anche sull' eventuale manutenzione. Grazie ai nuovi prodotti Pril, risparmiare tempo e denaro è possibile. Io li ho provati e mi sono trovata benissimo. E per farvi un'idea più precisa di quanto la vostra lavastoviglie con i prodotto giusti può farvi risparmiare date un'occhiata qui, troverete tante informazioni interessanti e potrete consultare l'econometro per sapere quanto potrete effettivamente risparmiare con la vostra lavastoviglie.
Beh, a chi non interessa sapere come fare? Basta un po' di attenzione ed il prodotto giusto ed il gioco è fatto. E non è certo un aspetto da trascurare, tempo e denaro in più fanno comodo a tutti no?

Ecco fatto, un post un po' lungo ma siamo arrivati alla fine anche stavolta. Però torno presto, ora che la mia lavastoviglie è efficientissima ho un sacco di tempo a disposizione, ad averlo saputo prima..... :)
Ora ho proprio finito, un bacio a tutti e al prossimo post...tutto sui profumi, d'altra parte è primavera!