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mercoledì 5 gennaio 2011

Cake di semolino al kumquat

...o mandarino cinese


Quando mesi fa vidi in un libro questo dolce mi piacque moltissimo. Sarà stato per quel sapore di semplicità  che la foto prometteva, sarà stato perchè a quella semplicità associavo il sapore aromatico dei mandarini cinesi....sarà stato forse perchè finalmente avevo trovato il modo di trasformare tutti quei fruttini che si tenevano appesi al mio alberello in giardino, sarà stato per questo e forse per molto altro che non me la tolsi più dalla mente.
Solo che, al momento di spogliare l'alberello di tutti i mandarini ebbi più di un' esitazione e alla fine non se ne fece niente.
Non lo so, ma l'idea di vederlo improvvisamente spoglio, senza tutti i suoi bellissimi fruttini colorati a rallegrarlo mi fece desistere e così da allora la ricetta finì in un cassetto della memoria. Fino a quando qualche giorno fa tra i banchi del supermercato non vidi una quantità spropositata di questi mandarini....
Eh si, un altro miracolo del Natale quello di mettere insieme tutti i tipi di frutta possibili ed immaginabili, alcuni a dire il vero a me totalmente sconosciuti.....So che non si dovrebbe, io almeno sono contraria a comperare frutta esotica o fuori stagione, ma si sa che a Natale tutto è permesso e mi sono concessa un pò d' incoerenza ....tanto mi son detta, volta più o volta meno, che sarà mai......e finalmente mi sarei tolta la curiosità di assaggiare il mio tanto sospirato cake.
Tutto sommato è andata anche abbastanza bene considerando la tentazione fortissima che ho dovuto tenere a bada di comperarmi un platano.....sapete quella specie di banana di cui si nutrivano i naufraghi dell'isola dei famosi? non è che qualcuno guardava l'isola prima di aprire il blog? beh, io non me ne perdevo una puntata e il platano ha popolato i miei pensieri per molto molto tempo, ma questa è un'altra storia....
Ma che sapore avrà 'sto platano? Se non me lo tolgo dalla mente in tempi brevi vi dovrete sorbire anche qualche ricetta improbabile a base di questa finta banana dal sapore misterioso....vedremo dove mi porteranno i pensieri...
Per il momento vi lascio questo cake ben più familiare, i mandarini cinesi non sono poi così dificili da trovare e credo che tutti ne abbiano mangiati almeno una volta e chissà, magari qualcuno ne avrà pure un alberello in giardino. Tranquilli comunque, se la vostra produzione è abbondnte, sto sperimentando anche un 'altra ricetta che spero di riuscire a mettere a punto per quando finalmente matureranno quelli del mio giardino e stavolta li coglierò senza pietà. Se riuscirò nell'impresa (alquanto ardua al il momento) ve li ritroverete sotto vetro quest'estate a rallegrare la mia rubrica "l'orto-giardino"....e ve lo anticipo già: quanto sono buoni!

Questo cake è lontano dalla consistenza del pan di spagna, anche se la foto forse potrebbe ricordarlo. In effetti la presenza del semolino lo rende ruvido, morbido ma compatto e la frutta, leggermente umido. 
Il sapore agrumato dei mandarini è persistente e nell'insieme mi è piaciuto molto....chissà, forse penserete che lo dico per la soddisfazione di averlo finalmente provato....o per convincermi che alla fine ho fatto bene a comperare i kumquat e non il platano.....ma invece vi dico che  non mi sono assolutamente pentita della scelta, la rifarei senza dubbio......ho solo una domanda che mi tormenta: ma sarà buono 'sto platano?

Ricetta tratta da " La pasticceria" collana di Repubblica
Ingredienti

semolino: 250 gr
kumquat: 200 gr
latte: 2 dl circa
zucchero semolato: 140 gr
farina 00: 100 gr
burro: 100 gr
uova: 3
lievito vanigliato: 2 cucchiaini
zucchero a velo vanigliato: qb
sale: un pizzico

Procedimento

Lavare i kumquat, punzecchiarli con uno stuzzicadenti e cuocerli per 5 minuti in acqua bollente non salata. Scolarli e farli raffreddare un pò. Poi tagliarli a metà, togliere i semi, frullarli e tenere da parte.
Lavorare a crema il burro morbido insieme allo zucchero e ai tuorli. Quando la crema è omogenea aggiungere la farina precedentemente setacciata con il lievito poca alla volta , poi il semolino e il sale alternandoli al latte.
Mescolare bene con un cucchiaio di legno e aggiungere anche i kumquat frullati.
Montare gli albumi a neve ben ferma e unirli al composto mescolando dal basso verso l'alto per non smontarlo. Imburrare ed infarinare una teglia di 18 cm di lato, versare l'impasto e cuocere in forno preriscaldato a 180°C per 35 minuti circa (fare la prova stecchino)
Togliere il dolce dal forno, sforamrlo, e farlo raffreddare su una gratella. Cospargere con lo zucchero a velo e servire

Alcune annotazioni: mi piaceva l'idea di farlo quadrato, ma avevo una teglia leggermente più grande di quella prevista nella ricetta, diciamo 1,5 cm di differenza, non usatene una più grande di così sennò viene troppo basso e tende ad asciugarsi. Meglio se usate una 18x18cm come previsto

Con questa ricetta partecipo al contest di Cinzia " Gli agrumi"


lunedì 6 dicembre 2010

Minestra di Verze

ovvero sbroeton de verze


Si dice che tutto nella vita ha un prezzo e io sono assolutamente d'accordo. Anche la ricerca della prefezione ne ha uno....anzi,  nel mio caso più che un prezzo, posso dire che ha un peso e per la precisione quello dei chili che ho preso io cercando di arrivare al biscotto perfetto.
Ora quale sia questo biscotto lo rivelerò un'altra volta. Quello che invece è importante, è prendere consapevolezza di aver mangiato veramente troppi biscotti, e quando dico troppi voglio dire proprio tanti e ora devo correre ai ripari.
Non si è mai sentito di nessuno che mette su dei chili 20 giorni prima di Natale. E quando arriva il 25 che faccio? Insomma, è ora di dire basta, almeno fino alla vigilia.
E per rendere più credibile questa mia decisione ecco qui, inauguro il periodo di rinunce con  una minestra della nostra tradizione che un tempo aveva proprio la funzione di tenere gli stomaci leggeri nei giorni precedenti le grandi abbuffate
E allora che minestra di verze sia, leggerissima ma davvero molto buona.
Ovviamente si può preparare in diversi modi. Io ho sceltoquello che preferisco, il più semplice.
Da oggi fino a Natale farò solo ricette collaudatissime che non richiedono il minimo assaggio.Poi si vedrà.
A costo di incatenare il forno e nascondere la chiave, voglio rientrare nei miei jeans al più presto, non saprei che altro mettermi in alternativa. Non è bello presentarsi al pranzo di Natale in tuta da ginnastica. E  per quanto la mia sia molto chic, non mi va di fornire troppi appigli a coloro per i quali sono da sempre la pecora nera della famiglia....
Sarà dura, speriamo solo passi in fretta...detesto essere a dieta....Se penso che domattina non  potrò mangiare la mia crema alla nocciola preferita....(capito quale?) beh...mi passa la voglia di alzarmi dal letto....mettiamoci magari pure la neve, e il gatto che mi viene a svegliare alle 5 perchè vuole uscire.....Mi aspetta una  giornataccia
Ecco, lo sapevo, devo ancora cominciare e sono già catastrofica. Mi consolerò passando a vedere le meraviglie che posterete nei vostri blog da oggi e fino a Natale.
Sarete per me come le sirene per Ulisse, ma io resisterò.....
Intanto, prima di mettermi davvero alla prova, vi lascio questa minestra, non si sa mai che magari abbiate voglia di stare leggere pure voi, così, anche solo per solidarietà........

Ingredienti
per 2/3  persone

verza: 1/2
cipolla bianca: 1/2
riso: un pugno
brodo vegetale: qb
olio evo: qb
sale e pepe: qb
parmigiano: qb

Procedimento

Affettare la cipolla sottile e farla appassire in un velo d'olio extravergine d'oliva. Quando è pronta, unire la verza lavata, mondata e tagliata a listarelle e salare. Lasciare ammorbidire cuocendo per qualche minuto con un coperchio e a fiamma bassa. Poi aggiungere il brodo vegetale caldo, fino a coprire abbondantemente la verdura e lasciare cuocere fino a quando la verza non sarà tenera (ci vorrà mezz' ora  circa).
Aggiungere un pugno di riso e portare a cottura. Mettere nei piatti individuali, aggiungere volendo ancora un filo d'olio evo, del pepe macinato fresco e il parmigiano grattugiato. Servire calda. 

Alcune annotazioni:  per una minestra più saporita aggiungere un pò di pancetta a cubetti e rosolare insieme alla cipolla. Poi procedere come descritto sopra

Con questa ricetta partecipo al contest di Lucy "Minestre e zuppe"

lunedì 29 novembre 2010

Torta al cioccolato

...alla ricerca di quella perfetta


Adoro il cioccolato e le torte al cioccolato. Ma mica tutte. Alcune spesso sono troppo.....
"Troppo che ? " mi chiedevo mangiandole.....
Alcune volte c'era troppo cioccolato, altre volte invece troppo poco. Spesso erano troppo morbide, o troppo asciutte, troppo basse o troppo alte....
Insomma, adoro le torte al cioccolato ma quella che avevo in testa non riuscivo proprio a trovarla.
Dove l'avevo mangiata non lo ricordo nemmeno....ma per me era quella perfetta.
E con l'idea di raggiungere questa perfezione, parecchio tempo fa iniziò la mia ricerca. Fu un susseguirsi di tentativi, alcuni riusciti, altri meno, ma tutti accomunati da  un unico denominatote. 
Quel: "buona si, ma forse troppo......"
"Troppo che?" chiedevo, così come illudendomi che la risposta mi avrebbe aiutato a trovare la strada....
Ma era una pura illusione. E me ne resi conto quando cominciai a ricevere risposte come: "troppe mandorle" ed essere costretta a rivelare di non averne usate per niente, o "troppo cioccolato",  per poi scoprire che la persona in questione non lo amava per niente. Insomma, una serie di risposte fuorvianti. E un pò alla volta capii che era un percorso da fare in solitudine.
E dopo aver provato un discreto numero di torte, dopo aver sperimentato svariati connubi, dopo aver alternato entusiasmi e delusioni, successi ed insuccessi, posso dire di aver finalmente  trovato quella perfetta per me.
Un altro dei miei passpartout gastronomici. 
Se voglio andare sul sicuro e non rischiare per nulla allora preparo questa torta al cioccolato e l'unico "troppo" che mi sono sentitra dire finora è: "troppo buona"
Unica raccomandazione: accertatevi solo che il destinatario ami il cioccolato.
Questa torta è buonissima se servita semplicemente con un pò di zucchero a velo. Morbida al punto giusto, molto cioccolatosa senza essere stucchevole. 
Ma se volete vestirla a festa e farne una torta più elaborata, da veri amanti del cioccolato, allora farcitela e rivestitela con una ganache, senza tralasciare un sottile strato di marmellata di mirtilli rossi. Oltre che un piacere per il palato, è anche un rimedio assicurato contro la tristezza!





Ingredienti

farina: 140 gr
burro: 120 gr
uova: 3
cioccolto fondente al 60% : 60 gr
cioccolato fondente al 72% : 60 gr
zucchero: 180 gr
lievito: 3 cucchiaini
latte: 1/2 bicchiere
cacao in polvere: 1 cucchiaio raso
sale: un pizzico

Per la ganache
(da una ricetta di C . Felder)

panna fresca: 200 gr
zucchero: un cucchiaio
cioccolato fondente al 60%: 125 gr
cioccolato fondente al 72%: 125 gr
burro: 40 gr

Procedimento

Per la torta

Sciogiere il cioccolato e il burro a bagno maria. Setacciare la farina con il lievito e il cacao. Nel frattempo montare i tuorli con lo zucchero. Quando sono gonfi e spumosi unire il cioccolato e il burro fusi fatti raffreddare leggermente e continuare a montare con le fruste. Aggiungere il pizzico di sale. Montare a neve ben ferma gli albumi. Aggiungere la farina poco a poco al composto di cioccolato mescolando con movimenti dall'alto verso il basso. Alternare il latte (a temperatura ambiente) alla farina e per ultimo aggiungere delicatamente gli albumi montati a neve fermissima, mescolando dall'alto verso il basso per non smontare il composto.
Versare in una tortiera imburrata ed infarinata del diametro di 24 cm. Infornare a 170° C per 35-40 minuti.
Sfornare e mettere a raffreddare su una gratella.

Per la ganache

Zuccherare la panna, mettre sul fuoco e portare ad ebollizione. Intanto spezzettare il cioccolato, fonderlo a bagno maria e versarvi la panna caldissima mescolando bene. Aggiungere il burro a pezzetti, mescolare ancora. Far raffreddare il composto. Mettere in frigo per un'oretta e poi montare con le fruste elettriche. 
Oppure, una volta lasciato raffreddare il composto fuori dal frigo, immergere la terrina in un'altra più grande riempita di ghiaccio e con le fruste elettriche montare la ganache

Assemblaggio  

Questa fase è ovviamente solo per la versione farcita. Prendere la torta e dividerla in due dischi utilizzando un filo sottile. Posizionare il primo disco su un piatto da portata, con la parte tagliata rivolta verso l'alto, eventualmente sopra due pezzi di carta forno messi vicini tra di loro. Spalmare sul disco inferiore uno strato sottile di marmellata di mirtilli rossi.
Sul disco superiore spalmare uno strato sottile di ganache. Sovrapporre i due dischi lasciando le farciture all'interno. Con una spatola rivestire con uno strato sottile di ganache i bordi del dolce. Con una sac a poche con bocchetta a stella ricoprire con la ganache anche la superficie del dolce. Togliere i due pezzi di carta forno sfilandoli da sotto il dolce facendo attenzione a non sporcare il piatto di portata e servire

Alcune annotazioni: La marmellata di mirtilli rossi è molto acidula e contrasta perfettamente con il cioccolato fondente. 
Se preferite un sapore meno intenso per la copertura, utilizzate per la ganache solo cioccolato fondente al 60% (in totale 250 gr)

Perfetto accompagnato da una tazza di caffè fumante per una pausa piena di dolcezza. Una vera coccola.  
Con questa ricetta partecipo al contest di "Mon petit bistrot"


venerdì 12 novembre 2010

Ventaglietti di Pasta Sfoglia

ovvero i cuoricini


Ho un pessimo rapporto col parrucchiere.Ci vado di rado e se proprio non posso farne a meno. Non fatico a trovare una spiegazione plausibile a questo fatto.
Da piccola e finchè non raggiunsi l'età della ribellione, mia madre mi costringeva ad accompagnarla dal parrucchiere tutte le settimane. E siccome il parrucchiere in questione era sempre quello più di grido, va da sè che le giornate si svolgevano tra grandi attese, ore di torture ed immancabile insoddisfazione (la sua) finale.
La cosa però assumeva i toni della tragedia quando anch'io ero costretta a sottopormi a quelle che per anni in casa furono chiamate le torture cinesi.
Il tutto aggravato dal fatto che non ero mai io a scegliere che fare della mia chioma....fatto questo che lasciava spazio ad un unico epilogo, sempre lo stesso: io barricata nel bagno e mamma con l'aiutante del parrucchiere che, bomboletta di lacca alla mano, prometteva di sistemarni i capelli esattamente come li avrei voluti se solo fossi uscita di li.......Ma che cavolo...prima mi fai un taglio modello Mafalda e poi pretendi di farmi ricrescere i capelli con una bomboletta di lacca? Ma i grandi per caso pensano che i bambini siano scemi?
L'unica cosa che allietava le giornate era il passaggio in pasticceria prima di tornare a casa. E malgrado l'ora tarda suggerisse l'opportunità di mangiare un tramezzino, un panino o giù di li, io non resistevo all'idea di un cuoricino di pasta sfoglia. Sempre quello, sempre lo stesso, il mio preferito (a parte questi....ma non si trovavano mica dappertutto!)
Un giorno questo evento fu accompagnato da qualcosa che successe  veramente di rado...Una volta a casa mia madre estrasse dalla borsa un sacchetto di carta e me lo diede: un regalo per me. Ne uscì un pagliaccio delizioso di cui mi innamorai a prima vista e che per anni fu il preferito tra tutti i miei giochi. Mia madre me l'aveva comperato in pasticceria ed io l'ho conservato gelosamente per anni come la cosa più bella e più preziosa che avessi.
Ed ogni volta che mangio un cuoricino di sfoglia non posso non pensare al mio pagliaccio preferito e all'emozione di quel giorno che riesco a sentire ancora.



Ingredienti
per circa 25-30 pezzi

pasta sfoglia: un panetto (circa 400 gr)
zucchero semolato: qb

Procedimento

Tirare il panetto di pasta sfoglia freddo con il mattarello su un piano leggermente infarinato. Dovete ottenere un rettangolo allungato dello spessore di pochi millimetri circa 3-4
Ripiegate i due lati lunghi del rettangolo verso l'interno unendoli al centro senza sovrapporli. Otterrete così un altro rettangolo, della stezza altezza del precedente ma largo la metà (vedi foto1)
Ripiegare ancora una volta il rettangolo in due ottenendone un secondo avente stessa lunghezza e largo la metà rispetto al precedente ( vedi foto 2) una specie di rotolo. Con un coltellino affilato tagliarlo a fette di circa un cm. Versare zucchero semolato abbondante su un piatto piano. Passare ogni ventaglietto nello zucchero facendolo aderire bene con una leggera pressione prima da un lato e poi dall'altro. Devono essere ricoperti di zucchero. Disporre in una teglia i ventaglietti così ottenuti. Infornare in forno caldo a 200° C per circa 20 minuti. Devono risultare dorati con i bordi leggermente più scuri. Far raffreddare su una gratella e servire













Alcune annotazioni: la pasta sfoglia per essere lavorata deve essere fredda. Tirarla fuori dal frigo solo al momento di utilizzarla. Io ho perso tempo con le foto e l'ho fatta scaldare un pò, le pieghe in foto non sono perfette. Se non è fredda è difficile lavorarla, diventa molto appiccicosa oltre a non rendre poi bene in cottura, quindi voi non fatelo, mi raccomando.

Il procedimento per preparare la pasta sfoglia lo posterò la prossima settimana, diversamente questo post sarebbe diventato troppo lungo. Quindi mi raccomando, tenete pronti i mattarelli!

Con questa ricetta partecipo al contest di Meggy "Sapore di ricordi..."

lunedì 8 novembre 2010

Croquembouche con crema Strudel

....a modo mio


Non so dire di preciso quando questo dessert francese sia entrato di diritto a far parte dei dolci di Natale a casa mia....
So solo che non si passa più Natale senza croquembouche. Credo sia stata un'elaborazione lenta, dovuta al fatto che spesso mi trovo a dover far dolci per un certo numero di persone e normalmente per qualche ricorrenza, od evento. E così ricordo che un bel pò di tempo fa,  mi trovai a cercare un modo un pò speciale di servire dei bignè. L'avvicinarsi del Natale  richiedeva che le tavole accennassero alle imminenti festività...e così l'idea del croquembouche mi parve perfetta, con quella forma e quei colori che tanto ricordano un albero addobbato a festa, con qualche ciliegina intorno e tutti quei fili di caramello.......non è bellissimo? Io lo adoro
E fu allora che per me divenne un dolce natalizio. Perfetto se arriva dopo tante portate, solitamente anche dopo il dessert ufficiale......
Uno sfizio, un piacere per gli occhi e una piccola golosità per il palato, per chiudere una cena, per dilungarsi in chiacchiere, per un' ultima dolcezza prima di congedarsi, insomma, un dolce conviviale che mette tutti d'accordo. Non impegna se l'appetito è già stato placato dalle portate precedenti e si può esagerare se invece la gola cede irrimediabilmente al richiamo della sua crema voluttuosa.......
E se proprio non c'è spazio....allora rimarrà solo un piacevole ornamento che renderà festosa la vostra tavola...
Ma a pensarci bene, nessun Natale è ricordato per quello del croquembouche rimasto integro......
A memoria direi che non mi è proprio mai successo....

Il croquembouche si può preparare in diversi modi. Sostanzialmente tre. O Si costruisce una piramide cava di bignè che si riempie con pan di spagna imbevuto di liquore alternato a crema pasticcera, o si fa una piramide di soli bignè farciti, oppure si può fare una piramide cava, all'interno della quale trova posto una struttura di sostegno
Normalmente io faccio o la seconda o la terza, mai la prima per esigenze pratiche. Non essendo mai il dessert principale non lo arricchisco troppo. 
Fare la piramide con o senza sostegno dipende dal numero di ospiti. Se sono molti piramide piena, se sono pochi piramide cava con sostegno.
Per quanto riguarda la farcitura, questa volta ho scelto una crema particolare, più leggera e fresca nel sapore rispetto alla crema classica. Una crema strudel, fatta con le mele e arricchita con uvetta.
Il sapore è delicato e si sposa benissimo con il caramello dei bignè.

Ingredienti
per circa 60 bignè

acqua: 375 gr
farina: 225 gr
burro: 150 gr 
uova: 5 grandi
sale: 1/2 cucchiaino
zucchero: un cucchiaino

Per un  numero inferiore di bignè andate qui

Procedimento 
In una pentola mettere l'acqua, il sale, lo zucchero e il burro. Portare a bollore e versare subito la farina tutta insieme. Cuocere come fosse una polenta mescolando con un cucchiaio di legno finchè il composto si staccherà dalle pareti della pentola e dal cucchiaio. Togliere dal fuoco e continuando a mescolare energicamente, aggiungere le uova, uno alla volta, senza aggiungere il secondo finchè il primo non sia stato completamente assorbito. Procedere allo stesso modo per tutte e cinque le uova. E' molto importante lavorare molto energicamente l'impasto in questa fase.
La cosa importante per la buona riuscita dei bignè, oltre a lavorare l'impasto energicamente è dargli la giusta consistenza, morbido ma sodo, attenzione che non sia troppo morbido sennò i bignè non si gonfiano (dipende dalla dimensione delle uova)
Una volta riempita con l'impasto una sac a poche con bocchetta liscia o a stella, rivestite con carta forno una teglia e formate tanti mucchietti distanziati (più o meno grandi a seconda di come li volete). Devono mantenere la forma che gli avete dato senza appiattirsi.
Volendo potete congelare i bignè così e cuocerli all'occorrenza, dopo averli fatti scongelare per un quarto d'ora, oppure scaldate il forno a 180°C e cuoceteli per circa  20-25 minuti finchè saranno dorati.
Crema strudel
Ingredienti
latte: 500 gr
farina 00: 70 gr
uova: uno intero e un tuorlo
fecola: 10 gr
mele: 3 renette
zucchero: 150 gr
uvetta: 50 gr
vaniglia: essenza o 1/2 bacca
cannella: un pizzico piccolo
panna: 200 gr

Procedimento

Mettere ad ammollare l'uvetta nell'acqua tiepida.
Sbucciare le mele e tagliarle a pezzi piccoli. Metterle in una casseruola con un cucchiaio d'acqua e cuocerle a fuoco basso finchè non si disferanno. Ridurle in purea con un frullatore ad immersione o con un minipimer, e passarle un paio di minuti ancora sul fuoco per farle asciugare bene con un pizzico di cannella, giusto un'idea. Tenere da parte. Preparare la crema. Mettere il latte sul fuoco con la raschiatura della bacca di vaniglia o con l'essenza. portare a bollore. Intanto mescolare le uova con lo zucchero, aggiungere la farina setacciata con la fecola, e amalgamare bene. Versare il latte bollente sul composto di uova e mescolare fino a rendere la crema omogenea. Aggiungere le mele e mescolare ancora per amalgamare. Rimettere sul fuoco riportare a bollore e cuocere a fuoco basso per circa cinque minuti.
Per ultimo aggiungere l'uvetta e frullare con un frullatore ad immersione per tritarla. Versare la crema su un piatto e coprire con pellicola a contatto. Lasciare raffreddare completamente poi tenere in frigorifero.

Caramello

Ingredienti
zucchero semolato: 400 gr

Procedimento

Mettere lo zucchero in un pentolino con bordi alti e fondo spesso. Cuocere a fuoco molto basso e lasciare sciogliere lo zucchero completamente. Quando il caramello avrà assunto un colore ambrato, togliere dal fuoco e immergere i bignè per circa metà stando molto attenti a non bruciarsi con il caramello.

Assemblaggio

Mettere la crema ormai fredda in una terrina, mescolarla bene per renderla morbida e poi  aggiungere 150/200 gr di panna montata amalgamando bene, con delicatezza e con movimenti dall'alto verso il basso. Farcire i bignè con la crema usando una punta lunga e stretta
Immergere i bignè per metà nel caramello e adagiarli in un piatto da portata
a formare un anello che servirà da base. Riempire l'anello con altri bignè formando dei cerchi concentrici ( fissare i bignè alla base con poco caramello. Se fate un croquembouche abbastanza grande, serve a dare stabilità). Procedere così, scalando di uno il numero dei bignè, mano a mano che si procede con i piani. Terminare con un ultimo bignè a formare la punta di una piramide
Se serve, preparare ancora un pò di caramello, aspettare che raggiunga la giusta temperatura, (non deve essere troppo liquido) poi immergere una forchetta e sollevandola, lasciare cadere il caramello sul dolce creando una serie di fili intorno, secondo il vostro gusto.
Decorare la base con qualche ciliegina candita o fiocchetto di panna montata ( io preferisco le ciliegine) e servire in tavola.
Con questa quantità di bignè ho preparato tre croquembouche piccoli cavi delle dimensioni di quello in foto

Alcune annotazioni: Il croquembouche normalmente è farcito con crema.  Nella versione classica i bignè sono con il caramello, da qui il nome che significa crocca in bocca, proprio per l'effetto  del caramello solidificato quando si mangia. C'è chi lo sostituisce con altro, ma secondo me il dolce perde la sua caratteristica. Il colore stesso ne fa un dolce molto bello ed elegante, perfetto per la tavola delle feste.  Inoltre il caramello ha anche effetto di collante perciò sostituirlo significa avere un dolce a rischio di crollo!
Se optate per la versione cava con struttura di sostegno io faccio così: fisso un bicchierino di vetro a tronco di cono ad un piatto da portata. Lo fisso al centro, rovesciato, con due pezzetti di scotch in modo che non siano visibili. Dovete scegliere un bicchierino dalle linee pulite e  della dimensione adatta, a seconda di quanto volete fare grande il croquembouche, prendete un pò di misure
Intorno a questo bicchierino posizionate i bignè uno vicino all'altro e completate il primo anello. Proseguite sovrapponendo quello successivo e diminuendo di uno il numero dei bignè. Procedere fino ad arrivare alla fine della piramide e concludere con un bignè unico. Prima di formare la piramide, io aspetto che il caramello si sia solidificato, in modo che i bignè rimangano belli e più puliti. Se fate croquembouche non troppo grandi si può fare. In pratica li preparo tutti, li faccio asciugare e poi monto il dolce. Se scegliete una maggiore dimensione, uniteli con il caramello ancora liquido.
Per fare i fili di caramello mi raccomando, fate molta attenzione, non è difficile ma bisogna trovare la giusta consistenza, magari facendo qualche prova su carta forno. E attenzione che il caramello è molto pericoloso per la temperatura che raggiunge!
Spero di non aver tralasciato nulla, la spiegazione è un pò lunga. E' più facile a farsi che a dirsi........

Con questa ricetta partecio al contest di Arabafelice "Inventa...Mela"



al contest di about food Il Natale della tradizione




venerdì 24 settembre 2010

Zaeti

O sarebbe meglio dire...Xaeti


Questa di oggi è una ricetta tipica della mia regione, il Veneto.
Le tradizioni sono una grande ricchezza da preservare e far conoscere, attraverso la cucina, ma non solo.

I Zaeti, (in veneziano Xaeti) sono un must della cucina veneta. Se verrete da queste parti non faticherete a trovarli. Si usa servire questi biscotti secchi anche come dessert, accompagnati da un vino dolce come il Moscato o il più tipico Recioto.
Le ricette sono molte e variano da zona a zona. 
Ne posterò due, la prima, che è quella che io faccio normalmente, prevede l'uso di uova e lievito, mentre la seconda omette l'uso di questi due ingredienti.
Dirvi quale preferisco è difficile, ma se proprio devo sbilanciarmi preferisco la prima, per la mia irriducibile passione per i biscotti un pò più croccanti.....ma sono entrambe molto buone.
Gli ingredienti che caratterizzano questi biscottini veneti sono: l'uso della farina gialla, di mais, e l'uvetta, che viene ammollata nella grappa, o anche solo nell'acqua.
Vorrei invece farvi conoscere una versione senz'altro meno nota che è quella che prevede l'uso delle giuggiole al posto dell'uvetta.


In questo caso usate giuggiole molto mature, cioè quando il frutto non più turgido diventa morbido e grinzoso, e lasciatele a bagno nella grappa per un pò prima di utilizzarle, ovviamente dopo aver tolto il nocciolo (quelle della foto per intenderci sono pronte per essere mangiate ma bisogna attendere ancora qualche giorno perchè raggiungano la giusta maturazione per i biscotti)

Ingredienti 
per il primo tipo

farina di mais fioretto: 200 gr (gialla)
farina 00: 200 gr
burro: 100 gr
uvetta: 100 gr (o giuggiole ammollate)
zucchero: 100 gr
uova: 2
limone: la buccia grattugiata di uno
lievito: 1 bustina
sale: un pizzico
grappa: per ammollare l'uvetta (facoltativo)

Ingredienti 
per il secondo tipo

farina di mais fioretto: 200 gr 
farina 00: 100 gr
burro: 130 gr
zucchero: 90 gr
pinoli: una manciata scarsa
limone: la scorza grattugiata di uno
grappa: per ammollare l'uvetta
sale: un pizzico

Procedimento

Il procedimento è lo stesso per i due tipi di biscotti. Lavare l'uvetta in acqua tiepida. Poi strizzare ed asciugare. Metterla ad ammollare nella grappa o se preferite lasciarla ammollare in acqua.
Setacciare le due farine, con il lievito (dove previsto) e il sale. Aggiungere il burro a pezzetti, lo zucchero, le uova (dove previste) e la buccia di limone ed impastare fino ad ottenere una massa omogenea, senza lavorare eccessivamente. Per ultimo aggiungere l'uvetta ammollata, ben strizzata e asciugata (o le giuggiole) e i pinoli e amalgamare bene. La seconda versione, quella senza uova sarà più asciutta e quindi per riuscire a lavorare l'impasto aggiungere due o tre cucchiai di grappa con cui avrete ammollato in precedenza l'uvetta o le giuggiole.
A questo punto prelevare delle piccole quantità d'impasto e formare delle palline della dimensione di una noce e poi dargli una forma a losanga appiattita, fare un'incisione al centro, non troppo profonda (se volete) ed infornare in forno preriscaldato a 180° per circa 20 minuti. Farli colorare leggermente. Estrarre dal forno e metterli a raffreddare su una gratella.
Spolverizzare con zucchero a velo e servire.

Alcune annotazioni sul primo tipo: a seconda del grado di umidità dell'aria e di quanto si fanno asciugare in forno, la prima versione di questi biscotti può risultare più o meno croccante, mentre la seconda rimane più morbida. Qualche volta, dopo che si sono raffreddati o il giorno dopo io li rimetto in forno a 150° per 15 minuti circa e li faccio asciugare un pò. Così diventano più croccanti, ma non devono diventare duri, resta comunque un biscotto che si sbriciola facilmente.
Se usate le giuggiole al posto dell'uvetta, usate quelle molto mature, snocciolatele, tagliatele a pezzetti e lasciatele in ammollo per qualche ora nella grappa prima di utilizzarle
Io metto sempre anche un pò di vaniglia, la ricetta non lo prevede, ma a me piace.

Con questa ricetta partecipo al contest di Milla "...Non solo brodo di..."



Con questa ricetta partecipo anche a Un anno Ammodomio

giovedì 12 agosto 2010

Torta di Pesche

Big ben ha detto stop


Non so voi, ma io, Portobello lo guardavo eccome...
E tutte le volte che lo sfortunato di turno tentava in ogni modo di far pronunciare al pennuto la tanto sospirata parola...beh ecco, me ne rimanevo lì, col fiato sospeso, neanche fossi stata in attesa di una rivelazione di importanza mondiale.
Fatto sta che mi sembrava impossibile che quel pappagallo testone non riuscisse a pronunciare una parola tanto semplice.
Sarà stato che vicino a casa ne avevo uno che parlava che era una meraviglia, ma io proprio non mi capacitavo di tanta reticenza.
Ma quello che ancora non sapevo e che avrei imparato solo più tardi, è quanto possa essere difficile riuscire a far parlare anche le persone.
A casa vostra non so, ma di sicuro, nella mia, i discorsi sono considerati una specie di area off limits dove ci si avventura molto di rado e solo se sotto tortura!
D'accordo e questo l'ho capito........
Ma bisogna proprio estendere il divieto tanto da rendere impossibile anche una semplicissima frase di risposta?
Successe per esempio che l'altro giorno mia madre chiese a qualcuno se si fosse ricordato di pagare la bolletta della luce.
Un "nn ....rto.....cci....tu.........." ricevuto in cambio, dopo una rapida consultazione telefonica con me, fu codificato come un "si, si, non preoccuparti"
Ma ci accorgemmo presto di aver sbagliato a decifrare il codice quando mia madre mi telefonò dicendo che era completamente al buio!
E scoprimmo solo più tardi che quello che noi ingenuamente avevamo preso come un si, era in realtà un "non ho avuto tempo, vacci tu!"
Non parliamo nemmeno di quando chiedo se qualche torta che ho fatto è piaciuta....cominciano una serie di gmmmmmm....fstr....mmmnnngr....... che mi lasciano sempre nel dubbio!
Non potete nemmeno immaginare quindi il mio stupore quando qualche tempo fa preparai questa torta.
Fu una serie di: "buonissima", "stupenda" e "troppo buona", che non richiesero nemmeno l' ormai consueta e noiosa fase dell'interrogatorio preliminare.
Fu una confessione spontanea collettiva e questo credete, non era mai successo.

Ora, non voglio prendermi meriti che non ho, stavolta sono solo "l'esecutrice materiale" di questa bontà.
La ricetta è tratta da Sale e Pepe e io la riporto pari pari perchè è perfetta.
L'unica cosa che mi prendo come merito è la voglia di sperimentare che mi spinge a provare tante cose.....molte, lo sapete bene anche voi, non sono degne di nota, altre sono dei veri falimenti. Ma qualche fortunatissima volta si trovano ricette che funzionano a meraviglia, come questa che ritengo una vera e propria conquista.....
Vorrei trovare le parola per convincervi di tanta bontà, ma so che non ci riuscirò.....
Stavolta non ho nemmeno una foto accattivante perchè per quanto abbia provato e riprovato a fotografarla, non ne voleva proprio sapere di fare un'espressione convincente.....
Quindi posso contare solo sul vostro spirito di intraprendenza e sulla curiosità....
Mi appello ancora una volta alla vostra voglia di "vita spericolata tra i fornelli!"
Non ne rimarrete delusi......
Questa è proprio quella che si può definire una "torta che farà parlare!"


Torta di Pesche

Ingredienti
Per la pasta brisè

farina00: 200 gr
burro: 100 gr freddo e a pezzetti
acqua freddissima: 2 cucchiai
sale: un pizzico

Per la torta

pesche mature: 4 (o 5 se piccole)
uova: 2
zucchero: 115 gr
farina 00: 4 cucchiai
acqua di rose: 1/2 cucchiaino
burro: 110 gr

Procedimento

Innanzitutto preparare la pasta brisè. Mettere farina, burro e un pizzico di sale nel robot e azionarlo per poco, non più di un minuto per amalgamare gli ingredienti. Aggiungere l'acqua freddissima e azionare il robot finchè si forma un impasto omogeneo.
Azionate ad intermittenza e il meno possibile per non scaldare l'impasto. Poi prelevarlo , chiuderlo nella pellicola e metterlo in frigo per un'oretta.
Trascorso questo tempo, foderare una tortiera da 25 cm di diametro con carta forno, e ungetene i bordi con burro e spolverizzate di farina
Stendere la pasta brisè sottile tra due fogli di carta forno con il mattarello e trasferirla nella tortiera.

Rimettere in frigo per altri 30 minuti
Cuocere in bianco la base, dopo averla bucherellata con i rebbi di una forchetta, rivestita con un foglio di carta forno stropicciata e riempita di fagioli secchi o riso (crudo!)
Lasciare nel forno preriscaldato a 180° finchè sarà cotta ( a me ci vogliono circa 30 minuti. Deve essere asciutta.) Togliere molto delicatamente la carta (attenzione perchè è molto friabile!)
Intanto che la base cuoce, procedete con la torta.
Lavare le pesche, asciugarle bene e tagliarle a spicchi grossi.
Adagiare gli spicchi, con la parte tagliata rivolta verso l'alto, sulla base di brisè cotta, disponendoli vicini, a raggera, e riempiendone il centro con spicchi tagliati a metà
Riempite bene con le pesche.
Lavorare le uova a temperatura ambiente con lo zucchero semolato sulla planetaria, o con un frullino elettrico, fino ad avere un composto chiaro e spumoso.
Incorporare delicatamente la farina mescolando dall'alto verso il basso e infine l'acqua di rose.
Scaldare il burro in un pentolino su fuoco alto e quando inizia a sfrigolare versarlo sulla massa di uova e zucchero continuando a lavorare per un minuto.
Versare il composto sulle pesche ed infornare per 30 minuti. Poi coprire con carta stagnola e cuocere per altri 15 minuti.
Lasciare raffreddare, infine spolverizzare di zucchero a velo. La ricetta suggerisce di servirla con panna montata, per me è già perfetta senza panna, ma de gustibus......

Alcune annotazioni importanti

Se non avete l'acqua di rose, sostituitela con qualcos'altro che vi piace tipo acqua di fiori d'arancio, ma anche senza aggiunte questa torta è buonissima comunque.
Per quanto riguarda la tortiera vi do alcuni suggerimenti.
La crema montata è abbastanza voluminosa. Ricopre le pesche completamente e quindi il bordo della pasta brisè dev'essere abbastanza alto per poterla contenere tutta.
La prima volta l'ho fatta più bassa ed è fuoriuscita un pò.
Per questo io uso una tortieta col bordo alto a cerniera e l'altezza del bordo della brisè arriva ad essere di 2,5 se misurata internamente, se la misurate esternamente sarà 3 cm (non ho proprio misurato, vado a occhio)
Inoltre prestate molta attenzione perchè la torta è molto friabile e trasferirla dalla tortiera al piatto è un'operazione da non sottovalutare se non volete ritrovarvi con una torta irrimediabilmente rotta.....
Se proprio dovete trasferirla fatelo solo quando è fredda completamente e con molta delicatezza.

Con questa ricetta partecipo al bellissimo contest di Ti cucino così

mercoledì 7 luglio 2010

Torcetti al Burro

L'apparenza inganna

 
Avete presente la sensazione di un'aspettativa delusa, di una promessa disattesa, di un entusiasmo tradito?
Qualche giorno fa, ancora assonnata davanti alla mia solita tazza di caffè, distrattamente sfogliavo una delle riviste che la sera rimangono sul tavolo di cucina.
La giornata è di quelle che si preannunciano torride, il caldo è appiccicoso e l'umidità è così densa che la sento entrare ad ogni respiro...
Che si fa?....il mare...è un miraggio e di sicuro il gatto che beatamente dorme sulle mie gambe non aiuta....
Persino il caffè che bevo sempre bollente sembra troppo in questa mattina così calda....
Mentre con una certa rassegnazione cerco un'idea per uscire da un momento di apatia mi imbatto in un incontro fatale.
E mi è arrivata improvvisa la freschezza di una brezza, carica di profumi d'estate e di voci di bambini, sovrastate da un rumore di onde che s'infrangono....
E' bastata solo un'immagine, un'immagine candida e perfetta, impressa su una carta patinata....
E' bastato solo il candore, freschissimo, di una meravigliosa gelatina al cocco.
La soluzione a portata di mano!
Esco in fretta e mi procuro tutti gli ingredienti.
Procedo spedita, voglio fare presto....
E' vero che il bianco d'estate fa un certo effetto e anche chi predilige altre tonalità, con l'arrivo del caldo torrido abbandona ogni resistenza di fronte a ciò che un look "total white" promette!
E' vero, ma non sarà stato esagerato tutto questo entusiasmo?
Accantono immediatamente questo pensiero, come se tutte le volte che nella vita sono stata ingannata dalle apparenze, tutte quelle volte dicevo, non fossero mai esistite!
Procedo spedita, alla ricerca di quella freschezza promessa.
Finalmente è pronta.
Beh...... bella è bella, non c'è che dire......bianca è bianca, non c'è ombra di dubbio.
Non resta che assaggiarla per provare la meraviglia del profumo d'estate per eccellenza, del profumo di cocco...e di quella freschezza che tanto promette....
Ma ahimè.......niente fu più deludente
Sapore di cocco? macchè!
Profumi d'estate? men che meno!
La freschezza di una brezza improvvisa? ma quando mai!
Quasi non ci credo...eh si, qualche volta è dura ammettere di essersi sbagliati clamorosamente!
Per sicurezza assaggio ancora, chissà, magari ero solo distratta.....
Ma niente...
Non mi resta che arrendermi all'evidenza!
Devo riconoscerlo....purtroppo è successo ancora, mi sono lasciata sedurre dalla bellezza di una di quelle ricette che promettono meraviglie che poi non mantengono.
Ora, non so voi, ma una ricetta deludente mi avvilisce parecchio...e non ho voglia di rimanere lì a rimuginare....
Quello che mi occorre è senz'altro un'altra ricetta...
Io adoro i biscotti, mi mettono allegria.
Ed è a loro che penso per riportare il buonumore.
Però voglio dei biscotti speciali, semplici, profumati di burro e con lo zucchero....e li vorrei leggeri, per poterne mangiare in quantità.....
Ed è pensando a questo che mi vengono subito in mente........ a quanti ne mangiavo da bambina, anche una confezione intera....ne ero capace...erano così buoni.....
Allora è deciso, voglio loro....proprio loro, voglio i miei adorati Torcetti al burro.....
Quanto tempo è che non li mangio?
Che poi, a pensarci bene, chissà come accade che qualche volta dimentichiamo qualcosa che ci è piaciuto così tanto....
Beh, io non so com'è che accade di dimenticarsene, di sicuro però so che al primo morso ho deciso che non li avrei mai più lasciati....

Questi sono dei biscotti davvero buonissimi....una pasta lievitata leggermente zuccherata.
Hanno tutta la semplicità del pane e la fragranza del burro.
Beh, l'avete capito, io li trovo meravigliosi...
Con un bicchiere di latte freddo non temono rivali!
Altamente consigliati a chi non ama le cose troppo dolci!

Ingrdienti

farina: 200 gr
burro: 80 gr
lievito di birra: 5 gr
zucchero: 20 gr più qualche cucchiaio
sale: un pizzico
vanillina: 1/2 bustina

Procedimento

Con la farina fare la fontana sulla spianatoia, aggiungere il sale e la vanillina e 20 gr di zucchero.
Sciogliere il lievito in un dl circa di acqua tiepida, versare il liquido al centro, sulla farina e con una forchetta, facendo dei movimenti circolari cercare di inglobare la farina un pò alla volta prendendola dai bordi.
Quando l'acqua sarà stata assorbita completamente, cominciare a lavorare il panetto morbido molto energicamente con le mani, finchè sarà liscio (almeno 10 minuti)
Metterlo a lievitare per un'ora nel forno spento, coperto da uno straccio umido.
Trascorso questo tempo, prendete l'impasto e rilavoratelo un attimo. Poi stendetelo sulla spianatoia e aggiungete il burro a pezzetti a temperatura ambiente. Regolatevi voi a seconda della temperatura esterna, deve essere morbido ma non troppo.
Dovete aggiungerne un pò alla volta e ad ogni aggiunta lavorare bene l'impasto finchè il burro sarà completamente assorbito. Dovete ripetere l'operazione per 3 volte.
Una volta assorbito tutto il burro lavorate l'impasto per almeno 10 minuti, finchè risulterà morbido e liscio e fatelo lievitare ancora un'ora sempre coperto.
Versate alcuni cucchiai di zucchero su un piatto.
Prendete la pasta e lavoratela due minuti. Poi staccate delle piccole quantità d'impasto. Formate dei filoncini lavorandoli con il palmo della mano.
Devono essere lunghi circa 15 cm e non molto grossi, diciamo come una matita più o meno.
Mano a mano che sono pronti, chiuderli alle estremità premendoli un pò e passarli nello zucchero semolato premendo per farlo aderire solo da un lato.
Poi posizionarli su una teglia rivestita di carta forno, con la superficie zuccherata rivolta verso l'alto.
Lasciare lievitare ancora 15 minuti coperti con uno straccio e poi infornare a 190° fino a quando saranno belli dorati. Ci votrranno circa 15/20 minuti.
Togliere dal forno e lasciare raffreddare.

Ora i biscotti sono pronti. A questo punto avete due possibilità:
O li mangiate una volta raffreddati e in questo caso la consistenza somiglia un pò a quella del pane, croccanti fuori e morbidi dentro.
Oppure, e questa è la versione che io preferisco, una volta raffreddati li rimettete in forno a 150° per circa 20/30 minuti.
Li togliete dal forno e li fate raffreddare.
Così otterrete dei torcetti croccantissimi che si conserveranno a lungo chiusi in una scatola di latta.

La ricetta è tratta dalla collana La Pasticceria de la Repubblica

Con questa ricetta partecipo al Contest di Jul's kitchen in collaborazione con Macchine Alimentari

martedì 18 maggio 2010

I biscotti della Brigitta

Anche con questa ricetta partecipo alla raccolta di Fragole a Merenda
Le ricette di Nonna Papera:40 anni dopo



Sull'onda dell'entusiasmo per la raccolta di ricette di Sabrine, passo in rassegna i post e le storie che li accompagnano. E leggendo e leggendo, scopro di Ciccio e di un trattore che sbuffa!
Ciccio?
Ma chi è?
Comincio a pensare....penso e ripenso ma niente...nessun ricordo...
Continuo a leggere: si dice che questo Ciccio sia l'autore dei furti al davanzale di Nonna Papera....
No, non può essere, io questo Ciccio mica me lo ricordo e il trattore men che meno.
Com'è possibile?
Ce l'ho nitida nella mente la scena del furto......
non c'era Ciccio, lo ricordo perfettamente, c'era un orso, un enorme e ferocissimo orso.....e si aggirava con aria furtiva nei pressi del davanzale.
Non confonderò mica un'oca con un orso!
Possibile che nessuno lo menzioni?, che nessuno lo ricordi?
Mi sarò davvero confusa?
E se avessi commesso un terribile errore? se veramente quest'orso non fosse stato l'autore dei furti?
E piano piano una sensazione di panico mi assale.....
Se così fosse, avrei speso anni della mia vita a considerare ingiustamente dei poveri orsacchiotti innocenti come degli approfittatori e dei ladri di torte altrui!
E nel tantativo di dare una risposta ai dubbi che mi attanagliano, cercando in qualche cassetto della memoria, preparo farina, burro, uova, cacao e lievito.....
Setaccio, miscelo, intrido, impasto, tiro, sovrappongo, arrotolo stretto, taglio ed inforno.
Un profumo veramente delizioso invade la cucina...
Estraggo i biscotti dal forno.... sono pronti: bellissimi, io li trovo irresistibili!
E penso:
come si fa a non rubarli?
No, dico, veramente vogliamo dare tutta la colpa a Ciccio o al povero orso di turno?
Mettetevi una mano sulla coscienza:
ma voi resistereste a dei biscotti come questi?
Basta guardare le cose da un'altra prospettiva e all'improvviso i colpevoli diventano vittime e le vittime colpevoli.
Ma cara Nonna Papera, saggia come sei, non lo sai che l'occasione fa l'uomo (ma anche l'orso!) ladro?
'Ste benedette torte non le potevi mettere a raffreddare da un'altra parte con buona pace di orsi, di oche e di una generazione di bambini che per anni hanno dato il tormento a povere nonne che di Pie alla frutta, Biscotti della Brigitta, Mele ingabbiate , Lingue di Gattone e chi più ne ha più ne metta proprio non ne sapevano nulla?
Simpatizzanti della Pennuta scusatemi, ma stavolta mi metto dalla parte di queste povere nonne!
Secondo voi non avranno sofferto di un senso di inadeguatezza di fronte alle richieste di nipoti sempre più esigenti?
Mi sa che 'sto Manuale di Nonna Papera ha creato complessi e sindromi degni dell'attenzione dei più importanti teorici della psicanalisi...
E allora, solo se siete pronti, ma veramente pronti per una seduta di psicanalisi, una di quelle serie.......... cominciate pure ad impastare!

Per i biscotti della Brigitta

Ingredienti

burro: 120 gr
zucchero a velo: 75 gr
zucchero vanigliato: una bustina
uova: uno
farina: 200 gr
sale: un pizzico
cacao: qualche cucchiaio

Procedimento

Setacciare la farina con il lievito e il sale.
Aggiungere lo zucchero, il burro e il tuorlo ( l'albume servirà alla fine).
Fare una frolla, dividerla in due parti e ad una di queste aggiungere il cacao in polvere.
Coprire le due frolle con pellicola e riporre in frigo per almeno mezz'ora.
Trascorso il tempo, tirare con il mattarello la pasta in due sfoglie quadrate di circa 20 cm di lato lavorando la pasta tra due fogli di carta forno.
Sovrapporre le due sfoglie, arrotolarle strette a formare un salame e riporre in frigo per almeno un'altra ora.
Trascorso il tempo estrarre il salame dal forno, tagliarlo a fette, (più spesse di quelle del salame vero)....diciamo circa 4-5 mm.
Mettere a cuocere a 170/180° in forno preriscaldato. A me ci sono voluti circa 20 minuti.
Quando sono leggermente dorati estrarli dal forno, spennellarli subito con l'albume tenuto da parte e diluito con un pò d'acqua e spolverizzare con zucchero a velo!

Con questa seconda ricetta a malincuore concludo il ciclo di ricette disneyane!
E' stata una bella parentesi, mi sono molto divertita ed entusiasmata.....ma tutte le cose belle, si sa, prima o poi finiscono......
Archivio momentaneamente le ricette di Nonna Papera ma con la serenità di chi sa che al primo attacco di nostalgia, saprò finalmente dove ritrovarle!