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giovedì 9 luglio 2015

Peperoni ripieni


Oggi ricetta super veloce. Ho utilizzato dei peperoni corno, molto dolci e un ripieno molto semplice, preparato con del pane casereccio raffermo, parmigiano, erbe aromatiche, capperi e olio evo. Mi piace molto utilizzare il pane raffermo, è sempre utile avere qualche idea di recupero. Questa ricetta ha tutti i sapori dell’estate e delle erbe aromatiche, leggera ma molto gustosa, l’ho pensata per il contest 4cooking a cui sono stata invitata. Questa è la mia idea di ricetta, pochi ingredienti, per un piatto pieno di sapore.
#PRChef2015

Peperoni ripieni 
Ingredienti
Peperoni corno: 4
Pane raffermo: 50 gr
Parmigiano reggiano stagionatura 12 mesi: 30 gr
Capperi: 15 gr
Basilico, erba cipollina, prezzemolo, menta tritati: 1 cucchiaio
Sale, pepe: qb
Olio evo: qb

Procedimento

Lavare i peperoni, privarli del picciolo e dei semi interni. Tritare le erbe aromatiche. Passare al mixer il pane raffermo con le erbe aromatiche, i capperi, il parmigiano e tre cucchiai d’olio evo. Riempire i peperoni con il trito aromatico, un giro d’olio evo, ed infornare a 180° per 35 minuti, finchè i peperoni saranno morbidi. Servire tiepidi. 

lunedì 12 settembre 2011

Sciroppo di ribes

del mio orto


Sciroppo di ribes


Mi succede sempre! Se tengo le ricette troppo a lungo senza postarle, poi non mi va più di farlo. Così spesso me ne ritrovo un bel po', di cui non so più che fare. Ma a pensarci bene sono perfette per i momenti di crisi di ispirazione o per quelli troppo concitati.
Ora, non che questo lo sia, diciamo piuttosto che subisco ancora un po' la svogliatezza del dopo vacanze, unita al fatto che questa ricetta proprio non mi va di non postarla per due ragioni: la prima è che fa parte della mia rubrica orto-giardino che quest'estate, in preda ad una specie di raptus noblog, ho trascurato alla grande.
La seconda è che si tratta del mio primo sciroppo di frutta (se escludiamo quello di viole, che in effetti era di fiori, altro procedimento). Insomma, non potevo proprio non postarla, tanto più che la ricetta è di uno che di cucina ne sapeva qualcosa, il mitico Pellegrino Artusi che a proposito di questo sciroppo scrive: "questo frutto, contenendo in sé molto glutine, richiede una lunga fermentazione; tantoché se sciogliete dello zucchero nel succo del ribes appena spremuto e lo mettete al fuoco, otterrete non uno sciroppo, ma una gelatina".
A questo punto ho voluto sperimentare la fermentazione, cosa con la quale ancora non mi ero mai cimentata. Ho seguito le indicazioni dell'Artusi che riporto passo passo.
Ho solo cambiato i quantitativi. Io partendo da poco più di un chilo di ribes ho ottenuto 800 gr di succo filtrato. L'Artusi partiva da 4 chili di succo che mi sembrano veramente troppi. Le proporzioni sono le stesse, a parte pochi grammi in meno di zucchero, ma non fanno differenza (tra parentesi i quantitativi originali)


Ingredienti
succo di ribes filtrato: 800 gr (Artusi parte da 3 kg di frutta, io da 1,2 kg)
zuccchero: un chilo (Artusi 4 Kg)
acido citrico: 8 gr (Artusi 30 gr)


Procedimento
Lavare il ribes e asciugarlo bene. Schiacciarlo lasciandolo nei suoi grappolini come si fa per l'uva e porlo in un recipiente di terracotta (o di legno, consapevoli che si colorerà quasi irrimediabilmente!). Lasciarlo in un luogo fresco mescolandolo due volte al giorno. La fermentazione comincerà dopo qualche tempo, ci potrebbe volere anche qualche giorno. Bisogna continuare a mescolarlo finche avrà cessato di fermentare, o come dice l'Artusi: " finchè avrà cessato di alzare" . A questo punto passare il tutto attraverso un canovaccio pulito strizzando bene con le mani. Poi passare il liquido ottenuto attraverso un colino a magle fitte, anche due o tra volte per ottenere un liquido limpidissimo. Pesare il succo così ottenuto, metterlo sul fuoco e portarlo a bollore. Quindi aggiungere lo zucchero e l'acido citrico.
"Girate continuamente il mestolo onde lo zucchero non si attacchi, fatelo bollir forte per due o tre minuti, assaggiatelo per aggiungere altro acido citrico, se occorre, e quando è freddo imbottigliatelo e conservatelo in cantina.
Vi avverto che il bello di questi sciroppi, è la limpidezza e per ottenerla è bene abbondare nella fermentazione"
Alcune annotazioni: nel dubbio, è meglio prolungare la fermentazione piuttosto di rischiare di interromperla prima che sia finito il processo.
In quanto al filtraggio, più si filtra più lo sciroppo è limpido. Il gusto in questo caso non cambia, è però visivamente molto più bello, ma se la cosa non interessa particolarmente si può filtrare anche una sola volta.  Io ho fatto una cosa media. E' venuto abbastanza limpido ma non proprio trasparente, confesso che dopo un pò mi ero stufata :-) Comunque lo sciroppo è molto bello lo stesso....Certo se lo preparate per fare acqua e sciroppo allora dovete avere pazienza e filtrarlo benissimo. Se lo usate come bagna o sul gelato o altro, va benissimo anche se non è filtrato un pò meno....ho detto un pò eh!
Con questa ricetta partecipo al contest de La cucina di Barbara . Più rosso di così! 


E con questo sciroppo vi auguro uno splendido inzio settimana. Baci a tutti e al prossimo post.

lunedì 4 luglio 2011

Gazpacho

direttamente dalle dune

Gazpacho


Oggi non vi racconterò di come mi sono innamorata del Gazpacho durante uno dei miei viaggi in Spagna, nè di come abbia poi cercato di riprodurlo pari pari una volta a casa.
La ricetta di oggi infatti l'ho proprio copiata.
Sono andata dall' Arabafelice e dopo notti insonni per non saper quale ricetta riprodurre tra le tante che avrei voluto provare, alla fine ho scelto questo piatto che sapevo per certo mi sarebbe piaciuto moltissimo. Ed infatti è assolutamente nelle mie corde. Il sapore dei pomodori d'estate per me non ha eguali e me ne sono innamorata all'istante. Mi sono solo pentita di averne fatto poco.
Ho ingenuamente pensato che la dose per quattro persone mi sarebbe bastata. Dopotutto ero da sola! E invece no, meglio farne di più per non rimanere delusi quando si comincia ad intravedere il fondo del piatto, la prossima voltà sarò previdente.
E siccome come ho già raccontato in un altro post l'indole non si cambia, avendo io una certa propensione per la vita spericolata, partecipo al Giveaway di Stefania sperando di vincere il cannello da pasticceria.....L'idea di maneggiare una specie di fiamma ossidrica in miniatura fa tanto Flashdance non vi sembra? Con lei che fa la saldatrice prima di sfondare come ballerina.....
Si si, mi piace l'idea! Ok, ballerina non diventerò e questo è certo, ma non mettiamo limiti alla provvidenza!
La ricetta l'ho presa pari pari e la riporto così, senza nessuna variazione, l'ho  trovata perfetta!

Gazpacho


Ingredienti
pomodori maturi: 800 gr
cetrioli: 1
pane: due fette, oppure un panino
aceto bianco: 3 cucchiai circa
cipollotto: uno, (o cipolla bianca)
peperone rosso: mezzo
olio extravergine: 5 cucchiai circa
acqua fredda: qb
sale, pepe: qb

Procedimento
Tagliare il pane in pezzi, bagnarlo con poco aceto bianco e lasciarlo da parte.
Tuffare i pomodori in acqua bollente per un minuto.
Scolarli subito e spellarli. Aprirli in due, togliere i semi, e tagliarli in pezzi grossolani.
Nel bicchiere del frullatore versare i pomodori, il pane, il cetriolo sbucciato, mezzo peperone crudo, un cipollotto o un pezzetto di cipolla, sale, pepe e fare andare alla massima velocità fino ad ottenere un composto perfettamente liscio.
Aggiungere tanta acqua freddissima quanto basta per raggiungere la consistenza desiderata. Aggiungere 5 o 6 cucchiai di olio extravergine d'oliva, aggiustare di sale e tenere in frigo.
Servire freddissimo, dopo almeno un paio d'ore di riposo in frigo, arricchito da cetrioli a cubetti o semplici crostini, o accompagnato da tante ciotoline con anche peperoni tagliati piccolissimi, dadini di pomodoro, o di cipolla, di cui ciascuno si servirà a piacere.
Volendo, il gazpacho può essere passato ad un colino a maglie non troppo fitte, per ottenere una crema perfetta. Come anche Stefania, anch'io lo preferisco più grossolano e abbastanza denso.
Fatelo perchè è veramente buonissimo. E' finito dritto dritto tra i miei piatti preferiti per l'estate. Ma Stefania si sa, è una garanzia, perciò non avevo dubbi.
Con il Gazpacho partecipo al giveaway di Stefania del blog Arabafelice in cucina 


A tutti auguro un buon lunedì. Baci e al prossimo post. 

venerdì 3 giugno 2011

Pastine di riso all'acqua di rose e pesca

 è sempre l'ora del tè.....


Da quando ho memoria, tutte le domeniche, mia zia viene a pranzo a casa nostra. Non so quando sia iniziata questa tradizione, ma so per certo che da molto tempo ormai è una consuetudine. E come nella migliore tradizione appunto, non arriva mai a mani vuote, ma portando con sè un vassoio di paste.
Ora, a onor del vero devo dire che da quando i dolci li faccio io il vassoio compare molto di rado, ma quand'ero piccola l'immagine della zia era quella di colei che arrivava con i dolci della domenica.
Si usava aprire subito il pacchetto per scegliere ognuno il dolcetto che avrebbe concluso il pranzo in dolcezza. L'unica che non partecipava a questo rito ero io, che tanto i dolci non mi hanno mai fatto impazzire e soprattutto mi piacevano sempre quelli che gli altri mangiavano solo in mancanza d'altro.
Così, se a casa mia andavano per la maggiore creme, liquori, panna e bignè, io optavo sempre per qualcosa di più sobrio. Ed è per questo che non mi avventavo sul vassoio. Tanto sapevo che la mia pastina di riso non l'avrebbe scelta nessuno. Solo una volta successe che mio padre la prese non avendola io prenotata per tempo. Ricordo ancora che fu un caso di cui si parlò per molto tempo avendone fatta io una questione di principio (in poche parole, avevo rotto per tutto il giorno)    :-)
Non essendo mai stata io una gran mangiona, finiva che la pastina la tenevo per la merenda accompagnata dal tè della domenica.
Anche ora le pastine di riso mi ricordano quest'abitudine, che in effetti andò avanti per molto tempo, fino a quando, crescendo, le abitudini non cambiarono e come sempre accade, ad un certo punto il rito del tè della domenica scomparve insieme alle pastine di riso, rimpiazzato dalle uscite con le amichette.
Ma per il contest di Tuki, pensando all'ora del tè non ho potuto non ricordare questa pausa dolce che mi ha accompagnato per molti anni. Così ho rifatto le mie amate pastine di riso, dopo tanto tempo a dire il vero. Ho scelto una versione mignon e mi sono concessa qualche licenza aggiungendo al ripieno una nota fruttata di pesca e profumandola con acqua di rose. Le ho preparate proprio per te cara Tuki, spero ti piacciano, anche se eguagliare la meraviglia dei tuoi dolci per noi umani è un'impresa impossibile, ma anche il pensiero conta no? :-)
E visto che in questi giorni si festeggia il tuo blog compleanno, ne approfitto per fare tantissimi auguri al tuo meraviglioso blog.


Pastine di riso all'acqua di rose e pesca
Ingredienti
per circa 11 mignon
latte: 300 ml
uova: 1
riso per risotti: 50 gr
zucchero: 50 gr
burro: 20 gr
crema pasticcera: 3 cucchiai
pasta frolla: 200 gr circa
vaniglia: 1/2 stecca
acqua di rose: due cucchiaini
pesca: 1 piccola
sale: un pizzico


Procedimento
Foderare con la pasta frolla tirata sottile (circa 3 mm) degli stampini precedentemente imburrati ed infarinati ( io ne ho preparati 11 di svasati, con la base di 5 cm di diametro )
Portare a bollore il latte con la raschiatura della bacca di vaniglia. Versare il riso e cuocere a fuoco basso mescolando, fino a che il latte non sia stato assorbito e lasciare raffreddare. Con le fruste elettriche lavorare il burro morbido con lo zucchero fino a renderlo soffice. Aggiungere il tuorlo e lavorare ancora finchè non diventa spumoso. Ridurre la pesca in purea (deve essere dolce e ben matura) e unirla alla crema pasticcera.
Aggiungere il riso al composto di uova e mescolare bene. Unire al composto anche la crema pasticcera alla pesca, due cucchiaini di acqua di rose, un pizzico di sale e mescolare bene. A parte montare l'albume a neve e aggiungerlo al composto facendo attenzione a non smontarlo. Togliere gli stampini dal frigorifero, bucherellarne il fondo con una forchetta e aiutandosi con un cucchiaio riempirli con il composto di riso rimanendo 1/2 cm sotto il bordo (in forno gonfieranno)
Cuocere a 175°C per 35/40 minuti circa. Toglierli quando la frolla sarà di un bel colore dorato. Farli raffreddare 5 minuti e poi estrarli dagli stampini aiutandosi con un coltellino affilato. Far raffreddare su una gratella. Spolverizzare di zucchero a velo e servire.
Alcune annotazioni: la quantità di frolla è indicativa, non l'ho pesata.


Con questa ricetta partecipo al contest della bravissima e meravigliosa Tuki de La ciliegina sulla torta : " E' sempre l'ora del tè" 
Baci a tutti e al prossimo post

lunedì 18 aprile 2011

Gnocchi di pane

il 12 giugno voto si per dire no al nucleare

Ho letto molto attentamente i post di Onde 99 e di Sara, subito, appena usciti. A questo contest certo non potevo non partecipare.
Volevo mettere nella ricetta grande impegno, quello necessario quando si affrontano le cose serie della vita. Perchè serio è l'argomento, serio è quello che c'è in ballo, serio è quello che dobbiamo andare a dire col nostro voto.
Il dibattito non è su un argomento semplice, né di immediata comprensione. Tuttavia informarsi il più possibile è un dovere di tutti. Perciò vi rimando alla lettura dei post di Onde e di Sara per approfondire l'argomento.
Perché riguarda tutti noi, nessuno escluso e i nostri figli e nipoti... le generazioni future.
Ho cominciato a pensare alla ricetta appena letti i post.
Volevo che dicesse che anche noi con i nostri gesti quotidiani, anche piccoli possiamo dare il nostro importante contributo.
E' sbagliato pensare che piccoli gesti servano a poco. Non è assolutamente vero. Prima di tutto perché i grandi numeri sono la sommatoria di numeri più piccoli, quindi se da soli possiamo poco, tutti insieme possiamo moltissimo. Ma non dimentichiamo anche che i nostri gesti hanno una funzione educativa importantissima sulle nuove generazioni.
Sono loro che si troveranno ad affrontare molte emergenze, sono loro che adesso vanno educate al rispetto dell'ambiente e del pianeta. Il futuro sono loro.
Cerchiamo di dire quanto è importante risparmiare energia, quanto è importante il riciclo, quanto lo sia cercare di inquinare il meno possibile, quanto si possa fare per salvaguardare le risorse del nostro pianeta che non sono inesauribili.
Ho sempre avuto molta simpatia per le ricette che riciclano il pane. Sarà anche per il suo valore simbolico, ma appena ho letto di questo contest ho deciso che avrei voluto partecipare con una ricetta di riciclo del pane raffermo. Sprecare cibo è intollerabile, ma buttare il pane è proprio inconcepibile. Questa è la ricetta che in quanto a riciclo di pane a casa mia va per la maggiore.
A me piace moltissimo, anche perché permette di riciclare altre cose, per esempio qualche verdura rimasta in frigorifero, in particolare verdura verde come broccoli, spinaci ed erbette.
E' un piatto buonissimo, che si presta a molte varianti, provatelo, non butterete più nemmeno un piccolo pezzetto di pane, ricetta di riciclo si, ma da leccarsi i baffi.
Potete utilizzare tutti i tipi di pane, consapevoli che ogni volta che lo cambierete otterrete sempre un piatto dal sapore diverso. La ricetta che vi lascio oggi è quella base. Ma con la fantasia potete arricchirla e cambiarla, sono certa che saprete fare meraviglie.
Questa ricetta è per dire che il 12 giugno, io voto SI per dire No al nucleare

Gnocchi di pane raffermo


Ingredienti
per quattro persone


pane raffermo: 400 gr (home made sarebbe perfetto)
uova: due tuorli o anche uno intero (io direttamente dalla mia vicina)
latte: 1 litro (dal distributore automatico di latte fresco sarebbe anche meglio)
farina: 300 gr
parmigiano o grana padano: 50 gr circa, ma io faccio ad occhio
sale: qb
broccoli bolliti o spinaci o erbette: facoltativo (ma scegliere verdure di stagione)
salsa di pomodoro home made: quanto basta per condire

 
Procedimento


Tagliare il pane a pezzi e farlo ammollare nel latte lasciandolo tutta la notte coperto in frigorifero.
Il giorno dopo, con un mestolo rompere il pane in modo da rendere più omogeneo il composto. Aggiungere la verdura a pezzetti se prevista, l'uovo, il sale la farina un po' alla volta e il parmigiano. Mescolare bene il tutto. Mettere sul fuoco una pentole d'acqua e al bollore cuocere gli gnocchi prelevando un po' d'impasto con un cucchiaio e facendolo cadere nell'acqua bollente salata aiutandosi con un cucchiaino
Procedere così cuocendo cinque o sei gnocchi per volta fino ad esaurire tutto l'impasto. Scolarli quando vengono a galla e adagiarli in una pirofila. Condirli con la salsa di pomodoro calda, un filo d'olio extravergine di oliva, mescolare bene, poi cospargerli con del parmigiano o grana e se vi piace e far gratinare sotto il grill per pochi minuti. Servire caldi

Lo sapete che l'acqua di cottura delle verdure (senza sale) è un ottimo fertilizzante per le piante? Io non la butto mai!
E con questa ricetta vi auguro un buon inizio settimana. Baci a tutti e al prossimo post. Il 12 giugno non prendete altri impegni, andate a votare, è per il nostro futuro.

giovedì 14 aprile 2011

Madeleines

quelle francesi...un ricordo vintage.


Di certo la madelaine non si può definire un  dolcetto vintage. Piuttosto un evergreen direi, uno di quei docetti per i quali sembra che il tempo non passi mai. Eppure da Proust che gli ha dato grande popolarità ad oggi, ne è passato un bel pò, ma il suo fascino non ne ha propio risentito.
Potrei definire vintage invece la mia voglia di prepararle, che risale quantomeno alla fine degli anni '70, anni in cui su per giù credo di aver mangiato le mie prime madeleines. Ma devo andare con la memoria agli anni '80 per vedere affermata senza ombra di dubbio la mia passione per la pasticceria.
A prova di questo rimane un manuale di pasticceria che negli anni '80 mi feci regalare dal mio fidanzato di allora.


Trattasi di un vero manuale, con spiegazioni tecniche sulle tante preparazioni in pasticceria e corredato da foto di un brutto che non riesco nemmeno a descrivere perchè non ricordo in vita mia di aver mai visto nulla di tanto brutto fotograficamente parlando.
Cos'abbia affascinato il fidanzato tanto da decidere per quel manuale ancora non me lo spiego. Fatto sta che ho sempre pensato che quel regalo, più o meno inconsciamente, abbia irrimediabilmente incrinato il nostro rapporto.
Non vi darebbe da pensare se il vostro amore vi regalasse qualcosa di tanto brutto? La cosa mi sconcertò talmente, che mi rifiutai per anni di consultare il manuale. Fino a quando però, acquisita una certa esperienza, non cominciai ad apprezzare le cose che allora mi sembrarono impropronibili.
Ricette magari non proprio immediate e spesso complesse, poche e bruttissime foto, ma una ricchezza di preparazioni che non ho mai ritrovato in nessun altro libro o manuale di pasticceria che dir si voglia
Diciamo che mi sono riappacificata col manuale da poco tempo. E ho pure cominciato a chiedermi: non è che l'ormai ex fidanzato ci avrà visto lungo e senza fermarsi all'apparenza delle cose ha guardato più alla sostanza che all'estetica? Sarebbe bello poterlo credere. Magari gli telefono e glielo chiedo....
Comunque, quando Tiziana ha lanciato il suo contest non ho potuto che pensare al mio amato/odiato manuale e la ricetta che ho scelto è proprio quella che aspettava di essere provata proprio dal giorno in cui lo ricevetti....
Lo so, ne è passato di tempo, ma rimuovere certi traumi non è sempre facile...Ho dovuto sfornare tanti di quei dolci prima di trovare il coraggio di avvicinarmi a queste ricette che c'è voluto il tempo che c'è voluto. Non è che son tutte complicate eh...ma la prima impressione qualche volta ci condiziona fin troppo. Ed eccole qua, le mie Madeleines vintage (grazie anche al prezioso contributo di una meravigliosa fanciulla che mi ha fatto dono dello stampo! Grazie Aria, sei un angelo, anzi, una streghetta!).
Ho scelto come prima la ricetta francese, ma proverò presto anche quella svizzera. Rotto il ghiaccio, sarà impossibile fermarsi...questo manuale deve recuperare soltanto più di vent'anni d' oblio! E' proprio il caso di dire: "alla recherche du temps perdu"

Madeleines francesi

Ingredienti
per circa 40 madeleines piccole

zucchero: 150 gr
uova intere: 150 gr (io tre grandi)
tuorlo d'uovo: 60 gr (io uno grande)
farina: 100 gr
frumina: 50 gr
burro: 150 gr fuso
limone: la raschiatura di uno
vaniglia: 1/2 bacca
lievito: 1 cucchiaino
sale: un pizzico

Procedimento

Montare bene le uova e il tuorlo con lo zucchero e la vaniglia. Fondere il burro e farlo raffreddare. Aggiungere  la farina setacciata con la frumina, il lievito e il sale. Amalgamare il composto. Poi aggiungere il burro fuso aggiungendolo poco alla volta. Mescolare eenergicamente l'impasto per amalgamare bene il burro.
Lasciare riposare in frigo per 6/7 ore.
Accendere il forno e portare la temperatura a 240°C
Ungere degli stampini da madeleines con del burro. Infarinarli leggermente eliminando l'eccesso di farina. Versare un pò di composto negli stampi ( non devono assolutamente essere riempiti del tutto, diciamo a 3/4) Infornare. Appena la gobba delle madeleines comincia a crescere, abbassare a 200°C.Cuocere in tutto per 8/10 minuti (per delle madeleines piccole, un pò di più per quelle più grandi, circa 12 minuti )
Sfornare e lasciare riposare due minuti. Poi sformare e far raffreddare su una gratella.

Alcune annotazioni: ho provato anche un altro procedimento, quello che prevede di lavorare poco l'impasto, un pò come per i muffins, senza smontare il composto, lavorandolo velocemente, ma preferisco di gran lunga le madeleines con un impasto più compatto, perciò il procedimento che ho scritto è quello per ottenere questo tipo di madeleines.

Con questa ricetta partecipo al contest di Tiziana "i golosi anni '80"


E con questa ricetta vi auguro buon week end. Baci a tutti e al prossimo post.

mercoledì 6 aprile 2011

Baba ghanoush

che non è uno strano dolce napoletano


Oggi un'altra ricetta per concludere (quasi) con i contest ancora in attesa. Se penso alle spezie, penso subito alla cucina mediorientale,che posso dire è la mia preferita. E se penso alla cucina mediorientale penso tra le altre cose anche al cumino. Non ho ricordi particolari che mi legano a questo profumo. E credo anche di non saperlo usare più di tanto e per questo non ne abuso. Cerco di utilizzarlo dove so che sta bene, dove qualcuno più esperto di me mi ha consigliato, non lo uso quasi mai a caso. Non credo che una spezia solo perchè piace stia bene ovunque.
Non ho niente da insegnare in fatto di cucina mediorientale. Non posso vantare periodi della mia vita trascorsi in qualche affascinante paese purtroppo. Ma qualche amico/a dei tempi dell'università è passato dalla mia cucina lasciandomi in eredità più di una ricetta che con il tempo si è conquistata un posto di tutto rispetto a casa mia. Poi le contaminazioni esistono no? E una volta lunghe vacanze ancora si facevano, tanto lunghe da riuscire persino a farsi  amico qualche "indigeno" pronto a regalare preziosi consigli culinari. E devo dire che dalle mie lunghe vacanze tornavo sempre con un bel bagaglio di ricette da provare.
Insomma, non ricordo di preciso come sono nate certe tradizioni a casa mia, ma di sicuro sono legate a quella passione per la cucina che mi accompagna da sempre.
La ricetta di oggi è solo una delle tante che ormai sono ordinaria amministrazione sulla mia tavola, come lo tzatziki nelle sue varie declinazioni, l'hummus o il purè di fave, a testimoniare la mia passione per le salse, dip, creme e tutto ciò che vedreste bene accompagnato al pane, sia esso casereccio, arabo, chapati, pita e chi più ne ha più ne metta. Ciascuna salsa magari avrebbe pure il suo, ma io mica mi formalizzo. Provate, il baba ghanoush, anche su una bella fetta di pane casereccio tostato non ci sta niente male. Poi, se proprio volete fare le cose in piena regola, allora provate a mangiarlo col chapati, col pane arabo, con la pita, insomma, è buonissimo con tutto.
Ora, io non so dove nasce di preciso il baba ganoush, e nemmeno so dirvi tutti i modi in cui viene chiamato nei diversi paesi. E' una preparazione diffusa in tutto il medioriente. Per intenderci noi potremmo chiamarlo anche caviale di melanzane, o dip di melanzane. Tra gli ingredienti possiamo trovare qualche differenza, a seconda della zona di provenienza: erbe aromatiche diverse, presenza o meno di tahin, paprika si paprika no, insomma tante versioni e tutte buonissime. Io oggi posto quella che faccio sempre e neanche a dirlo, il cumino io ce lo metto! E se no che l'avevo fatto a fare tutto il preambolo? Troverete anche versioni in cui non compare, ma a me piace così. D' altra parte un ricordo è un ricordo, perchè cambiarne il sapore?
Se non conoscete questa ricetta provatela, ha solo un problema, quello di non riuscire a smettere di mangiarne. Certo dovrete impegnarvi un  pò e trovare la vostra versione preferita, ma credetemi, lo sforzo sarà ben ricompensato!

Baba ghanoush

Ingredienti

melanzana: 1
aglio: 1 spicchio
limone: 1/2
tahina: 1 cucchiaio (facoltativo)
prezzemolo: qb
cumino: la punta di un cucchiaino (facoltativo)
sale: qb
olio evo: qb

Procedimento

Cuocere la melanzana in forno a 180°C. Quando è raggrinzita ( ci vorrà circa un'ora) toglierla dal forno ed eliminare la buccia. In un colino premerla bene per farle perdere tutta l'acqua. In un mixer frullare la melanzana (rendendola più o meno cremosa, a seconda dei gusti.  Io l'ho mangiata in varie versioni ed è buona comunque)  con uno spicchio d'aglio tritato finemente, la salsa tahin, il sale e il cumino. Mescolare la salsa ottenuta con il succo filtrato del limone, un pò di prezzemolo tritato e volendo un pò d'olio d'oliva. Guarnire con qualche oliva nera, aggiungere un filo d'olio d'oliva e servire a temperatura ambiente.
Con questa ricetta partecipo al contest di Claudia "Magie con le spezie"


Si lo so, avrei dovuto postare l'ultimo atto del dolce di compleanno ma questo contest stava per scadere e l'influenza dei giorni scorsi non l'avevo proprio calcolata. Così l'atto finale è rimandato a data da destinarsi, spero venerdì salvo altri imprevisti. Poi basta, che  non se ne può più di vederlo! Lo so....a chi lo dite! però devo proprio completare l'opera, ne vale la pena. E mica ho lavorato tanto per fermarmi proprio ora. Poi si volta pagina che di compleanni fino all'anno prossimo non ne voglio più sentir parlare.
Allora baci a tutti e al prossimo post.....

venerdì 4 marzo 2011

Meringhe

alla panna e mascarpone


E vabbè, allora dillo che c'hai il blocco della foodblogger"
"che c'ho?"
"il blocco della foodblogger.......sennò mica posteresti delle meringhe"
"e perchè mai di grazia? che hanno le meringhe per non meritare di essere postate? credi che farle sia semplicissimo e scontato? Bene, allora falle tu e io guardo. Prima però, visto che è la prima volta che le fai e l'esperienza non ti può supportare, leggiti la quantità infinita di indicazioni che trovi scritte in giro. Quando hai finito torna che vediamo cos' hai capito, ma siccome ci vorrà qualche mese, io intanto comincio...."
La domanda quindi nasce spontanea: ma le meringhe come dovranno essere per andar bene?
Io sono anni che le faccio, sono buone, mi piacciono. Malgrado questo, ogni volta che malauguratamente mi passa per le mani qualcosa che ne parla lo leggo sempre e puntualmente penso: "e se provassi anche così?"
Ora, se non le avessi mai fatte e dovessi cimentarmi per la prima volta con questa preparazione sarei talmente confusa che probabilmente per dare ascolto a tutte le voci e cercando di metterle d'accordo darei vita a non so quale mostruosità.
A parte la distinzione tra meringa italiana, francese, svizzera, giapponese, spumiglia o meringa, che sono proprio differenze di tipologia, ciò che lascia perplessi è che, all'interno delle stesse categorie, le indicazioni sono talmente diverse che racapezzarcisi diventa impossibile.
Così, per non postare qualcosa senza darne minima spiegazione, ho tentato di mettere insieme dei pareri autorevoli che concordassero almeno in qualcosa, ma non ce l'ho proprio fatta.
E sono arrivata alla conclusione che non c'è una sola strada corretta, ce ne sono molte per arrivare ad un risultato, mica identico, ma comunque un ottimo risultato.
Quindi qui oggi riporto solo la meringa francese come la faccio io, senza pretese di insegnare nulla nè di svelare chissà quale segreto. Il risultato mi piace e voglia di provare altre infinite variazioni sul tema proprio non ce l'ho, perciò posso dire che questa è stata eletta da me in persona come la mia meringa (non nel senso che l'ho inventata, ma solo adottata come tipologia e metodo)
La difficoltà della meringa sta tutta nel montare bene gli albumi, aggiungendo lo zucchero in modo corretto e cuocendole alla giusta temperatura. All'interno di queste tre semplici azioni però si apre una rosa di possibilità vastissima, che va dalla scelta dell'albume (freschissimo o di qualche giorno?), al tipo di zucchero da usare (semolato, a velo fatto in casa, o a velo del supermercato quindi con aggiunta di amidi?), al grado di montatura ("che sarà pronta così?") ed infine alla cottura. Alle meringhe io aggiungo solo qualche goccia di limone (che anche può avere diversi ruoli, ma semplifichiamo dicendo che come acido dà stabilità alla meringa e favorisce il bianco)
La cottura poi, a seconda del procedimento scelto per la propria meringa, cambia la consistenza finale. Quindi capite bene che le variabili, anche se non proprio infinite, a tale dimensione si avvicinano.
A questo punto, non volendo scrivere un post eterno, anche perchè sarebbe solo un riportare parole di altri, vi lascio il procedimento delle meringhe che faccio da sempre. Il rapporto tra albumi e zucchero è di 1:2
In questo modo ottengo delle meringhe molto asciutte, croccanti, leggere e scioglievoli,
Quelle di oggi sono piccole meringhe da mangiare semplicemente così o aggiungendo un pò di panna e mascarpone. Le altre le vedremo un'altra volta.
Nota disintiva delle meringhe di oggi (anzi della farcitura in realtà): ho aggiunto una polvere magica regalatami dalla cara Parentesina durante la sua visita (quella che vedete in foto per intenderci). Lei non sapeva che io quando vidi la polvere di lampone nel suo blog passai notti insonni cercando di capire come avrei potuto impossessarmi di tale meraviglia. E quando mi si è presentata con quel barattolino...beh.....sono stata talmente felice che per riconoscenza l'ho portata al cimitero! (se vi interessano i dettagli della giornata li trovate qui)
Ok, ovviamente la polvere magica è un'aggiunta che ho fatto io....ma non è che se non l'avete non potete fare le meringhe! Era chiaro, lo so, ma non vorrei delle responsabilità se poi qualcuno si sentisse frustrato per mancanza di polvere magica......In quel caso sappia che avrà tutta la mia comprensione, è una cosa di cui ho sofferto anch'io e so che vuol dire, ma piano piano si riesce a farsene una ragione.

Meringhe
Ingredienti

albumi: 140 gr (quattro)
zucchero semolato fine: 280 gr
limone: un cucchiaino di succo
panna fresca: 200 gr
mascarpone: 50 gr
zucchero a velo: 3 cucchiai circa

Procedimento

Io uso albumi freschi a temperatura ambiente. Per montare bene gli albumi è importantissimo che non contengano nemmeno la minima traccia di tuorlo. Per lo stesso motivo il recipiente che si utilizzerà dovrà essere perfettamente pulito, senza traccia di grasso, così come le fruste. E’ preferibile utilizzare un recipiente che non sia di plastica. Non usare assolutamente il sale.
Riunite gli albumi in un recipiente (io acciaio) perfettamente pulito. Aggiungere un cucchiaino di limone (sarebbe un cucchiaino ogni 100 gr ma io ne metto meno) e cominciare a montare a bassa velocità fino a che comincia a formarsi una schiuma bianca. A questo punto aumentare la velocità. Quando l’albume è aumentato di volume e siete circa a metà dell'opera, aggiungere metà dello zucchero semolato, poco alla volta e delicatamente senza mai smettere di montare (prima lo aggiungerete e maggiore densità avrà la meringa)
Continuare a montare finchè la massa sarà bianca, densa e lo zucchero sarà sciolto. Aggiungere poi il rimanente zucchero, sempre aggiungendolo delicatamente e poco alla volta e montare ancora per dieci minuti circa. Alla fine dovrà risultare una massa molto densa e molto voluminosa (fino a otto-dieci volte il volume iniziale)
Foderare con la carta forno una teglia. Riempire una sac a poche con bocchetta liscia o a stella, come preferite e formare con l’impasto le meringhette. Infornare in forno già caldo a 80/85° C (io ventilato).
Una temperatura troppo bassa o troppo elevata compromette la riuscita delle meringhe. Oltre i 100°C la meringa scurisce e non risulterà bianca per la caramellizzazione dello zucchero, se la temperatura è troppo bassa rimarranno molli (anche se questo può essere dovuto ad una concomitanza di fattori).
Lasciare cuocere per il tempo necessario (che varierà a seconda della dimensione delle vostre meringhe). Sono pronte quando rompendone una si sbriciolerà completamente e non avrà la minima umidità all’interno. Ci vorrà qualche ora (dalle 2 alle 4 ore circa, ma anche di più) Si possono cuocere sia in forno statico che ventilato. Nel forno di casa è buona norma ogni tanto aprire poco lo sportello per qualche istante per far uscire l’umidità.
Poco prima di servirle preparate la panna. Mescolatela a 50 gr di mascarpone, ad un po’ di vaniglia e a tre cucchiai circa di di zucchero a velo (la quantità varia a seconda dei vostri gusti). Montare finchè diventerà soda.
Verso la fine aggiungere anche la polvere di lampone. Riempire una sac a poche, distribuirne una piccola quantità su metà delle meringhe e chiuderne ognuna con l’altra meringa senza panna.
Senza farcitura le meringhe si conservano per circa un mese chiuse benissimo in scatole di latta.
Temono l’umidità.

Alcune annotazioni: l'aggiunta del mascarpone alla panna dona una maggiore consistenza. Volendo è possibile anche aumentare un pò la dose, a seconda dei gusti personali.
Ovviamente la quntità di panna è troppa per farcire le meringhe, a me serviva anche per altre preparazioni, caso mai dimezzate la dose.
Ho dimenticato come sempre di contare le meringhe. All'incirca saranno state quaranta.

Con questa ricetta partecipo al contest di Aria "Sua morbidezza il mascarpone"
Vi ricordo che il contest scade alla mezzanotte del 7 marzo. Mandate le vostre ricette "dolci!" o "salate vegetariane". C'è ancora qualche giorno di tempo, il vostro contributo è prezioso.


Baci a tutti e buon Week End.

mercoledì 16 febbraio 2011

Aspic

...ai frutti rossi


A come Aspic
"mmmmmmm, gelatina..... qualcosa di molliccio e poco invitante...."
Credo che in tanti lo starete pensando. Sarà forse per questo che di aspic se ne vedono davvero pochi in giro?
Io la mia reticenza verso le gelatine devo dire l'ho vinta quando qualche mese fa  postai queste. Ora che le ho scoperte e che ho capito che di gelatina non si muore, lasciati da parte i pregiudizi, ho cominciato a vederle sotto una luce del tutto nuova. In effetti le mie gelatine (o aspic che preferiate) altro non sono che frutta, innocua e buonissima frutta.
Ora, si da il caso che ben 10 anni or sono, m'innamorai dell'aspic oggetto di questo post. Lo vidi su uno speciale de "la cucina italiana" e da allora non me lo tolsi più dalla mente. Mi sono sempre detta che il momento giusto per provarlo prima o poi sarebbe arrivato e quella bellissima foto continuava a tornarmi alla mente.  Dieci anni sono molti, ce n'è voluto per vincere la reticenza. Quello che per me è dev'essere sempre stato fuorviante è stato il considerare l' aspic come un dessert a tutti gli effetti. Beh certo, visto così magari un supergoloso potrebbe restare deluso dal vedersi servire un aspic al posto di una fetta di qualche meraviglia ipercalorica. Però se guardiamo la cosa diversamente e se cominciamo a vedere l'aspic come una porzione di frutta...beh...allora le cose cambiano, eccome se cambiano. E ve lo dice una che la frutta proprio non riesce a mangiarla. Per il resto sono brava: tantissima verdura, mangio sano, non troppi eccessi e bla bla bla, ma di frutta proprio non voglio sentir parlare. L'adoro trasformata in un bel dolce, marmellata, mousse, frullato, tutto quel che vi viene in mente ma frutta fresca nature faccio veramente fatica. Solo che ora ho scoperto l'aspic e si è aperto un mondo nuovo
Basti pensare che quello che vedete in foto l'ho mangiato tutto io....da sola......senza fatica e udite udite: senza sensi di colpa, anzi, dirò di più, lo mangiavo pensando che stavo facendo qualcosa di buono per me stessa. E volete che io da oggi non adori l'aspic? Provatelo, sono sicura che in molti cambierete idea. A suo favore ha tre cose: è bello, è buono ed è facilissimo........
Non sono tre ottimi motivi? Ne aggiungo un quarto: è leggerissimo e fresco e visto che tutti state aspettando con ansia l'estate, come lo vedete gustato freddissimo contro la calura estiva? Si beh, si tratta di fare un piccolo sforzo. Ora l'idea forse non vi alletterà, ma chissà se con i primi caldi vi tornerà alla mente....
Si vedrà. Comunque quando la cara Aiuolik s'inventò l'abecedario e alla lettera A scrisse: A come Aspic, ecco che dissi a me stessa: "finalmente...il momento è arrivato". E in men che non si dica recuperai il mio vecchio numero de la cucina Italiana. Apportate una serie di modifiche tra cui l'agar agar al posto della gelatina e l'aggiunta di un pò di limone, ecco a voi l' Aspic.
Bene cara Aiuolik, ci sei voluta tu per realizzare questo desiderio....sono sicura che non l'avresti mai detto, ma grazie al tuo abecedario ho sciolto un altro nodo.....di quelli che ti porti dietro da sempre, hai presente? E felicissima di esserci riuscita ti lascio la ricetta del tanto sospirato......

Aspic ai frutti rossi

Ingredienti

succo di mela: 480 gr
lamponi: 1 cestino
more: 1 cestino
agar agar: 4 gr (in polvere)
limone: qualche goccia
zucchero: 2 cucchiai

Procedimento

Ricavate dalle mele 500 gr di succo servendovi di  una centrifuga oppure utilizzatene uno biologico, purchè sia di quelli limpidi e trasparenti. Stemperare l'agar agar in poco succo a temperatura ambiente.
In un pentolino versate il succo di mela, qualche goccia di limone spremuto,  aggiungete anche lo zucchero e l'agar agar stemperato. Portate a bollore e lasciate per tre minuti a fuoco basso.
Intanto mondate, lavate ed asciugate i lamponi e le more. Passate un dito appena unto d'olio sulla superficie di uno stampo da budino della capacità di 500 ml. Trascorsi i tre minuti, togliete dal fuoco e  lasciate raffreddare il succo. Quando è freddo e comincia ad addensarsi un pò, versarne poco nello stampo da budino.  Passare lo stampo in frigorifero qualche minuto (circa tre, tenetelo d'occhio, non deve solidificare del tutto) A questo punto cominciate ad unire i frutti rossi. Mettetene qualcuno per formare un primo strato. Spingeteli un pò per affondarli nella gelatina. Versate il rimanente succo che sarà più gelatinoso di prima (ma deve essere ancora fluido, nel caso riscaldatelo un pò) e sistemate anche la frutta rimanente cercando di distribuirla omogeneamente. Fate il modo che la superficie finale sia liscia. Tenere in frigo qualche ora e estrarlo solo prima di servirlo.
Per sformarlo più facilmente immergere lo stampo per qualche istante in acqua bollente.
A piacere, a seconda della frutta utilizzata si può aggiungere una coulis di ribes o fragola.
Come avrete capito con questa ricetta partecipo all'abecedario della "trattoria Muvara"

giovedì 3 febbraio 2011

Pasticcini

love is...


Metti una giornata fredda, che più fredda non si può. Metti che sia domenica e che dalla preparazione del consueto dolce abbia avanzato un bel pò di cose. Metti che la cara Flavia stia aspettando una ricetta per il suo romanticissimo contest.
Ho un pò di pasta frolla, un pò di pan di spagna, crema pasticcera, cioccolato, albumi e zucchero.....
Che potrebbe venir fuori da tanta dolcezza? ma un sacco di cuoricini ovviamente!
E poi, com'è l'amore?  E' dolce e amaro, è duro o tenerissimo, è piccante, caldo e morbido. E' la passione di un momento o di tutta una vita, è una quercia ancorata al terreno, è un equilibrista su una fune....è un filo sottile che all'improvviso si rompe o che unisce per sempre.
L'amore è tutte queste cose e molte di più. Certo ce ne vorrebbero di ingredienti per rappresentarlo in tutte le sue forme.
Ma pensateci voi a creare il vostro cuore, quello che vorreste donare al vostro compagno, ai vostri figli, ai genitori, all'amica più cara, al vostro adorato gatto da cui non vi separereste mai, mai e poi mai.
Io vi do solo l'idea, trovate voi l'ingrediente più adatto. Non ho dosi per questa ricetta, ma basta davvero poco per riempire un cuore.....


Ingredienti

pasta frolla per il guscio esterno: qb
pan di spagna: qb
crema pasticcera alla vaniglia: qb
crema pasticcera al cioccolato: qb
albume: 50 gr (dose indicativa)
zucchero semolato: 100 gr (e comunque il doppio dell'albume)
zenzero ricoperto di cioccolato: qb
alchermes: qb

Procedimento

Per la pasta frolla usate quella che preferite. Nel caso vi servisse una ricetta la mia la trovate qui omettete però il lievito e il limone.
Per fare i cuori ho tirato la pasta sfoglia ad uno spessore di circa 2 mm. Con un coppapasta a forma di cuore ho tagliato un certo numero di basi. Dalla pasta frolla ho ritagliato una serie di strisce di pasta lunghe quanto basta a foderare internemente il coppapasta.
Rivestire con la carta forno la leccarda. Prendere una base di frolla a forma di cuore, posizionarla sulla carta forno, appoggiare su di essa il coppapasta in modo che il cuore di frolla ne diventi la base. Poi, con una striscia di frolla  rivestire internamente il coppapasta leggermente unto di burro e far aderire bene la base con la striscia lungo tutto il bordo. Cuocere in forno prerisacaldato a 180°C per circa 15 minuti. Se avete un solo coppapasta procedere con un cuore alla volta....( in poche parole, il coppapasta fa da stampino, però se avete gli stampi a forma di cuore è tutto più semplice ovviamente!) L'amore si sa, richiede pazienza! 
Sfornare, togliere il coppapasta e far raffreddare su una gratella.
Una volta ottenuti i gusci, si può procedere con il ripieno.
Per la crema pasticcera usate tranquillamente la vostra, ma se ve ne servisse una la mia la trovate qui.
Cuori lemon pie:  riempire il guscio con un pò di crema pasticcera aromatizzata con un pò di essenza di limone (possibilmente home made).
Preparare la meringa: con le fruste elettriche, partendo da una bassa velocità, cominciare a montare  gli albumi a temperatura ambiente a cui avrete aggiunto poche gocce di limone e la vaniglia. Quando comincia a formarsi la schiuma bianca aumentare la velocità far montare ancora un pò poi cominciare ad aggiungere poco alla volta lo zucchero in due volte. Far montare bene il composto nella prima fase e quando è lucido e cominciano a formarsi i picchi, aggiungere anche l'altra metà dello zucchero, sempre delicatamente e poco alla volta. Montare finchè i picchi non saranno assolutamente stabili. 
Mettere la meringa in una sac a poche e formare i ciuffetti sopra i cuori (come nella foto). Infornare a 180°C finchè i ciuffetti non saranno leggermente bruniti.
Cuori con crema al cioccolato: io l'ho fatta sciogliendo del fudge al cioccolato e addizionandolo alla crema. Poi ho montato un pò con le fruste elettriche La consistenza che si ottiene è molto simile ad una mousse. Se non avete il fudge potete aggiungere alla crema pasticcera del cioccolato fondente fuso, o della pasta di nocciole.
Riempire i gusci con la crema e aggiungere un pò di peperoncino, oppure dello zenzero candito ricoperto di cioccolato, o altro secondo la vostra fantasia.....
Cuori alla crema e alchermes: Ricavare da un pan di spagna non troppo alto dei cuori leggermente più piccoli di quello di frolla. Con una sac a poche ricoprire la base di un guscio di crema (senza arrivare fino al bordo. Chiudere il guscio con il cuore di pan di spagna e poi con un cucchiaino versare l'alchermes sul pan di spagna fino a farlo inzuppare bene. Se l'alchermes fosse troppo forte diluirlo con uno sciroppo di acqua e zucchero.
Per il pan di spagna potete seguire la vostra ricetta. Se ve ne servisse una la mia la trovate qui

Alcune annotazioni: Ho aromatizzato la crema pasticcera solo con la vaniglia in quanto metà l'ho trasformata in crema al cioccolato. Potreste tranquillamente usare delle ganache aromatizzate come più vi piacciono...Insomma, ci siamo capiti che per fare questi cuori non ci sono regole, solo la vostra fantasia......

Con questa ricetta partecipo al contest di Cuocicucidici: hart to hart

sabato 29 gennaio 2011

Dolce di biscotti alla crema

...della Massaia canterina


Oggi è arrivata la nuova vicina e io, come nella migliore delle tradizioni (americane più che altro.....come nei film avete presente?) voglio darle il benvenuto e portarle qualcosa preparato con le mie manine......Ho giusto dei biscotti appena sfornati e speriamo che non sia a dieta.
Driiiin
"Ciao sono Viola"
"Ciao Viola, piacere di conoscerti, io sono la Massaia canterina"
"La Massaia canterina? mah...uno strano nome" penso io, però promette bene, è molto allegro, speriamo solo che non canti la mattina presto finchè sto ancora dormendo, per il resto, può essere solo una fortuna una vicina allegra e canterina.
"Ti ho portato dei biscotti, per darti il benvenuto!"
"grazie Viola, guarda, sei arrivata giusto in tempo. Stavo iniziando a preparare il mio dolce di biscotti alla crema. L'hai mai fatto?"
" no, veramente no....."
"noooooo?, uuuuh! Allora sei capitata proprio a fagiolo. Ti va di aiutarmi così lo facciamo in compagnia?, Sono sicura che ti piacerà già così come lo faccio io ma se vorrai apportare un tocco tuo dimmelo"
"fantastico, mi sei già moooooolto simpatica cara Massaia canterina, ti aiuto molto volentieri.....i dolci sono la mia passione, vediamo di che si tratta"

"ecco cosa ci serve per la torta:

biscotti frollini: 300 gr
latte: qb
arachidi tostate: qb
poco burro

Mentre per la crema ci servono: 

uova: 2
latte: 1/2 litro
2 cucchiai di farina: 2 cucchiai
zucchero: 2 cucchiai (io 3)
vaniglia o scorzette di limone: per aromatizzare

Prepariamo innanzitutto la crema. In un tegamino mettiamo le uova intere, la farina, lo zucchero, il latte. Ah…non l’avevo messo sul tavolo, ma se ti piace, ci possiamo aggiungere anche della scorzetta di limone, oppure un pochino di vanillina.
Mettiamo sul fuoco e mescoliamo continuamente con le fruste fino a che arriva a bollore. Poi togliamo dal fuoco e lasciamo raffreddare.
E’ rapida da preparare, la crema pasticcera. Ci pensi tu?

Io intanto preparo lo stampo a cerniera, imburrandolo appena, ed inizio a formare sul fondo uno strato di biscotti imbevuti di latte tiepido. Adesso che la crema è pronta e fredda, ne spalmo uno strato sui biscotti.
Procedo con un altro strato di biscotti, pigiandoli bene con un cucchiaio, poi spalmo un altro strato di crema, e altri biscotti… ancora crema e così via, fino a finire, con un ultimo strato di crema.
Adesso mettiamo il dolce in frigorifero per farlo raffreddare ben bene. Lo lasciamo lì un’ora almeno. Poi lo possiamo sformare e ricoprire, direttamente sul piatto di portata con la crema avanzata, cospargendolo infine con le arachidi tritate!
Questo dolce è adatto sia come dolce post-pasto, soprattutto in estate. Ma ti posso assicurare che è un’ottima e golosissima merenda anche in una stagione come questa!"

"Mi piace moltissimo.
Sai che c'è?  io penso che potremmo usare i miei biscotti al mascarpone, secondo me danno il massimo imbevuti nel latte e poi sono davvero buoni!
 

Che ne dici? E un'altra cosa che mi piacerebbe fare sai qual'è?
Invece delle arachidi tritate farei un croccante, sempre con le arachidi e poi lo frantumerei in tanti pezzetti piccoli piccoli, così, per dare al dolce una nota croccante.....che ne dici?.....possiamo anche farli entrambi... per provare la differenza......

Il croccante io lo faccio mettendo dello zucchero sul fuoco in un pentolino a fondo spesso. Lascio sciogliere lentamente. Quando il caramello è pronto, (dev'essere biondo chiaro) verso le arachidi a cui ho tolto la pellicina e che ho divise a metà. Velocemente verso tutto su un foglio di carta forno leggermente unto d'olio, facendo molta attenzione a non bruciarmi col caramello, poi ricopro con un altro foglio di carta forno leggermente unto anch'esso e con un mattarello appiattisco il croccante. Lascio raffreddare e poi assestando qualche colpo col mattarello lo rompo in pezzetti piccoli piccoli...... E le nostre arachidi caramellate sono pronte.


Abbiamo fatto tutto...il dolce mi sembra bellissimo...Ora abbiamo due versioni della stessa ricetta, possiamo scegliere l'una o l'altra, sono buonissime entrambe...provare per credere!
Cara Massaia, è stato un piacere conoscerti e lavorare con te, ho imparato un dolce nuovo che proporrò agli amici ricordandomi di questa bellissima giornata passata insieme a te. 
Quando anche tu preparerai questo dolce per qualcuno, ogni tanto mettici le arachidi caramellate, vorrà dire che in quel momento starai pensando alla nostra bellissima giornata canterina........

Con questa ricetta partecipo alla bellissima iniziativa di Elisa "La ricetta della porta accanto" che mi ha fornito questa deliziosa ricetta.
Ringrazio Elisa per avermi dato l'opportunità di partecipare. Mi piace l'idea della collaborazione, qualunque forma assuma lo trovo comunque un bel messaggio. Spero piaccia anche a voi


giovedì 27 gennaio 2011

Millefoglie alla crema

più classico di così...


Mah...non so nemmeno io come mi vengono le ispirazioni, certo vedendo gli ultimi post si direbbe che passo di palo in frasca.....Dal Ramen alla millefoglie alla crema ce ne sta di roba nel mezzo!
Ma confesso che questa foto non è di questi giorni. Giaceva in archivio da tempo in attesa del suo momento...
Ogni volta che mi capitava sotto gli occhi, mentre cercavo altro, mi chiedevo a chi potesse interessare una millefoglie alla crema, è talmente elementare come si prepari.......
Ma poi mi dico che forse qualcuno non ha mai pensato di prepararsela da sè, pensandola magari complicata.....Buona è buona, non c'è che dire, anzi buonissima, sarà per questo che ne esistono tante versioni, col cioccolato, con la frutta, persino destrutturata.
La sapete la storia delle millefoglie destrutturata?
Si dà il caso che un pasticcere famoso (non ricordo chi) dovesse servire ad ospiti importanti di un noto ristorante  non ben identificato (solo perchè io non lo ricordo!) una millefoglie alla crema.  E come spesso accade, proprio quando è assolutamente indispensabile che una cosa venga bene, ecco che il disastro è dietro l' angolo (e che cavoli,  non capita mica solo a me!)
Infatti, proprio prima del momento fatidico, lo sfortunato (ma ancora per poco, tranquilli!) pasticcere, vide la sua preziosa millefoglie andare in mille briciole per una caduta! Ora, dove sia caduta non lo so, spero solo sopra un tavolo e non in terra perchè l'astutissimo pasticcere, che non aveva certo il tempo di prepararne un'altra, pensò bene di raccoglierla e di servirla dentro a dei simpatici bicchieri proprio così com'era, rotta in mille pezzi! Serve che vi dica che fu un successo? 
Si si, fu un successo tale che diventò il dessert più famoso del già famoso locale in questione e fece la fortuna dell'ex sfortunato pasticcere......
Ma secondo voi, avessi fatto io una cosa del genere con qualche ospite, ma vi pare che avrei potuto contare su un esito altrettanto roseo?  Mi vien da pensare che come minimo, nella migliore delle ipotesi,  avrei dovuto assistere a sguardi tra il perplesso e lo schifato. Ma si sa, la genialità è spesso incompresa e solo l'essere famosi autorizza a più di qualche licenza, diciamo così, poetica.......
Insomma, senza girarci troppo intorno, io il suggerimento ve l'ho dato. Ora lo sapete, se vi dovesse mai capitare che vi cada una torta in terra, non disperate, potrebbe essere la vostra grande occasione, e ricordatevi sempre che quando si presentano, la cosa difficile è saperle riconoscere!
Quindi da oggi via libera a crostate di marmellata servite dentro a ciotole del latte, cucchiaiate di sacher nelle tazzine da caffè, strudel nei flute da champagne.......non mettiamo limiti alla provvidenza, l'unica accortezza che mi sento di suggerire: un occhio particolare ai pavimenti di casa, teniamoli sempre ben lavati!
Certa che farete tesoro del mio suggerimento, passo alla ricetta, che è semplice, a patto che abbiate preparato la pasta sfoglia  qualche tempo addietro e che l'abbiate messa in congelatore in attesa del momento giusto per riprendervela! Se così non fosse la cosa comincia a diventare un pò più lunga. Il procedimento per preparare la pasta sfoglia lo trovate qui. In alternativa potete usare quella pronta, ma non dite a nessuno che ve l'ho detto ok? Ovviamente il risultato non sarà proprio lo stesso però......

Millefoglie alla crema

Ingredienti

pasta sfoglia: due panetti da circa 400 gr
il procedimento qui

Per la crema pasticcera

latte: 1/2 litro
zucchero: 100 gr
farina: 45 gr
fecola: 5 gr
uova: 1 intero e 1 tuorlo (oppure 4 tuorli)
limone: scorza grattugiata di uno
bacca di vaniglia: 1/2
panna fresca: 200 gr
Procedimento
Scaldare il latte con la scorza di limone (a me piace grattugiata ma vanno bene anche scorzette intere, solo la parte gialla) e la raschiatura della vaniglia, portare ad ebollizione. Intanto mescolare le uova con lo zucchero senza montarle, unire la farina setacciata con la fecola ed amalgamare bene. Quando il latte fuma ma non bolle (circa 85°), versarlo poco alla volta mescolando bene sul composto di uova eventualmente filtrandolo da un colino. Rimettere sul fuoco e a fiamma bassa far addensare la crema, ci vorranno tre o quattro minuti.
Versare la crema su un piatto e  coprire con pellicola a contatto. Lasciare raffreddare del tutto. Riporre in frigo.
Al momento di utilizzarla versare la crema che sarà abbastanza consistente in un recipiente, lavorarla con le fruste elettriche aggiungendo un tappino di rum o di limoncello per renderla morbida.
Montare la panna (che deve essere freddissima) ma non completamente ed aggiungerla alla crema e mescolare delicatamente dal basso verso l'alto per incorporarla.
Tirare la sfoglia sottile (circa tre mm) Da ogni panetto ricavare due rettangoli.
Per la millefoglie ne serviranno tre. Con il quarto si potranno preparare dei salatini per antipasto o delle pizzette.
Rifilare tre dei rettangoli di sfoglia con un coltellino affilato in modo che abbiano le stesse dimensioni. Con i rebbi di una forchetta bucherellare la superficie dei rettangoli e cuocere in forno preriscaldato a 200°C finchè non saranno dorati. Lasciare raffreddare del tutto.
Posizionare un rettangolo al centro di un piatto da portata. Spalmare un pò di crema sulla superficie, non troppa sennò al momento di tagliarla fuoriesce dagli strati e diventa complicato.
Posizionare un altro rettangolo di pasta sfoglia, un altro strato di crema e finire con il terzo rettangolo di pasta. Spolverizzare la superficie con abbondante zucchero a velo e servire.
Alcune annotazioni: io la faccio sempre semplice, così come ve l'ho descritta, ma potete aggiungere alla crema gocce di cioccolato fondente o pezzetti di fragola, o lamponi interi.
L'unica accortezza se aggiungete il cioccolato è quella di evitare il limone sulla crema, usare solo la vaniglia e aggiungere il rum al posto del limoncello per ammorbidirla una volta fredda.
La millefoglie non si conserva a lungo, è bene consumarla subito perchè la pasta sfoglia a contatto con la crema perde la sua croccantezza. Si può conservare per qualche ora in frigorifero.
Ho scelto la millefoglie per partecipare al contest di Zagara "la sfoglia che follia", ho pensato che un classico come questo per una raccolta sulla sfoglia non potesse assolutamente mancare


Bene, vi lascio, però ricordatevi di rendermi partecipe qualora diventaste famose/i per qualche torta finita sul pavimento. Ci conto Ok?...Ah, ovviamente io farò altrettanto con voi!
Baci e al prossimo post....sono un pò indietro con i contest, mi sa che arrivo presto con un altro.........E' un duro lavoro ma qualcuno lo deve pur fare....


venerdì 7 gennaio 2011

Torta di mele o sbrisoletta

ovvero...la torta della rosa


E al grido di : "lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo" un altro contest alla fine è stato salvato in extremis....
E son soddisfazioni. Quando proprio pensavi che non ce l'avrebbe fatta, quando avevi dato ormai tutto per perso, ecco che si accende un lumicino.
In effetti confesso che quando vidi il banner la prima volta pensai che non faceva per me, non perchè non fosse interessante, anzi, lo era eccome, adoro la colazione e non vi rinuncerei per nulla al mondo! ma sono monotematica: fette biscottate, crema alla nocciola (si, si, quella.......) e caffè.
E che potevo postare? e così sconsolata mi son detta: stavolta sei fuori....(dal contest intendo!)
Ma poi, come spesso accade, forse spinta da quella vocina che ci viene in aiuto in certi momenti mi sono riletta bene le regole per partecipare e ci trovo anche : "quello che vi piacerebbe mangiare la mattina se......."
Ah...ma allora è tutta un'altra storia. E vi pare che se potessi scegliere non opterei per qualcosa di più dolce e amorevole di qualche fetta biscottata? Magari una fantastica torta di mele che racchiude tutto il calore di un abbraccio? Certo, il massimo sarebbe che qualcuno la preparasse e me la  la facesse trovare al risveglio servita con tanto amore, su  una bella tavola, con un caffè e vogliamo esagerare? magari dei fiori....si si, lo è chiedere troppo, ma si tratta pure sempre di un sogno, quindi posso esagerare. 
Invece l'ho preparata io, una coccola fatta da me a me stessa. Le regole lo prevedono vero? Una torta favolosa, in effetti la ricetta non è nuova, io la faccio già da un bel pò, da quando la vidi la prima volta sul blog di Paoletta  me ne innamorai all'istante. Devo dire che la descrizione mi convinse subito e quando capii che la ricetta era quella della nonna di una lettrice di Anice e Cannella (Lucia Garrone) che la inviava per una raccolta: "le ricette dei lettori" mi convinsi ancora di più che ne sarebbe valsa la pena. Le ricette di famiglia sono sempre speciali e se vincono dei premi (e questa lo ha vinto!) devono esserlo senza alcun dubbio. E da allora questa è diventata la mia torta di mele preferita.
Una coccola perfetta, un abbraccio a chi si vuol bene, il bacio della nonna per iniziare bene la giornata. Un torta che sa di casa e di buono, tutto quello che si può desiderare ad ogni risveglio.....

Ingredienti

farina 00: 200 gr
semolino: 200 gr
zucchero: 200 gr
burro: 200 gr
sale: un pizzico
lievito: 1 bustina
mele: Renette o Golden 800 gr circa
uvetta: un cucchiaio
pinoli: un cucchio
rum: un cucchiaio
cannella: un pizzico
limone: buccia grattugiata di mezzo

Per la finitura
tuorlo: uno
bicchiere di latte: uno

Procedimento

Setacciare la farina con il lievito, unire il semolino, lo zucchero e il burro a pezzetti e lavorare velocemente con le mani facendo attenzione a non scaldare troppo l'impasto. Si dovrànno ottenere tante briciole, più sono piccole migliore sarà il risultato. Paoletta consoglia di lavorare su un piano con una spatola, vedete voi come vi trovate meglio. Preparare il ripieno: sbucciare e grattugiare le mele servendosi di una grattugia a fori grossi
Aggiungere l'uvetta precedentemente ammollata nel rum e poi ben strizzata, i pinoli, la cannella e la scorza del limone.
Rivestire con carta forno il fondo di uno stampo a cerniera ( io 24 cm di diametro), imburrare ed infarinare le pareti. Versare poco più della metà dell'impasto di briciole e con questo formare anche un bordo facendolo aderire bene alla tortiera. Versare al centro il ripieno di mele e distribuirlo un pò uniformemente. Versare sopra le mele il restante impasto di briciole e livellare la superficie. Sbattere il tuorlo con il latte e versare distribuendo omogeneamente sopra la torta.
Cuocere a 180° in forno preriscaldato per 45 minuti

Annotazioni: e come hanno fatto Paoletta e Lucia prima di me, anch'io la consiglio  veramente a tutti: provatela!

E come ormai avrete capito con questa torta deliziosa partecipo al contest di  Cappuccino e Cornetto: "colazione da te"

Cara Cranberry, magari un pò in ritardo...... ma ci sono.