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giovedì 21 giugno 2018

Crostata di ciliegie



Secondo me i dolci vegan più buoni sono le crostate o comunque i dolci a base di pasta frolla. La pasta frolla vegana è deliziosa, anche più buona di quella classica perché ha un sapore più leggero, almeno per i miei gusti. Per questo quando mi viene voglia di dolce, spesso preparo la crostata.
Pensate che siano noiose e scontate? Intanto fare una buona crostata non è così scontato, se la pasta frolla non ha gli ingredienti giusti o non è lavorata nel modo corretto non è buona per niente, e credete che nelle giornate no è capitato anche a. me di fare la pasta frolla sgnucca come si suol dire J
E poi, per rendere originale una crostata si può lavorare sul ripieno, sulla farcitura. Si può inventare di tutto, però alla fine, io penso: cosa c’è di più buono di una crostata con la confettura fatta in casa come per esempio questa o questa o con la frutta fresca? Per me niente, e sono decisamente questi i dolci che preferisco.  
In quello di oggi sono protagoniste le ciliegie, e non potrebbe essere che così, chi resiste ad una crostata con ciliegie fresche? siamo nel pieno della stagione, è questo il momento di farne delle scorpacciate. Il segreto per una crostata deliziosa, sta nel far sentire il più possibile il sapore della frutta e nel fare una pasta frolla vegana friabile, meglio se integrale o semintegrale, non troppo dolce e aromatizzata con limone bio e vaniglia.

In realtà ero partita con l’idea di fare un dolce più elaborato, con crema e frutta, ma poi mi sono chiesta se era quello che avrei voluto mangiare e dato che la risposta è stata no, ho optato per qualcosa che piacesse anche a me. E’ vero che le ricette che posto sono per voi, ma il dolce lo devo mangiare io dopo che l’ho preparato, e io non sono un’amante delle creme. Quindi devo aspettare di avere degli invitati per sperimentare qualcosa sul genere. Per ora accontentatevi di questa crostata vegana alle ciliegie, vi assicuro che è una vera delizia, e se vi è rimasta la voglia di qualcosa di cremoso, abbinateci una pallina di gelato alla vaniglia, a questo punto alla vostra crostata vegana non mancherà proprio niente e farà contenti tutti.



Crostata di ciliegie

Ingredienti
Per uno stampo rettangolare ( 10 persone circa)

Ciliegie: 800 g
Farina 1: 350 g
Olio semi di girasole estratto a freddo: 100 g
Burro ci cacao: 30 g
Zucchero di canna chiaro a velo: 90 g (+ 4 cucchiai)
Vaniglia: ½ bacca
Limone bio: 1
Lievito: 1 cucchiaino
Sale: un pizzico
Gelato alla vaniglia di soia: a piacere

Procedimento

1)    Sciogliete il burro di cacao a bagnomaria.
2)    Formate la fontana con la farina e il lievito setacciati, aggiungete lo zucchero, il sale, la buccia grattugiata del limone l’olio e il burro di cacao a temperatura ambiente. Impastate velocemente aggiungendo l’acqua fredda necessaria a formare un panetto liscio e lavorabile. Chiudetelo nella pellicola e mettetelo in frigorifero per almeno un’ora.
3)    Lavate le ciliegie e privatele del nocciolo. Mettetele in una padella antiaderente con 4 cucchiai di zucchero e la parte interna della bacca di vaniglia e cuocetele a fiamma dolce finchè saranno morbide. Scolatele dallo sciroppo e tenetele da parte.
4)    Dividete il panetto in due parti, una leggermente più piccola. Tirate la pasta frolla in una sfoglia di 3 mm di spessore e rivestite con la sfoglia uno stampo per crostate. Bucherellate il fondo. Distribuite le ciliegie fredde e ben scolate dallo sciroppo sulla sfoglia, pressatele leggermente. Formate con il resto dell’impasto le classiche strisce e formate la griglia pressando bene le estremità per farle aderire.
5)    Infornate a 180° per 45 minuti circa o finchè la pasta sarà dorata. Sfornate e fate raffreddare.
6)    Servite a piacere con una pallina di gelato alla vaniglia


Con questa ricetta vi auguro uno splendido weekend. Mi assenterò per qualche giorno motivo: piccola ma tanto desiderata vacanza. Tornerò presto, spero con un pò più di energia. Un bacio a tutti e al prossimo post

mercoledì 7 febbraio 2018

Radicchio di Treviso alle erbe


Il radicchio di Treviso non ha bisogno di presentazione. Però confesso che non ne vado matta, o meglio, mi piace tantissimo il risotto ( potete trovare anche una proposta alternativa al classico riso qui ) ma non mi piace moltissimo al forno per esempio o nella pasta. Alla griglia mi piace abbastanza ma non me lo sogno di notte per intenderci. Mentre se si tratta di qualcosa sott’olio, beh, allora la musica cambia decisamente anche se si tratta di radicchio di Treviso, perchè come tutto quello che finisce sott’olio, anche il radicchio mi fa capitolare. 
Ed eccoci quindi alla ricetta di oggi, semplicissima ma irresistibile: radicchio sbollentato in acqua e aceto, aromatizzato con erbe e condito con olio evo leggero. E’ un delizioso antipasto, buonissimo su crostini di pane tostato. 
Questo è un contorno da consumare subito, quindi abbiate solo l’accortezza di tenerlo coperto di olio fino al giorno dopo e poi consumatelo. Se invece volete conservarlo per più tempo, è opportuno procedere alla pastorizzazione. Mi raccomando, con i sott’olio preparati in casa bisogna fare sempre molta attenzione. 


Radicchio di Treviso alle erbe 

Preparazione: 15 minuti
Cottura: 6 minuti

Ingredienti per 4 persone

radicchio tardivo: 3 cespi
acqua: 2 l
aceto (trasparente): 160 ml circa
sale integrale: 1cucchiaio circa
acido citrico (facoltativo): 1 cucchiaino
bacche ginepro: circa 5
alloro: 2 foglie
rametti di timo: 5
olio evo leggero: qb
Pepe nero/rosa o peperoncino: qb

Procedimento
In un’ampia pentola, portate ad ebollizione l’acqua con l’aceto e il sale. Lavate il radicchio pelate la parte della radice, e dividete ogni cespo in quattro parti nel senso della lunghezza.  Tenetelo a bagno qualche minuto. Quando l’acqua bolle, aggiungete l’acido citrico ed immergete gli spicchi di radicchio quattro alla volta per circa 2/3 minuti a seconda della dimensione (non devono spappolarsi né essere troppo croccanti)
Toglieteli dall’acqua con una pinza e fateli raffreddare in acqua e ghiaccio. Poi distendeteli su di un telo ad asciugare benissimo. Procedete cosi con tutto il radicchio.Sistematelo poi a strati in una piccola pirofila o in un vaso ampio ed aggiungete per ogni strato le bacche di ginepro leggermente schiacciate, la foglia di alloro e qualche rametto di timo. Coprite con olio evo (potete intiepidirlo a 60° per attenere un olio più aromatizzato) dopo che è tornato a temperaura ambiente lasciatelo riposare coperto in frigorifero tutta la notte. Servitelo dopo averlo tenuto 10 minuti fuori dal frigo,  con pepe nero macinato fresco o con un po’ di peperoncino, accompagnato da crostini di pane caldo. Ottimo sia come antipasto che come contorno. Potrete riutilizzare l’olio per altre preparazioni.


venerdì 15 dicembre 2017

Crocchette vegan di patate e cavolfiori



I cavoli sono gli ortaggi per eccellenza della stagione invernale. A me piacciono moltissimo  quindi non devo inventare niente per mangiarne. Il cavolfiore per esempio lo mangio quasi sempre crudo, affettato sottile con la mandolina  fatto marinare con olio sale pepe e limone. Non faccio una marinatura lunga perché mi piace comunque croccante, ma questa è solo questione di gusti. Così come adoro il cavolo cappuccio crudo, con il kummel carvi. 
A parte il crudo però, con i cavoli si possono preparare tantissimi piatti sfiziosi, dalla vellutata, alle lasagne vegan che posterò prestissimo, alla pasta, ai burgers, alle polpette, delle particolari chips che vedrete presto  e naturalmente anche delle crocchette come queste: una versione di crocchette di patate vegan con l’aggiunta anche del cavolfiore. Oggi è venerdì e dato che il venerdì per me è sinonimo di relax, cerco sempre qualcosa di easy che si sposi bene con una birra  
Queste crocchette di patate e cavolfiore vegan sono  un delizioso aperitivo/cena che ci lascia il tempo per starcene in relax sul divano. E direi che anche per questo venerdì un’idea l’abbiamo trovata,  resta solo mettersi all’opera e scegliere un bel film per il dopo cena. 
Per la cottura, giusto per facilitarvi ulteriormente la vita, potete optare per il forno, per una ricetta più leggera, se invece volete impegnarvi poco di più c’è anche la padella, con poco olio evo per una versione ancora più croccante. In entrambi i casi ne risulterà un piatto goloso. La ricetta l’avevo pensata per il sito Amatigotà e ve la ripropongo anche su queste pagine, non si sa mai che vi sia sfuggita.

Crocchette di patate e cavolfiore

Preparazione: 40 minuti
Cottura: 30 minuti circa

Ingredienti per 12 crocchette

Per le crocchette
cavolfiore bollito: 250 g
patate bollite (circa 2 medie): 250 g
scalogno:  1 piccolo
farina di mais fioretto: 1 cucchiaio circa
noce moscata: una grattugiata abbondante di
prezzemolo tritato: 1 cucchiaio raso
paprika piccante: una presa
sale integrale: qb
olio evo: qb

Per la panatura
farina di riso: 4 cucchiai
acqua: qb
farina gialla di mais: 3 cucchiai
pane grattugiato: 3 cucchiai
semi di zucca: 1 cucchiaio


Procedimento 
Tritate lo scalogno sottile e fatelo appassire in padella con due cucchiai d’olio evo. Unite il cavolfiore tagliato a pezzetti piccoli, schiacciatelo leggermente con una forchetta senza omogeneizzarlo troppo e fate insaporire aggiungendo anche un po’ di sale. 
Schiacciate le patate con l’apposito attrezzo o con una forchetta riducendole in purea ed unitele al cavolfiore. Aggiungete la noce moscata, la paprika, aggiustate di sale se necessario e fate insaporire qualche minuto. Alla fine unite il prezzemolo tritato, togliete dal fuoco e dopo aver fatto intiepidire il composto aggiungete la farina di mais fioretto. 
Preparate una pastella con la farina di riso e acqua quanto basta a renderla non troppo liquida. 
In un piatto piano e ampio mescolate la farina di mais, il pane grattugiato e i semi di zucca tritati. 
Prelevate dal composto di patate e cavolfiore mezzo cucchiaio di prodotto, modellatelo con le mani dandogli la tipica forma cilindrica. Procedete così con tutto il composto. Passate ciascuna crocchetta nella pastella di acqua e farina di riso e subito dopo nella panatura (se si schiacciano ricomponetele nella fase della panatura)
Scaldate il forno a 180° rivestite una teglia con carta forno e ungetela abbondantemente di olio evo. Sistemate le crocchette non troppo vicine e aggiungete un filo d’olio abbondante. Infornate per 30 minuti circa finchè risulteranno dorate, rigirandole un paio di volte. Sfornatele e servitele tiepide
Se preferite la versione in padella, scaldate qualche cucchiaio d’olio evo in una padella antiaderente e cuocete le crocchette poche alla volta rigirandole con una forchetta. Quando sono dorate, fatele asciugare su carta assorbente e servitele tiepide.

mercoledì 20 settembre 2017

Vellutata di barbabietola e mela verde



Oltre ai soliti impegni che rendono un po’ difficile postare più di quanto non faccia in questo periodo, ci metto anche quell’ansia che ormai mi accompagna da sempre e che si acuisce quando l’autunno è alle porte. Sapete di che parlo? Di una specie di morsa che fa respirare con affanno e che rende difficile qualunque normale attività, una brutta bestiaccia insomma. Ogni tanto penso a come sarebbe la vita senza l’ansia, ma mi sa che non la proverò mai. 
Io negli anni non credo d aver trovato un sistema valido per controllarla, passo dalla corsa, (che ora non pratico causa mal di schiena cronico) allo yoga, al nulla, con scarsi risultati in tutti i casi. Quindi niente, per ora continuo a conviverci. Quindi se pensavate che vi avrei dato la soluzione mi dispiace ma per ora non ce l’ho. Magari ne avete voi una per me? In alcuni periodi, mi aiuta lavorare tanto, così la mente non parte con le sue elucubrazioni e la sopporto meglio. 
Tutto questo per dire che in questo periodo ho l’ansia a palla, che sto lavorando molto (per fortuna) e non ho tantissimo tempo per il blog. Detto ciò, viene da sé che anche le ricette sono semplici e veloci, ma anche quelle ci stanno no? Tutti viviamo periodi frenetici nella vita, ma non smetteremo mica di mangiare giusto?
Quindi ecco qui, la mia ricetta vegan di oggi, la vellutata di barbabietola, mela verde e ansia! Ahahah, quest’ultimo direi è l’ingrediente fondamentale, se non c’è quella non viene buona. Se non sapete dove trovarlo, beati voi… Io se potessi ne regalerei a tonnellate.
Se avete voglia di dare un'occhiata ad altre vellutate adatte alla stagione che sta arrivando, guardate qui  e qui.

Vellutata di barbabietola e mela verde

Ingredienti
per 2 persone

barbabietole rosse: 300 g
mela verde: ¾ (se è piccola utilizzatela tutta)
sedano: 1 costa
cipollotto: 1
acqua: 3,5 bicchieri
yogurt di soia al naturale non aromatizzato: 125g
semi di chia: 1 cucchiaio
olio evo: 1 cucchiaio
sale integrale: qb
pepe nero in grani: qb
crostini per servire
verdure crude per decorare

Procedimento
Lavate e mondate le verdure
Tagliate a fettine le barbabietole, e la mela sbucciata, tritate il cipollotto ed il sedano. Ponete tutto in una casseruola e versate l’acqua, portate a cottura finché le verdure e la mela saranno morbide (circa 25 minuti)
Riducete in crema con il frullatore ad immersione fino ad ottenere una consistenza liscia (regolate la quantità d’acqua secondo i vostri gusti) salate e pepate.
Servite la crema tiepida o a temperatura ambiente con crostini caldi di pane nero tostato, un cucchiaio di yogurt ed un filo d’olio evo, una leggera spolverata di semi di chia e qualche fettina di ravanello o fogliolina di spinacini se di stagione

lunedì 24 luglio 2017

Pane integrale a lievitazione naturale



Premetto che non sono un’esperta di pasta madre, sono ancora in fase di studio e sto ancora cercando di instaurare un rapporto di fiducia reciproca. Per mancanza di tempo non ho mai voluto impegnarmi con il lievito naturale, ma ad un certo punto, è arrivato  a casa. Che potevo fare? Non certo farlo morire, così è cominciata anche questa avventura.
Il fatto però di avere poco tempo non mi ha permesso fino ad ora di sperimentare chissà quale creazione particolare. Al momento sono contenta per aver ottenuto un ottimo pane senza utilizzare Manitoba né nell'impasto né nel lievito madre, e devo dire che se l’inizio è stato un po’ deludente,  ora sono molto soddisfatta anche se ho sempre tante domande in attesa di risposte. All'inizio la difficoltà più grande è stato capire come utilizzare la pasta madre, questa sconosciuta, cioè come trattarla prima di usarla nell'impasto, e poi capire esattamente i tempi di lievitazione. Ahahaha, problemi da principiante direte voi! Ma io ve l’ho detto che sono una neofita :) 
In quanto a come trattare la pasta madre, dato che brancolavo nel buoi ho trovato ottime spiegazioni qui dove ho preso spunto anche per la ricetta del pane. 
Poi ovviamente l’esperienza insegna quasi tutto. Ho imparato che i tempi di lievitazione sono assolutamente indicativi, variano da 3.5 ore a 6, eppure a me sembra sempre caldo uguale, mi sembra di aver fatto sempre gli stessi passaggi…e quindi? Boh! questa è solo una delle tante domande. Ho capito che per la riuscita del pane è fondamentale  saper riconoscere  il memento di infornare. Quindi che siano passate tre ore o sei, bisogna cogliere il momento giusto. Io per darmi dei riferimenti utilizzo sempre la stessa ciotola per la lievitazione, così capisco quando il volume è arrivato al punto giusto per essere infornato, e questo sapere mi è costato tante prove eh, ahimè :( Se andate oltre il pane perderà sofficità perché non terminerà la lievitazione in forno. 
La ricetta l’ho modificata in base alla mia esperienza, ho diminuito l’acqua e cambiato in parte le farine, ma insomma, i principi base rimangono gli stessi. Quindi se avete consigli da dare, sono tutta orecchi. Intanto vi lascio la ricetta del mio ormai consueto pane integrale con lievito naturale, che dopo tanti tentativi e studi approfonditi ora viene benissimo, speriamo duri questa buona sorte, che non intervengano le maree o il passaaggio delle comete a cambiare le sorti della lievitazione  :) quindi non disperate eh, prima o poi gliela si fa, comete a parte ovviamente :) 
Naturalmente se usate Manitoba e/o farine bianche il discorso cambia, ma in questo caso non vi so consigliare. Io utilizzo solo farine integrali o al limite semintegrali macinate a pietra e per di più in giornata, che fortuna che ho vero ad avere la farina appena macinata? Ma anche questo è frutto di ricerche, è tutta una fatica insomma, però di quelle che si fanno assolutamente senza sforzo e che danno tanta soddisfazione :) 
Due parole sulle farine e sul lievito naturale? perchè usare farine di grani antichi? perchè contengono meno glutine ed un tipo di glutine più digeribile rispetto a quello del grano convenzionale  (grano creso) Il lievito madre poi ha il vantaggio di eliminare i fitati dalle farine integrali che sono sostanze antinutrizionali che impediscono l'assorbimento di alcuni minerali, inotre rende il pane più digeribile. Questo in maniera molto semplificata, ma giusto per cominciare a capire perchè si utilizzano alcune farine piuttosto di altre e perchè il lievito naturale è migliore. Quando parlo di farine integrali ovviamente intendo sempre biologiche, questo è importantissimo! 
La prossima volta cercherò di afre anche le foto dei passaggi così vi do l'idea di come deve essere l'impasto. 

Pane integrale con lievito madre

Ingredienti per 1 pagnotta di circa 1 kg

farina integrale bio : 400 g (io gentil rosso macinata a pietra)
farina di grano saraceno bio: 100 g
farina di farro integrale bio : 100 g
lievito madre rinfrescato: 150 g (il mio è integrale)
acqua: 280/300 g circa
sale integrale: 10 g
malto: 1 cucchiaino
olio evo: 15 g

Procedimento
Setacciate le farine, versate 260 g di acqua e mescolate velocemente formando delle grosse briciole, lasciate riposare 45 minuti (idrolisi) Unite la pasta madre a pezzi e cominciate ad impastare, aggiungendo l’acqua necessaria ( a me di solito ne basta poca, circa 20 g ma dipende dall’assorbimento delle farine) dovrete ottenere un panetto morbido ma lavorabile. Unite il malto ed Impastate bene lavorando il panetto finché risulti liscio e morbido. Unite il sale e lavorate ancora ed infine l’olio poco alla volta. Fate riposare l’impasto sotto una ciotola rovesciata per circa 20 minuti. Prendete l’impasta e tiratelo verso l’esterno con le mani in modo da allargarlo e fate un giro di pieghe a tre,  ripiegate in sotto e   procedete a pirlatura (lasciare riposare coperto 40 minuti) Ripetete per tre volte. Alla terza pirlatura ponete l’impasto nel cestino da lievitazione  o in una ciotola capiente rivestita da un telo leggero cosparso di farina e lasciate lievitare fino al raddoppio chiuso con pellicola non troppo stretta. 
A questo punto si apre un mondo di possibilità, nel senso che il tempo che ci vuole per il raddoppio varia ogni volta, almeno a   me, quindi come tempi vi do solo un’indicazione che è di circa 5/6 ore, ma è capitato che dopo 3,5 ore fosse pronto. Io lascio l’impasto a temperatura ambiente perché ora è molto caldo, (se è più freddo, in forno con lucina accesa) Potete anche lasciare lievitare circa tre ore e poi mettere in frigorifero tutta la notte e finire la lievitazione il giorno dopo a temperatura ambiente per almeno tre ore.  Anche così viene bene, a seconda del tempo che avete a disposizione vi dovete organizzare. 
Sul come trattare la pasta madre, io la rinfresco la sera, divido la parte che mi serve ( 150 g) la pongo in un barattolino da sola, (l’altra la pongo in un altro barattolo).  Lascio entrambe a temperatura ambiente per 2/3 ore, poi le metto in frigorifero e il giorno dopo prendo quella che mi serve la tengo fuori frigo per circa 4/5 ore prima di impastare. I risultati  migliori li ho ottenuti tenendo la pasta madre fuori frigo a lungo. 
Quando il panetto è lievitato bene (ma non dovete far superare il momento giusto, pena il pane perderà in sofficità) ponetelo delicatamente sulla placca del forno , incidetelo sulla superficie come preferite, con taglio a croce o a griglia ecc, spennellatelo d’acqua e poi cuocetelo in forno preriscaldato a 230° per 15 minuti, con una ciotolina d'acqua sul fondo, poi abbassate a 210 per 20, e infine 200° per gli ultimi 10 minuti con sportello leggermente aperto. Trascorso il tempo sfornatelo e fatelo raffreddare completamente. 
Io di solito lo affetto e lo congelo, così utilizzo solo quello che mi serve e ne ho sempre a disposizione.

Alcune annotazioni: In questo pane ho usato il grano saraceno perché ho parecchia farina in casa, che conferisce un sapore molto particolare al pane. Ma viene benissimo anche con semola di grano duro se preferite o non avete il grano saraceno. Potete anche sostituire una parte di farina integrale con una parte di farina 0 se desiderate un pane meno rustico.

Buona settimana a tutti, ci ritroviamo al prossimo post.

venerdì 16 settembre 2016

Crostata vegana integrale al semolino di riso


Piove, piove, piove, ed io per contrastare l’umidità accendo il forno, si fa quel che si può! Però magari per non farlo andare a vuoto, ci metto dentro qualcosa. Guarda caso avevo proprio pronta la frolla per una bella crostata vegana, alzi la mano chi in una giornata piovosa non ha voglia di mangiarsene una fetta! 
Adoro le crostate da sempre, senz’altro uno tra i miei dolci preferiti e non faccio altro che sperimentare versioni sempre diverse. Non tutte finiscono tra queste pagine, per mancanza di tempo, o chissà cosa, ma questa non poteva mancare.
Mi è piaciuta tantissimo questa crostata vegana, credo che da oggi farò crostate vegane solo con farina di orzo e semolino di riso: una vera delizia, buono il sapore e deliziosa la consistenza scrocchiarella. 
Una crostata da fare e rifare. Le due marmellate nascono dall’esigenza di consumare due barattolini di marmellata fatta in casa che avevo in frigorifero, lamponi e pesche, io ho un debole per i lamponi, quindi che dire, niente, mi spiace solo che non ne avevo abbastanza per fare tutta la crostata vegana intera. Ma anche il gusto pesca non è male, anzi: “aspetta che riprovo e sento quale mi piace di più”. Ecco, proprio così è andata a finire, tra un: “aspetta che provo” e l’altro, la crostata è bella che andata. Altre versioni di crostate vegan, se avete voglia di sperimentare, le trovate qui  e qui 
Il forno non è stato acceso invano e questo è l’importante!  
Ricetta e procedimento qui sotto, spero piova tanto anche da voi così magari vi decidete a provarla ;) 

Crostata integrale al semolino di riso

Preparazione: 30 minuti
Cottura: 35 minuti

Ingredienti (diam 23 cm)

farina di frumento integrale: 100 g
farina d'orzo integrale: 100 g
farina di farro integrale: 100 g
semolino di riso: 50 g
burro di cacao: 20 g
olio di semi di girasole bio: 90 g
zucchero mascovado: 90 g
limone bio: 1
estratto di vaniglia: 1 cucchiaino
acqua fredda: 85 g
lievito vegan: 8 g
marmellata a piacere: 200 g (io homemade lamponi / pesca)

Procedimento
Setacciate le farine con il lievito ed il sale, aggiungete lo zucchero polverizzato in un mixer e il semolino di riso. Formate la fontana e versate al centro l’olio e l’acqua necessaria a formare un panetto lavorabile ma non appiccicoso. Impastate velocemente e fatelo riposare avvolto nella pellicola per almeno 1 ora in frigorifero. 
Oliate ed infarinate leggermente la tortiera. Dividete il panetto in due parti, una un po’ più grande. Stendete quest’ultima a 4 mm di spessore, bucherellate il fondo con una forchetta. Tirate anche la pasta rimasta in una sfoglia di 2/3 mm di spessore e formate le strisce con una rotella dentata.
Distribuite la marmellata sul fondo della torta, decorate con le strisce ed infornate per 35 minuti a 180° in forno preriscaldato.
Sfornate e fate raffreddare prima di servire
Con questa ricetta auguro a tutti uno splendido weekend! Un bacio e al prossimo post